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Mio nonno fava i mattoni ...

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Rieccomi. Avevo parlato ieri solo di Risparmio, e non di casa, rimandando ad oggi le mie considerazioni riguardo la casa cosa sia, e se e in che misura sia giusto/opportuno tassarla.
Lo dico qui, per concludere con quel che mancava.

Il professor Boldrin inzia il suo monologo con queste parole.

"quasi tutto il risparmio è stato investito nella casa dove vive nella (illusoria) speranza di rivenderla ad un ricco americano alla fine della vita.

Non so da dove provenga questa allucinazione, se dalla lunga permanenza in Amerika oppure da altro, ma sarebbe interessante scoprirlo. Sembra che non abbia mai sentito parlare di genitori e figli.
Solo una piccola parte delle case possedute e abitate dagli italiani è stata acquistata in prima persona da chi ci vive, e tra queste poche, praticamente nessuna è stata acquistata con lo scopo che dice Boldrin.
Il più delle volte la casa è banalmente un lascito dei genitori, che a loro volta l'hanno ricevuta dai nonni, e su per n generazioni. Mentre chi si indebita e sacrifica per comprarne una non lo fa per rivendere al ricco americano alla fine della vita, ma per lasciare ai figli o ai nipoti un luogo dove andare per costruire una nuova famiglia, quando arriverà il momento.
La casa non è quindi un "investimento" almeno nel senso comune del termine, qui ha ragione; mentre da queste parole parrebbe che sia effettivamente Risparmio.
Risparmio accumulato in un lasso di tempo così lungo da contenere più generazioni, e tesaurizzato in una forma tale da resistere nel tempo ed essere passato di padre in figlio.

Bene, se La casa è questo, il dibattito è già finito.
Il Risparmio è il risultato di un comportamento virtuoso, che deve essere incoraggiato e tutelato, in tutte le sue forme (Art. 47) quindi la casa non si può tassare.
E non solo la prima casa: neppure la seconda, la terza o la quarta. Si possono tassare solo i flussi generati da esse, anche in misura elevata se si ritiene opportuno, ma senza intaccare lo stock.
Se la casa è affittata si può tassare il reddito generato con l'affitto. Ma ogni imposta diretta sulla casa è incostituzionale.
E il discorso è chiuso, perché il principio morale e giuridico fissato nella Costituzione è superiore a qualsiasi considerazione opposta che si potesse fornire.

Ma la casa è davvero questo, o meglio, è soltanto questo?
Giulio Zanella ci informa che la casa (la casa in cui si vive) sarebbe un "asset".

una casa, sia essa la prima, la seconda, o la terza, e' un asset (un'attivita'), al pari di un titolo del debito pubblico italiano e di un conto corrente alle Cayman.

Sono rimasto spiazzato, per quel che ne sapevo io, i cespiti stanno tra le componenti di un bilancio aziendale: un asset è quell'immobile che sta tra le proprietà di una impresa, e contribuisce a generare flussi di cassa. Anzi, il patrimonio immobiliare d'impresa è l'asset per antonomasia.
Ma la casa, anzi l'abitazione (Art. 47)  del Signor Rossi, cosa c'entra con le logiche d'impresa?
Anche tra le definizioni ufficiali, vedo che ne esiste una variante con enterprise, che è coerente con questo concetto, ed una che usa entity, termine così generico da contenere anche le persone fisiche, come la verga d'Aronne.
Se si accoglie la seconda definizione, allora si può intendere la casa come un asset.
Anche Boldrin, in un passaggio successivo, pare intenderla così.

la presenza, per esempio, di scuole di qualità nelle vicinanze della casa beneficia anche chi non ha figli in età scolare per la semplice ragione che potrebbero averne (di figli) i potenziali acquirenti della casa e questa aumenta il proprio valore di mercato grazie alla presenza delle scuole.

