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Mio nonno fava i mattoni ...

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Avevo scritto qualche riga  da mettere in coda al commento di Michele Boldrin  alle elucubrazioni del sig. Nasissimo. Tali e quali le scrivo qui visto che la discussione si è spostata sul nuovo post.

 

Io invece qualche osservazione l’aggiungerei, per il semplice motivo che il sig. Nasissimo scrive delle considerazioni aneddotiche che purtroppo rispecchiano il pensiero della maggioranza degli italiani che il presidente del consiglio MR (che ormai sta diventando il figlioccio di SB) si vanta di interpretare ed assecondare.

 

Le imposte sulla casa sono altrettanto ‘inique’ o ingiuste di quelle sui consumi o sul reddito: sono soldi che lo stato reclama per sé senza una immediata e tangibile contropartita, però finché esisteranno gli stati altrettanto faranno le imposte…, ma non è di questo che si discute. Mi sembra di capire che ciò che il sig. Nasissimo tra le righe voleva dire è un'altra cosa, altrettanto nota: che le imposte sui consumi e sui redditi sono pagate attingendo al reddito, cioè riducono una disponibilità corrente e sono pertanto meno gravose (dal suo punto di vista) di quelle sulla proprietà che potrebbe essere preesistente o ereditata o nonsisaché. Anche qui si potrebbe discuterebbe sul distinguo tra proprietà acquistate con il proprio sudore e quelle ricevute senza fatica, ma anche questo non è rilevante per la discussione.

Però, visto che il suo ragionamento è aneddotico possiamo altrettanto aneddoticamente rispondere al sig. Nasissimo che così non è. Infatti il suo amico idraulico, quello dell’esempio,  è chiamato è pagare una imposta sul reddito anche quando potrebbe non aver ancora materialmente incassato i relativi corrispettivi (il suo reddito) perché ci sono dei debitori in ritardo sui pagamenti, oppure anche perché ha deciso di investirli (quindi si è decurtato le somme disponibili per altri scopi) per ampliare la propria attività. Inoltre c’è  anche qualcuno che si indebita per finanziare l’acquisto di beni durevoli e paga il 22% di IVA. Quanti sono questi casi ? Aneddoto per aneddoto, probabilmente non tantissimi ma forse più di quelli in cui qualcuno si devi indebitare per pagare l’IMU.

 

Dal punto di visto degli incentivi economici, sig. Nasissimo, il ragionamento va nel seguente senso: ‘ho una proprietà, devo pagare le tasse, quindi cerco di guadagnare un reddito (oppure se son pigro mi vendo la proprietà)’ e non ‘ho un reddito quindi posso pagare una imposta e se non ho reddito (per qualsiasi motivo) non ho imposte da pagare’. Altrimenti siamo sempre nel famoso modello superfisso: redditi e proprietà sono dati immutabili.

 

Si dice che la casa sia la ricchezza degli italiani che, per questo motivo, stanno in cima alle classifiche europee della ‘ricchezza delle famiglie’. Peccato che, essendo il prezzo degli immobili prevalentemente endogeno, questo venga determinato sul mercato domestico. E’ come se io dovessi stabilire il valore di casa mia, naturalmente cercherò  di aumentarlo (salvo il caso in cui non determini  un valore imponibile), ma è tutt’altro che scontato che a quel valore possa trovare un acquirente. Ovviamente le imposte che ciascun paese applica incidono sul prezzo di mercato degli immobili (più imposte = prezzi più bassi). Quindi se si aumenta la tassazione sugli immobili la ricchezza aggregata diminuisce? Apparentemente sì, ma in realtà ovviamente no. Il servizio che gli immobili forniscono è sempre quello. Quindi c’è qualcosa che non torna nei criteri di misurazione della ricchezza. Altro problema: l’Italia non cresce ma è apparentemente ricca, ciò significa inevitabilmente che la ricchezza è poco produttiva. Il fatto che questa ricchezza sia composta da molti immobili non è privo di importanza. E’ chiaro che fino a qualche anno fa l’industria delle costruzioni ha dato un contributo sostanziale al PIL che ora viene a mancare e i politici che hanno scarsa fantasia (altrimenti è farebbero gli imprenditori)  cercano di puntare ancora sullo stesso cavallo (l’edilizia) e magari il giorno dopo  vanno a qualche convegno sull’eccesso del consumo di suolo e sulla cementificazione selvaggia.

 

Morale della favola: l’Italia è un paese demograficamente in flessione, gli immigrati sono già troppi (secondo la vulgata popolare) e di case ce ne sono in abbondanza. Forse non è più un settore da incentivare.

 

Soluzione economicamente sensata: togliere la distinzione tra abitazione principale e non ai fini IMU. Tutte le abitazioni sono uguali e dare una  esenzione in somma fissa per ciascun abitante (lattanti compresi), così non si creano distorsioni. Se si vuole una imposta più progressiva si può commisurare l’esenzione al reddito. con il governo Monti l’agenzia delle entrate aveva scritto una circolare di settanta pagine per stabilire cosa fosse una abitazione principale…continuiamo così e facciamoci del male.

Si dice che la casa sia la ricchezza degli italiani che, per questo motivo, stanno in cima alle classifiche europee della ‘ricchezza delle famiglie’. Peccato che, essendo il prezzo degli immobili prevalentemente endogeno, questo venga determinato sul mercato domestico.

Quindi la ricchezza immobiliare è volatile e quella classifica ha poco senso. Infatti Tremonti la cita(va) sempre

siccome generalmente ti leggo, l'ho fatto anche questa volta ... e mi son sorbito il sommario delle baggianate che evito. Considerati in debito :)

Per parte mia, fatto salvo il QED, una sola nota antropologica. Certi insiemi di opinioni sono sempre molto correlate anche se, a priori, non è necessario lo siano. Questa osservazione, ripetuta oramai migliaia di volte, è uno dei fattori che mi spingono ad accettare una spiegazione psicologico-materialistica delle "idee" delle persone. Le nostre "idee" o "valori" sono una combinazione convessa del nostro carattere profondo (istintuale quasi) e dei nostri interessi materiali. La ragione e', spesso, ancillare.

Imporre alla ragione (short for metodo scientifico) di vincere su cio' che i nostri istinti, da un lato, ed i nostri interessi materiali, dall'altro, vogliono farci credere e' la grande fatica del vivere. E la condizione necessaria per farlo consapevolmente, oltre che per capire la realta' che ci circonda. Amen.