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Mio nonno fava i mattoni ...

12 commenti (espandi tutti)

1. Il risparmio non è nè una virtù, né un valore o un disvalore. Il risparmio è definito come "consumo futuro": se in ogni unità di tempo guadagni x e consumi c, al tempo t puoi scegliere se consumare c=x, oppure se consumare c<x (con d= x-c). In tal caso, al tempo t+1 potrai permetterti di consumare x+d (assumendo interesse 0). La scelta di "risparmiare" (investire se i !=0) è puramente personale e tutte le possibili variabili che influiscono su tale decisione vengono riassunte con "Time preference (of consumption)".

2. La Costituzione è, come la Bibbia, un testo redatto da degli uomini, per altri uomini, in un determinato contesto umano. L'autorità di tale documento nasce solo nel momento in cui due o più persone decidono di seguirne i principi: presenta "verità" relative, non assolute. Dunque, domandarsi se sia lecito tassare il "risparmio" anzichè i "capital gains" basandosi su cosa dice la Costituzione genererà una risposta relativa, non assoluta, di nessuna utilità pratica.

3.

Quindi si poteva ribattere che anche se il Risparmio va tutelato, l'interesse sul Risparmio non merita pari protezione, perché quello è rendita, e la rendita si può colpire. 

Distinzione irrilevante perchè impossibile: come può disriminare tra ciò che è "rendita" e ciò che è interesse? E se anche il suo ragioanmento avesse senso, non farebbe altro che supportare la tassazione degli immobili: la famigerata casa di proprietà, vivendoci dentro, le genera un interesse pari al costo di opportunità. (i.e. lei non paga l'affitto: quei x€ risparmiati, matematicamente, sono interesse. Che lo dica o no la costituzione).

 

4.

Il risparmio è utile oppure è dannoso, ai fini dello sviluppo economico? Io questo non lo so. Mi pare di capire, da quel che leggo qui, che secondo l'opinione degli economisti di nFA sia dannoso.


Ma dove l'ha letto????

 

5. 

dall'architetto che nel poco tempo libero va a stendere le stuoie e preparare le balle per la raccolta delle olive

Se invece di coprarsi la 3a casa di prorietà si comprasse un trattore, nessuno avrebbe nulla da ridire.

E se anche il suo ragioanmento avesse senso, non farebbe altro che supportare la tassazione degli immobili: la famigerata casa di proprietà, vivendoci dentro, le genera un interesse pari al costo di opportunità. (i.e. lei non paga l'affitto: quei x€ risparmiati, matematicamente, sono interesse.

Mi permetto di mettere un attimo i puntini sulle classiche "i".
Perché sarebbe un "interesse"? Diciamo direttamente che è un reddito.
Io parto da una definizione di reddito che è la seguente:

"E' il complesso dei vantaggi economici che fluiscono ad un individuo durante un determinato periodo di tempo e che egli, senza intaccare il suo patrimonio, può impegnare nella soddisfazione dei suoi bisogni personali".

Mi sembra ben evidente la nozione di flusso. Stipendi, pensioni, interessi bancari, rendite, royaltes, il vivere in casa propria sono tutte voci di reddito e la logica tributaria è quella di sommarli per determinare la capacità contributiva sul fronte del reddito. Quindi se il vivere in casa propria è un elemento di reddito, come in Svizzera, questa voce farà parte delle imposte sul reddito (flusso), non del capitale (stock). Saranno ammesse in detrazione le spese di manutenzione, in quanto spese connesse alla produzione di reddito.

Per la tassazione del capitale invece si prenderà il valore del fondo (terreno + immobili) come calcolato da un apposito ufficio governativo, nei paesi in cui le cose funzionano, e periodicamente aggiornato. Qui saranno ammessi in detrazione i debiti (se ci sono) fatti per l'acquisto dell'immobile opportunamente ammortizzati.

PS: se la casa fosse così sacra allora mi chiedo come mai cosi' tante case sono costruite dove non si dovrebbe (alvei, zone instabili geologicamente) e come mai non sono assicurate, tanto che ad ogni disastro c'è la corsa a chiedere soldi allo Stato. A questo proposito mi viene in mente che se proprio si volesse eliminare l'imposizione sulla prima casa, bisognerebbe parallelamente predisporre un obbligo di assicurazione per danni della natura. Credo che costerebbe un po' di piu' che l'attuale tassazione.

Egregio, aggiungerei anch'io qualche puntino.

Ciò che definisci "reddito" è aggredibile fiscalmente fino a che non intacca i diritti fondamentali dell'individuo. Questi, a volte sono definiti in un atto dei diritti, a volte restano indefiniti, come in questo paese (a parte l'abitazione, che lo è. Inutilmente).

Per questo, l'imposizione aggredisce solo quella parte del reddito che viene definita "imponibile".