Vero, se io la casa la vendo. Pensare la casa in questi termini suona come una distorsione percettiva tipica di chi fa l'economista, per cui tutto quanto è merce, che sta dentro un mercato.
E' infatti dibattuto se la casa sia da intendersi come un asset: c'è anche chi sostiene di no. E chi sostiene di no obietta, tra le altre cose, proprio questo: la mia casa non è un asset, perché io non ho nessuna intenzione di venderla. Ma il fatto che tu non abbia intenzione di vendere in questo momento non ha nessuna importanza! - si ribatte - Significa solo che la tua casa è un asset che non hai intenzione di vendere.
Bene. Dunque la mia casa è un asset.
A questo punto però Vi faccio una domanda, professori Boldrin e Zanella. Le vostre reni, le vostre mogli, i vostri deretani, sono forse degli "asset"?
Se asset è tutto quel che si può vendere, indipendentemente dal fatto che si abbia intenzione di farlo oppure no, allora si dovrebbe rispondere SI, giacché non c'è dubbio che al mondo ci siano persone che si vendono un rene, la moglie o il deretano.
Io invece rispondo NO, giacché le mie reni, mia moglie e il mio deretano non sono, e non saranno mai, in vendita. Non nel senso che non lo sono in questo momento, perché non ho ricevuto una congrua offerta o perché non mi trovo in stato di necessità; ma nel senso che non-sono-roba-che-si-vende, mai e per nessun motivo.
La casa che abito, e che fu dei miei genitori e dei miei nonni per me sta in questa categoria, nell'insieme che contiene la roba-che-non-si-vende, e dunque per me non è "asset" e non lo sarà mai.
Né qualcuno può arrivare a dirmi che "sbaglio", giacché l'attributo "vendibile" viene assegnato da soggetto, in accordo con la sua personale scala di Valori.
Ci sarebbe spazio qui per una riflessione di natura ontologica: molti oggetti del mondo *sono* quello che noi decidiamo che siano: Ogni ass può essere un asset, se il suo proprietario decide che deve esserlo.
Ci sta quindi che per qualcuno la casa o il deretano siano asset, per qualcun altro non lo siano, e possono aver ragione entrambi. Ci sta pure che l'americano medio intenda più spesso la casa come un asset di quanto non faccia l'europeo, o ancora di più l'italiano medio, per cui la casa mai è un bene di consumo, una roba che si vende e si compra ogni pochi anni come un automobile.
E' invece un contenitore di sogni e di speranze, un impegno morale verso i propri figli, e una promessa da mantenere verso i propri padri.
Ma di qui si entra nella sfera dell'osservazione dei Valori e delle differenze culturali, che attiene all'antropologia culturale o addirittura alla Filosofia Morale, roba che su nFA è poco gradita, e quindi mi fermo.
Ribadisco però una volta di più che - gradita o sgradita che sia - questa componente non può essere snobbata e ignorata, nel dibattito, perché è decisiva.
Ne, giammai, può essere liquidato con lo scherno (Pascoliano.. e simili stupidi snobismi) un qualsiasi sentimento di natura Valoriale.
Va al contrario rispettato, e poi capito e interpretato nella sua natura profonda, soprattutto se si desidera agire su di esso.

Con questo ho detto anche cos'è la casa (secondo Nasissimo, ovviamente).

L'ultima questione su cui pure devo dire la mia opinione è se sia utile e opportuna (dal punto di vista "economico", questa volta) e se si in quale misura, una imposta sulla casa.
L'aggettivo giusto lo escludo perché l'ho già detto: è ingiusta, in quanto colpisce il Risparmio, che invece merita di essere incoraggiato e tutelato, in tutte le sue forme
Ma possono esserci delle "ingiustizie" che sono tuttavia necessarie, e allora si deve cercare un compromesso che sia moralmente e politicamente accettabile tra quel che si può e quel che si deve. Ma è utile?

Vediamo come Boldrin smonta gli argomenti contrari.
Comincio da numero 5, "la crescita economica dipende dal settore immobiliare". Scrive Boldrin:

"investimento immobiliare" ha in realtà nulla o poco a che fare con l’investimento vero e proprio. Se escludiamo le ristrutturazioni o la costruzione di nuovi edifici.."

Eh no, non escludiamole, soprattutto le prime: il patrimonio immobiliare italiano è quasi tutto da ristrutturare.
Una casa ristruttrata c'era già prima, ma essendo ristrutturata ha ora valore maggiore di prima. Quindi non è mero "passamano", ma produce qualcosa di nuovo e crea valore aggiunto.
Ancora di più, ovviamente, questo varrebbe per la costruzione; ma qui come giustamente rileva Boldrin (qualche volta siamo anche d'accordo) con il tragico collasso demografico in atto non ha senso costruire nuove case, perché ce ne sono anche troppe.
Restiamo alla ristrutturazione. Si può immaginare che i proprietari siano spinti a ristrutturare solo se il risultato della ristrutturazione è un qualcosa di appetibile? Se qui c'è un errore, fatemelo vedere: per che modo il renderlo poco appetibile con una imposta elevata non ridurrebbe la disposizione a questo genere di investimenti?

