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Mio nonno fava i mattoni ...

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Egregio, aggiungerei anch'io qualche puntino.

Ciò che definisci "reddito" è aggredibile fiscalmente fino a che non intacca i diritti fondamentali dell'individuo. Questi, a volte sono definiti in un atto dei diritti, a volte restano indefiniti, come in questo paese (a parte l'abitazione, che lo è. Inutilmente).

Per questo, l'imposizione aggredisce solo quella parte del reddito che viene definita "imponibile".

Ad esempio, è diffusa la consudetudine giuridica (in altri paesi: obbligo costituzionale) di non intaccare quella parte di reditto necessario alla mera sopravvivenza. Od alla salvaguardia della salute (non in Italia). E così via, a seconda del paese e della sua Costituzione, se vincolante (la nostra poco), o dell'Atto dei diritti inalienabili (ci manca).

Si può però ragionare anche indipendentemente dalle consuetidini giuridiche del mondo, che sono semplicemente le più varie immaginabili, e rifarsi al senso comune. E, con questo approccio, chiedersi come definire correttamente quella parte del reddito che finirà per essere "imponibile".

Il fatto che in questo paese lo sviluppo del diritto positivo sia semplicemente arbitrario e poco soggetto a vincoli, è proprio il caso che ci permette di ragionare utilmente in termini di diritto naturale (= senso comune).

E, con questo approccio, chiedersi come definire correttamente quella parte del reddito che finirà per essere "imponibile".

Sicuramente, ma andremmo fuori tema. Anche sul capitale c'è il concetto di "imponibilità" il che significa che a fronte di un imponibile lordo saranno ammesse detrazioni e deduzioni di legge, per arrivare ad imponbile netto ed imposta netta.

ovvero se l'abitazione possa essere o meno esclusa dall'imponibile.

Il "tassabile", invece, è un'altra cosa.