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Mio nonno fava i mattoni ...

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 Oltre agli aspetti economici e fiscali un paese lungimirante dovrebbe anche tenere sotto controllo il consumo di suolo, e capire se e come va incentivato, anche in rapporto alla situazione ambientale.

 In Italia noi abbiamo l'ISPRA che compila rapporti molto belli e dettagliati dai quali risulta che in Italia la superficie artificialmente coperta è passata dal 2.7% degli anni 50 al 7.8 % del 2014 (21 mila km2). La media europea è oggi intorno al 5%. Siamo preceduti solo dal Belgio (13%), Olanda e Lussemburgo (12%) e siamo appena sopra Germania (7.7%), Danimarca (7.1%) e UK (6.5%).  Per quanto non drammatica (la situazione, come diceva Flaiano, in Italia non è mai seria) la situazione rischia di diventare difficile dal punto di vista ambientale  se si continua a incentivare il mattone.  Un altro motivo per tassare gli immobili.

Grazie per i dati. I dati sull'aumento della copertura dagli anni '50 ad oggi ricordano molto il titolo di questo post. Mattoni ed il ruolo delle costruzioni in un'economia in cui esplodeva l'industria manifatturiera, la popolazione si inurbava e cresceva numericamente, saliva il reddito e aumentava, con esso, i valori fondiari.  Il mondo italiano dei mattoni del dopoguerra è molto diverso dal mondo di oggi.

Sperando di non andare fuori tema vorrei fare una domanda sul confronto internazionale dell'indice di copertura artificiale del suolo. Guardando ai dati di Wikipedia mi sembra di vedere che, in fondo, il nostro alto indice di copertura è ben spiegabile con la nostra alta densità di popolazione (Ok, Germania e UK hanno densità un po' più alte di noi, ma a grandi linee mi sembra che la relazione torni). Con ciò non voglio dire che stiamo sicuramente utilizzando al meglio il nostro suolo, voglio però capire se la mera densità di popolazione è capace di spiegare da sola gran parte della questione.

Mi è venuta la curiosità e ho fatto uno scatter plot al volo con i dati ISPRA e Wikipedia. Questo è il risultato per i 6 paesi citati. Grosso modo l'Italia pare in linea, almeno rispetto alla propria densità.

 

Ma in questi dati si tiene conto della particolare orografia dell'Italia? Mi sembra di no.

Nonostante abbia qualche dubbio su un simile confronto, guardando la mappa in dettaglio si può osservare comel'urbanizzazione la faccia da padrona. Provate a guardare la vostra città o un luogo che vi è caro e vedete come è cambiato nell'ultimo secolo.

Mi pare che un po' tutta l'Europa sia piu' verde.

Un simile confronto e' certamente affascinante e per le ultime decadi e' preziosissimo per comprendere come il nostro territorio stia cambiando. C'e' un problema non da poco pero' nel confrontare i dati attuali, forniti da satelliti ad alta risoluzione con i dati del 1900, quando il satellite era solo uno e Wilbur e Orville Wright gestivano un negozio di biciclette costruendo alianti nel retrobottega.

Da dove arrivano i dati del 1900? Dalle mappe catastali del tempo e torniamo ancora al catasto. Le mappe catastali di allora erano fatte su base censuaria di tipo agrario, servivano a calcolare il reddito dominicale.

Il giallo della legenda (cropland) quindi indicava semplicemente una imposizione fiscale diversa da quella del pascolo o della foresta. Questo e' il primo aspetto di cui tenere conto. Si veda ad esempio la Sardegna, non mi sembra che nel 1900 avesse meno pascoli di adesso. Ma il colpo d'occhi dato dalla carta e' questo.

Il secondo aspetto e' che passare da giallo a verde significa che dai terreni agricoli si torna alla foresta. Sicuramente questa e' una dimunuizione dello sfruttamento del suolo, ma per un tot di pixel che da gialli diventano verdi ce ne sono altri, numericamente inferiori,  che diventano Settlement viola. Il cui impatto e' qualitativamente maggiore a parita' di superficie.

Terzo visto che i dati del 1900, a mio parere, vanno presi con le pinze, si vedano i dati degli ultimi decenni. Dal dopoguerra ad oggi il confronto e' impietoso, il consumo di suolo e' un trend evidente e difficilmente controvertibile.

Solo una precisazione biografica. Chi scrive e' un professionista che con il mondo dell'edilizia, e piu' in generale delle costruzioni, ci ha campato per oltre dieci anni e tuttora, anche se in maniera meno diretta continua ad averci a che fare.

In effetti è così, sono gli effetti dei cambiamenti climatici e dell'aumento della CO2, che negli ultimi 50 anni è aumentata del 40%

L'Italia ha una percentuale di terreni collinari e montuosi decisamente più alta degli altri stati citati, quindi un confronto alla pari non è corretto. Si dovrebbe tenere conto dell'altezza, inclinazione del terreno e della temperatura (influenzata anche dalla latitudine).

Non sono un esperto in materia, ma tempo fa avevo dato uno sguardo ad alcuni indicatori e i risultati dicevano che il nostro paese in quanto a consumo di suolo disponibile sta messo male.

In questo post ci sono molti spunti interessanti, si vede che l'argomento è di quelli caldi. Ci sarebbero molte cose da aggiungere su come è stato gestito il mercato immobiliare negli ultimi decenni e sulle distorsioni economiche, ma anche tecniche che questo ha comportato.

Mi soffermo solo su quello che, secondo me è il peccato originale, il comune interesse tra gli operatori economici e le autorità di pianificazione (i comuni). Sempre più spesso questi finanziano le spese correnti con gli oneri di urbanizzazione. Maggiori sono le inefficienze peggiori sono le condizioni del territorio.

La continua contrazione delle imposte locali potrebbe addirittura peggiorare la situazione, se non fosse che il mercato è talmente prostrato da non rendere vantaggioso sfruttare questo momento. Questo ha fatto anche sì che si preferise continuare ad urbanizzare nuovo territorio anziché favorire il recupero del patrimonio esistente, con l'ovvio peggioramento dello stato dei centri urbani.

Come se non bastasse, dato che il premio dell'investimento stà nella trasformazione di un terreno da agricolo ad edificabile, tutti gli altri parametri della costruzione diventano secondari in primis la qualità della costruzione. Quindi anche le competenze tecniche dei professionisti coinvolti diventano del tutto secondarie.

L'elenco delle distorsioni è lunghissimo, ma non è questa la sede per andare a fondo.