"A metter giù mattoni siamo buoni tutti "

A "metter giù mattoni", piuomeno e forse, siamo buoni tutti.
Ma l'edilizia non è mica solo metter giù mattoni.
Sono ceramiche rubinetti e mattonelle, parquet sanitari e complementi d'arredo, caldaie (SI', CALDAIE!) pompe camini e termocamini, poi interior design servizi di architettura e di ingegneria, efficientazione termica, mobilio e mobilio di design, lighting lampade e cristalli, falegnameria porte e finestre, cancelli, scale, impianti elettrici; e poi domotica, automazione, elettodomestici, sistemi di allarme, sviluppo delle reti, ICT, fibre ottiche, antenne, cablaggi strutturati..
E per quel che è la mia modesta conoscenza del nostro paese, sono queste le cose che sappiamo fare.
Se qualcuno pensa che sarebbe meglio avere una Apple a Lonigo e una Samsung a Lamporecchio, io dico che sono pure d'accordo, ma purtroppo non ce le abbiamo, e temo che non basti la buona volontà di questo o quel governo o una qualche politica fiscale per farle spuntare.
L'edilizia qua è il traino della catena, perché la catena delle PMI presenti nel territorio italiano è composta per la maggior parte da soggetti che fanno queste cose qua, e per la parte rimanente da soggetti che producono B2B, o logistica o servizi per le imprese, per conto dei primi.
Non c'è molto altro, anzi per quel che vedo nel mio territorio (e questo lo conosco piuttosto bene) fuori da ciò, ed escluso il settore pubblico, ci sono solo 3-4 grandi aziende (>1000 dipendenti) che sono tutte in grave sofferenza ormai da diversi anni.
Poi restano: pochissima agricoltura, con collegati un po' di food & beverage, piccola industria alimentare e ristorazione, un po' di healthcare (piuomeno qualificato), istruzione vieppiù polverizzata in inutili "corsi" e disastrata.
Sopravvive qualche marchio di moda, che produce in Cina o muore per la concorrenza cinese, e microservizi individuali al limite dell'espediente.
L'unica cosa che appare in crescita è il Franchising di catene tipo IKEA, Decathlon o Burger King. Bella roba.

Aggiungasi qui una nota sulla vocazione turistica di questo paese. Boldrin non ne fa alcun accenno in questo suo articolo, ma in altre circostanze aveva respinto con sdegno questi argomenti.
Io non lo so perché il turismo venga sempre inteso come una roba da terzo mondo, me lo spieghi il professore, se vuole, e sono sincero: questa è materia sua e l'ascolto.
Pare che i redditi da turismo siano una roba da poveracci, che quello che costruisce un albergo in riviera, e cerca di vivere vendendo servizi di accoglienza turistica, non sia un "imprenditore" degno di questo nome: l'imprenditore è solo quello che investe in software o in macchinari per piegare l'acciaio o essiccare la resina epossidica.
Boh. Io sono toscano e osservo la mia Toscana, girandola in lungo e in largo per lavoro con l'auto. La campagna è piena di vecchi casolari, case coloniche dei tempi della mezzadrìa, addirittura splendide leopoldine e Ville Signorili, che cadono a pezzi e sono sommerse di edere e rovi per l'incuria e l'abbandono. Ma a rendere il "Tuscan Sun" così appetibile per i turisti è proprio l'antropizzazione del paesaggio, sono gli uliveti curati, le vigne, i cipressi, le strade vicinali pulite, e le Ville granducali e quegli stessi casolari di pietra. Se sono in condizioni decenti. A girovagare per una campagna piena di ruderi non viene volentieri nessuno.
Perché la ristrutturazione di questo patrimonio immobiliare non dovrebbe essere desiderabile, anche dal punto di vista dell'economia generale? Non è sensato immaginare che i proprietari di queste "case" potrebbero scegliere di fare uno sforzo, indebitarsi e ristrutturare, in presenza di una incentivazione di qualche tipo (e neppure io credo che la riduzione dell'IMU sia la strada migliore) tale da rendere interessante l'investimento?

