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Mio nonno fava i mattoni ...

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Piedi

Francesco Forti 20/10/2015 - 20:42

1. l'imposizione sugli immobili impedisce sostanzialmente il voto con i piedi e la concorrenza tra amministrazioni locali in materia tributaria;

Se l'imposizione fosse solo sugli immobili si'. Ma se, come in CH, la maggioranza  dell'imposizione locale (cantoni e comuni) provenisse dal reddito (e dall'utile) e se il mercato dell'alloggio (affitto) fose ben protetto dagli abusi, non è assolutamente necessario essere proprietario di casa per avere un tetto sotto cui vivere. Quindi si vive in affitto e si vota con i piedi.

Ma chi l'ha detto che occorre in un paese che l'80% delle famiglie sia propretaria della propria casa? Ma vi rendete conto degli ostacoli alla mobilità del lavoro che questo comporta, soprattutto in momenti di crisi? Non trovi lavoro se non a 400km? Avere una casa in proprietà è un grande freno alla mobilità!

L'ideale sarebbe avere un mercato degli affitti libero, bel tutelato e oliato. Se vuoi che persone ed aziende votino con i piedi la tassazione locale prevalente dovrebbe essere su reddito ed utile. Basta calcolare in ogni giurisdizione quande aziende nuove nascono, quante si spostano, quanti nuove famiglie nascono ogni anno ed hai un indicatore della mobilità potenziale. Poi le comunità locali possono attirare contribenti ed aziende con le aliquote (sia sul reddito sia sul capitale) sempre fornendo pero' servizi adeguati. La tua osservazione è giusta in un mondo in cui tutti sono proprietari e non vogliono staccarsi dalla "robba" di famiglia.

mi sembra che ci sia un equivoco, cioè considerare le amministrazioni locali e annessa politica fiscale, date una volta per tutte e poi immutabili. per cui davvero, come nelle dittature, si può solo "votare con i piedi" visto che la concorrenza può essere solo con altre località che hanno , non si sa bene come e perchè, diversa fiscalità.

invece da noi anche localmente, ogni tanto si vota e non dovrebbe essere difficile per una minoranza oggi all'opposizione approfittare di eventuali politiche dissennate dellla giunta locale. anzi è molto più facile che accada in un ambito ristretto e relativamente omogeneo che in quello nazionale, dove il calderone del gettito si disperde in rivoli ben più opachi.

allora l'obiezione dell'immobilità fisica della base imponibile diventa molto debole; poi non bisogna essere manichei, nessuno ha mai proposto o solo pensato anche semplificando, che le entrate di un comune possano essere solo quelle della tassazione locale, certe perequazioni dovranno rimanere e anche consistenti. occorre però ribaltare le proporzioni attuali, dove il sindaco ha poca o nulla autonomia impositiva e il grosso sono trasferimenti da mercanteggiare.

a riprova, si osservi che nessun sindaco la vuole questa autonomia, nemmeno quello di arzachena o di cortina. vuol dire che che ci sono grandi rischi politici immediati, ben prima che che il comune cominci a spopolarsi.

Ma no, dai, nessun equivoco. Si insiste sul concetto di votare con i piedi perché è questa possibilità che induce le amministrazioni (in un contesto di vero federalismo fiscale) a fare tutto il possibile perché il voto con i piedi non sia necessario.  Poi che nessun sindaco la voglia non lo so e posso anche crederci. Sono i cittadini, nel loro interesse, che dovrebbero volerla.

In effetti, il tuo post del 2012 (molto apprezzato, veramente) è alla base della mia critica all'idea che l'imposizione tributaria delle amministrazioni locali debba principalmente rivolgersi sugli immobili.

F.