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Mio nonno fava i mattoni ...

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mi sembra che ci sia un equivoco, cioè considerare le amministrazioni locali e annessa politica fiscale, date una volta per tutte e poi immutabili. per cui davvero, come nelle dittature, si può solo "votare con i piedi" visto che la concorrenza può essere solo con altre località che hanno , non si sa bene come e perchè, diversa fiscalità.

invece da noi anche localmente, ogni tanto si vota e non dovrebbe essere difficile per una minoranza oggi all'opposizione approfittare di eventuali politiche dissennate dellla giunta locale. anzi è molto più facile che accada in un ambito ristretto e relativamente omogeneo che in quello nazionale, dove il calderone del gettito si disperde in rivoli ben più opachi.

allora l'obiezione dell'immobilità fisica della base imponibile diventa molto debole; poi non bisogna essere manichei, nessuno ha mai proposto o solo pensato anche semplificando, che le entrate di un comune possano essere solo quelle della tassazione locale, certe perequazioni dovranno rimanere e anche consistenti. occorre però ribaltare le proporzioni attuali, dove il sindaco ha poca o nulla autonomia impositiva e il grosso sono trasferimenti da mercanteggiare.

a riprova, si osservi che nessun sindaco la vuole questa autonomia, nemmeno quello di arzachena o di cortina. vuol dire che che ci sono grandi rischi politici immediati, ben prima che che il comune cominci a spopolarsi.

Ma no, dai, nessun equivoco. Si insiste sul concetto di votare con i piedi perché è questa possibilità che induce le amministrazioni (in un contesto di vero federalismo fiscale) a fare tutto il possibile perché il voto con i piedi non sia necessario.  Poi che nessun sindaco la voglia non lo so e posso anche crederci. Sono i cittadini, nel loro interesse, che dovrebbero volerla.