Dico qualcosa poi di questa frase che sta tra i perché sarebbe "giusto e sano" tassare la casa

"..perché è meno facile da evadere"

Questa risuona spesso i molti dibattiti, qui e altrove, e ciò è davvero surreale.
Visto che Boldrin non si fa scrupolo di usare lo scherno per evidenziare le incongruenze logiche negli argomenti altrui, mi deve concedere qui di usare lo stesso suo sistema.
Faccio notare che questo argomento è pari a quello di chi affermasse che è giusto e sano che la polizia, a prescindere dalla gravità dei crimini, insegua sempre prima gli individui GRASSI, giacché questi corrono più lentamente e dunque sono più facili da acchiappare.

Infine al punto 6:

la situazione in due paesi libbbberisti.

Boldrin cita Washington, Minneapolis, Hong Kong, e di rinterzo la Svizzera.
Il professore ha scelto tre città e un paese tra quelli dove il reddito per capita è più elevato al mondo. Con ciò crede di mostrare che la tassazione elevata sulla casa è utile per creare le condizioni che permettono di produrre reddito elevato?
Sta rovesciando la catena causale. L'imposta sulla casa è una imposta patrimoniale, che è particolarmente vessatoria perché colpisce un qualcosa che non si può nascondere, non si può (facilmente) dividere in parti, non si può vendere allegramente a meno di non andare a vivere sotto i ponti, e perdipiù è in larga misura scorrelata dalla capacità contributiva di chi la deve pagare (come è stato correttamente osservato).
Il livello massimo di qualsiasi imposta che abbia queste belle caratteristiche non può essere determinato altro che in base al reddito medio di chi la subisce.
Per questo non stupisce che a Washington, Minneapolis e Hong Kong sia più alta che a Vicchio, Campobasso o alla Chiesina Uzzanese.
Se esistesse una imposta sulle orecchie, questa sarebbe certamente più alta a Washington, Minneapolis e Hong Kong che a Vicchio, Campobasso o alla chiesina Uzzanese.
Qui Boldrin concluderebbe che la imposta sulle orecchie crea le condizioni per produrre ricchezza. Io dico invece che l'imposta sulle orecchie, in quanto imposta arbitraria e vessatoria, si fissa su quel valore limite che i vessati possono sopportare.
Che è quel limite oltre al quale o si ribellano, oppure si tagliano le orecchie per darle da mangiare al gatto o venderle all'ambulante che ci fa il Churrasco.

N

Questo intervento è vibrante e persino commovente, forse anche necessario, ma penso che deragli lo scopo di fondo dell'articolo del prof. Boldrin.

Mi era sembrato che nell'articolo non casualmente fosse stato fatto riferimento alla ultima trovata di Renzi. La ragione stessa di tutti gli argomenti prodotti mi era sembrata proprio quella di smontare qualsiasi velleità da parte del governo di giustificare come provvedimento di una qualche utilità economica l'ultima trovata della detassazione della prima casa, mostrandone l'unica funzione effettiva che è quella di essere pura propaganda elettorale.

Faccio il mio caso. Pochi secondi dopo l'annuncio del provvedimento io ho realizzato che fosse propaganda, ma qualche istante dopo ho iniziato a riflettere sulle possibili motivazioni economiche. Così ho potuto produrre da me lo schema possibile: abbassano le tasse sulla prima casa per favorire l'acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie, e così favorire le banche che rilasceranno i mutui e rilanciare l'industria edilizia. Mi ero fatto lo schema a freccette sopra riprodotto insomma, e qui ero arrivato: propaganda, ma giustificata da scelte economiche. Ora, da queste considerazioni non mi sarei mosso, ma ecco che questo articolo mi spazza via quest'ultima incrostazione economi-cistica e finalmente mi rimane solo lo scopo principale dell'operazione Renzi: la pura propaganda elettorale. Ad esempio questo articolo, adesso, mi fa capire che c'è stata una transizione di fase nella Renzi-politica: mentre inizialmente era un punto d'onore quello di servire lo Stato solo in funzione della realizzazioni di idee credute e sentite fondamentali, tanto da dire che non si era per nulla interessati ad una lunga carriera politica, ora invece eccoci tornati alla pura propaganda, e cioè alla politica per la politica. Il rottamatore, una volta eliminati gli avversari, come classicamente si è da sempre visto in politica, getta la maschera e sotto appaiono i soliti baffoni.

È questa la scoperta di un ingenuo? Beh, va bene, sono un ingenuo, ma se mi si spiega allora capisco. Questi maledetti libbbbberisti, quante volte saremo costretti a ringraziarli ancora?