Ad esempio, è diffusa la consudetudine giuridica (in altri paesi: obbligo costituzionale) di non intaccare quella parte di reditto necessario alla mera sopravvivenza. Od alla salvaguardia della salute (non in Italia). E così via, a seconda del paese e della sua Costituzione, se vincolante (la nostra poco), o dell'Atto dei diritti inalienabili (ci manca).

Si può però ragionare anche indipendentemente dalle consuetidini giuridiche del mondo, che sono semplicemente le più varie immaginabili, e rifarsi al senso comune. E, con questo approccio, chiedersi come definire correttamente quella parte del reddito che finirà per essere "imponibile".

Il fatto che in questo paese lo sviluppo del diritto positivo sia semplicemente arbitrario e poco soggetto a vincoli, è proprio il caso che ci permette di ragionare utilmente in termini di diritto naturale (= senso comune).

E, con questo approccio, chiedersi come definire correttamente quella parte del reddito che finirà per essere "imponibile".

Sicuramente, ma andremmo fuori tema. Anche sul capitale c'è il concetto di "imponibilità" il che significa che a fronte di un imponibile lordo saranno ammesse detrazioni e deduzioni di legge, per arrivare ad imponbile netto ed imposta netta.

ovvero se l'abitazione possa essere o meno esclusa dall'imponibile.

Il "tassabile", invece, è un'altra cosa.

Domanda

ottoking 21/10/2015 - 14:46

Alla luce dei commenti e della discussione, mi stavo chiedendo non sarebbe meglio, dal punto di vista teorico, tassare la plusvalenza che genera l' immobile all' atto della vendita ?  esempio compro casa nel 2000 per 100k euro, vendo nel 2010 a 120k euro e lo stato incassa le tasse sulla rendita che ho ottenuto, ovviamente significa che se ho una minusvalenza lo stato non incassa nulla; Lo stock non verrebbe toccat,o insomma lo trattiamo ne più ne meno come un asset finanziario. 

Tralasciando ovviamente il caso specifico Italia, (senza federalismo ed elevata tassazione dei redditi ecc.) non sarebbe meglio la tassazione di cui sopra in linea teorica?Mi sto impegolando in tassa vs imposta ?  Credo leggendo i commenti si faccia fatica  a percepire il ritorno dell' essere proprietario di casa... 

Mah, una volta era così, poi la tassa "una tantum" è stata sostituita da una tassa annuale; francamente non ricordo il dibattito che ha portato al cambiamento. Giusto per non perdere di vista il quadro d'insieme, gli immobili possono essere tassati anche al momento del passaggio di proprietà, vuoi per atto fra vivi (tassa di registro), vuoi per decesso del proprietario (imposta di successione); ogni paese si regola come crede: qui in Belgio queste tasse sono molto alte.

invim

dragonfly 22/10/2015 - 00:55

non ricordo il dibattito che ha portato al cambiamento

ehm, nell'anticamera del notaio c'era uno sfracello di nero, che più nero non si può. si fa del nero anche adesso, principalmente per riciclare.  con l'invim, per evaderla a catena.

Tassare le plusvalenze implica poi dover gestire le minusvalenze. Che fai? Rendi  i soldi?

Proprio per questo è più semplice tassare il capitale. Se l'anno seguente ne hai di piu', per risparmio o per plusvalenze dovute a vendita o maggior valore, paghi un po' di piu'. Altrimenti un po' di meno.  Tassare plusvalenze e dover gestire le minusvalenze per me è un classico caso di UCAS. :-)

che nessuna compagnia fornirebbe questa copertura, a meno di ricevere qualche forma di sussidio. Almeno ho avuto questa impressione quando ho chiesto al mio consulente una copertura contro il rischio sismico.

I danni della natura possono essere di vario tipo. Il rischio sismico è uno tra i tanti ed è uno dei piu' rari ma devastanti. Mi pare che se però vediamo gli ultimi 10 anni la maggior parte dei danni sia stata originata da alluvioni e smottamenti. Il fatto è comunque che se chi ha una casa fosse confrontato con il costo assicurativo anche solo per incendio e danni dovuti all'acqua, avrebbe un chiaro segnale di quanto rischio sia connesso al suo immobile. E questo si rifletterebbe sul prezzo dell'immobile e sull'eventuale affitto. Se ci sono mappe dettagliate dei vari rischi ed una stima affidabile del valore dell'immobile, una compagnia puo' calcolare i premi per le varie tipologie di rischio.

l'assicurazione contro i rischi da incendio è diffusa. Anche altri rischi naturali sono assicurabili: da molto tempo gli agricoltori possono assicurarsi contro i danni da grandine. Non so se alluvioni e smottamenti siano assicurabili, di fatto: quanto al rischio sismico, il terremonto che ha colpito l'Emilia ed il Mantovano pochi anni fa ha fatto danni enormi, tanto che s'era prospettata l'introduzione di un'assicurazione obbligatoria che poi sembra essere stata abbandonata.