Poi è vero, il prof. Boldrin dice anche delle cattiverie: è giusta e sana la tassa sugli immobili “perché è meno facile da evadere”, ma sono cattiverie bivalenti e a doppio taglio, lo spirito che le anima mi pare sia sempre quello di stanare l'ipocrisia d'un popolo che pratica i buoni sentimenti solo quando fanno comodo. D'altronde se il Prof. Boldrin non fosse qualche volta un poco cattivo, non staremmo neanche qui; è un poco il suo destino, e la sua condanna.

è ovviamente un politico al 100% (a differenza di Monti, che di politica capisce poco, come si è visto).  E' ovvio che cerca voti per essere eletto. Il problema è però più complesso. 

i) Ripeti con me (e Boldrin, anche se non lo vuole ammettere perchè è di sinistra :-)) 'la colpa è della ggggente'.  In democrazia la colpa è sempre degli elettori. Sono loro che votano chi abolisce l'IMU sulla prima casa anche se è una sciocchezza economica. E sono loro che vogliono cambiare la legge Fornero, di gran lunga la migliore riforma fatta negli ultimi 10 anni. Persino in Portogallo, non dico in UK, gli elettori hanno capito ed hanno fatto rivincere il partito al governo dopo anni di tagli veri - mica quelli alle vongole fatti in Italia.  Vediamo ora in Spagna.

ii) Renzi, prima di buttarsi a cercar voti alla Berlusconi, ha provato a cercar voti alla Grillo - vendendosi come rottamatore/riformatore.  E' anche riuscito a convincere SB, non si capisce come visto che era una mossa politicamente suicida per SB  (forse dietro  promessa di grazia di Re Giorgio). Se avesse portato a casa la riforma del Senato e la legge elettorale rapidamente, avrebbe potuto andare alle elezioni con un programma di anti-politica svuotando il M5S. Non so se avrebbe avuto succsesso, ma l'uomo è audace e mediaticamente bravissimo. Purtroppo per lui, la sinistra PCI lo ha rallentato. Invece di allinearsi in cambio di promesse di poltrone (come ha fatto Rossi, il governtore della Toscana) ha combattuto una battaglia di retroguardia, non fidandosi o non capendo (Bersani è un genio politico del livello di Monti). Impedendo il blitzkrieg di Renzi si sono garantiti l'oblio politico - non saranno certo ricandidati nel 2017 e non credo che l'ennesimo partitino della sinistra abbia molte speranza.  Il M5S ha ormai conquistato quello spazio elettorale. Ma hanno costretto Renzi ad una strategia alternativa democristiana di più lenta creazione del consenso nel paese e nel palazzo (cf. Verdini).  E il consenso in Italia si crea con i soldi pubblici, purtroppo (cf i).  Dobbiamo 'ringraziarlo' che si è fermato un attimo prima dell'abisso, e non ha (per ora) toccato la legge Fornero.

In breve, Renzi è il meno peggio - l'alternativa è Grillo. Dobbiamo solo sperare che la ripresina-ina-ina dia un minimo di respiro alla casse statali.

Io sono d'accordo con Voi. Come pure con il professor Boldrin, per la parte restante del suo articolo fuori dalle obiezioni che muovevo qui sopra.
Che sono tantine, lo riconosco, ma mica si può esser d'accordo su tutto.

La mia posizione, in merito all'abolizione dell'IMU da parte di Renzi - che era il punto di partenza, e mi rendo conto adesso in tutta la tirata non ho ancora esternato - è che questa uscita oltre a esser bassa propaganda elettorale è sbagliata e dannosa.
L'IMU andava lasciata com'era.
Quindi su questo Nasissimo è d'accordo con Voi e con Boldrin e Zanella.

Poi però il dibattito si è spostato sulle imposte sulla casa in generale, se siano giuste o sbagliate prima, e poi utili oppure dannose. E su questo punto la mia posizione è quella esternata in questi due interventi, mi pare in modo abbastanza chiaro e articolato.
L'imposta sulla casa colpisce il Risparmio accumulato nel corso di più generazioni, che invece si dovrebbe incoraggiare e tutelare (Art. 47), il diritto inalienabile all'abitazione e la sicurezza delle famiglie; ed è una carognata perché la capacità contributiva non è correlata, se non debolmente, alla grandezza o al valore della casa.
Quindi colpisce di più proprio quello che è in difficoltà, che ha perso il lavoro, o che si è ammalato, e vede crollare il proprio reddito, mentre deve pagare sempre la stessa cifra solo per il fatto di vivere in una casa che era la casa di famiglia, e lui non ha neppure scelto di abitare. 
E' un Testatico, ed è questa la ragione per cui è odiata e intrinsecamente ingiusta.

Tuttavia, finché si mantiene su livelli tali da non mettere in ginocchio le persone (proporzionali al reddito medio più che al valore delle case) una imposta sulla casa può avere l'effetto benefico di stimolare i proprietari di case a impegnarsi, a "essere bravi", e renderle produttive in qualche modo. Per quantificare, io credo che questo livello - in questa Italia - si collochi suppergiù dove stava fino all'altro ieri, per questo andava lasciata com'era.

Al di sopra di questo livello, l'imposta sulla casa diventa presto fortemente regressiva.
La domanda che ponevo tra parentesi (vendere.. a chi?) mica era una domandina da poco.
A chi le vendiamo, tutte queste case, ai venusiani? Ché affinché si concluda una vendita deve esserci un venditore, ma deve esserci pure un cavolo di compratore. Se l'imposta sulla casa supera quel limite oltre al quale detenere la proprietà di una casa diventa una iattura, e la maggior parte degli abitanti in casa di proprietà viene spinto a vendere per disperazione, si verifica un esubero di offerta sulla domanda e ciò produce un crollo dei prezzi. Ma anche coi prezzi stracciati non compaiono nuovi compratori dal nulla. I potenziali compratori sarebbero quelli desiderosi di viverci, in quelle case, ma questi son proprio quelli che stanno vendendo. A chi vendiamo quindi?
Non ci vuole grande fantasia per capire cosa accadrebbe. A comprare sarebbero quei soggetti che dispongono di grande liquidità, e sono disponibili a convertirla in assets sicuri anche se a bassa remuneratività.
Tipicamente sono le mafie, le camorre e le organizzazioni criminali che devono riciclare denaro.
Pe' du spicci li Casamonica se comprano tutte le case de Roma, e poi le ri-affittano agli stessi disgraziati che ci vivevano prima, avendo tu creato un esercito di nuovi poveri senzatetto, grazie alla brillante idea di mettere una imposta esorbitante sulla prima casa.
E questo sarebbe l' "effetto redistributivo" di cui parla il professor Boldrin?
Oppure rispetto a una proprietà di case distribuita, ci piace di più un sistema di case popolari assegnate dal comune a una massa di nullatenenti non-proprietari, in base ai criteri suoi, in uno scenario degno della Kazan di Breznev?
Altro che redistributiva, l'imposta sulla casa è regressiva: non appena supera una soglia minima proporzionale al reddito medio, favorisce la formazione di un'oligarchia di redditieri, oppure la disintegrazione della proprietà distribuita, e il conferimento dei servizi abitativi alle strutture assistenziali della pubblica amministrazione.

Ora può darsi che Nasissimo sia un povero scemo che non ha capito nulla, però noto che tra questi stessi commenti ce ne è uno in cui un lettore di nFA, "amerikano" pure lui, dopo interessanti considerazioni sulle modalità e sulle ragioni della tassa sulla casa negli USA, scrive:

Il problema (..) non è la doppia tassazione, è che in pratica è una poll tax (forse Renzi qualcosa sulla Thatcher la sa e ha imparato la lezione). 
Vieni tassato non in base al reddito, ma in base fissata al valore di qualcosa che hai comprato in passato. (..)
Diventi disoccupato, ti ammali, le tue condizioni peggiorano? devi pagare la stessa somma. Con tasse sul reddito la rovina finanziaria per non-pagamento di tasse è impossibile, indipendentemente dall'imposizione fiscale. Con le tasse sulla casa, si. (..)
Per questo, tasse del genere possono benissimo aumentare la diseguaglianza.  
Se le tasse diventano troppo regressive, la società si trasforma in un'oligarchia.

Che è esattamente quello che dico io, scritto in parole diverse.

Concludo dicendo che la "cattiveria" del prof. Boldrin non mi disturba, fa parte del tipo e glie la concedo di buon grado. Anzi gli rendo merito, e rendo merito anche ai prof. Federico e Zanella e tutti gli altri, di non avermi ancora bannato; nonostante il fatto che io non riesca a trattenermi dal lanciare ogni tanto qualche frecciata (questa è la mia, di condanna), e di consentirmi così diritto di replica, in questo blog che in fondo è casa loro.
Solo mi pare che Boldrin sia un po' troppo permaloso. Subito uno scacco una volta, se la lega al dito e non gli passa più. Magari gli farebbe bene respirare un po' meno smog amerikano, e un po' più di brezza toscana.