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Mio nonno fava i mattoni ...

9 commenti (espandi tutti)

 

Parlando di “tassa sulla casa” è implicito che s'intenda un immobile ad uso residenziale, ma discutere più in generale di IMU è un po' diverso: a me pare opportuno precisarlo, giacché dovrebbe essere ovvio – ma non per chiunque, in generale, pare lo sia – che assoggettare ad imposizione fiscale un immobile strumentale significa accrescere i costi di produzione dei beni e/o servizi che di tale immobile si avvalgono per essere prodotti e messi sul mercato.
Dunque, è dannoso e mina la già difficile competitività italiana colpire capannoni ed alberghi, ad esempio, su cui dovrebbe invece concentrarsi l'eventuale detassazione immobiliare.

certo

dragonfly 19/10/2015 - 15:59

pèro gli sproloqui del presidente del consiglio obbligano tutte le discussioni a ripartire ab ovo. colpa sua, ha cominciato lui.

"tassare gli immobilli strumentali", basta la parola.

"parzialmente deducibile", lasciam perdere, via.

Un attimo

Francesco Forti 20/10/2015 - 07:31

In campo industriale penso che pesi di piu' l'IRAP (nel caso basta guardare il gettito) ed il cuneo fiscale (e contributivo), cosa che vale anche per ristoranti ed alberghi. Che dire poi dell'IVA?
Se vogliamo incidere sulla competitività lo Stato ha ben altre cose da ridurre (burocrazia, adempimenti farlocchi) e migliorare (servizi). In campo fiscale e contributivo il peso maggiore è dato dal cuneo fiscale e da un'IVA che sta raggiungendo vette scandinave.

Concordo con Forti

tizioc 20/10/2015 - 08:22

Tra le varie forme di tassazione delle imprese, a parità di gettito (e terrei fuori dal discorso l'IVA, visto che solitamente viene considerata un'imposta sui consumi) l'imposta sugli immobili di impresa è, se non l'unica, quantomeno una delle poche ad essere economicamente giustificabile con ragionevole sicurezza. C'è da dire comunque che secondo molti economisti avrebbe senso tassare unicamente il valore del suolo, lasciando da parte il valore aggiunto dalle costruzioni o anche solo dai miglioramenti apportati. Finora i tentativi di applicare questo principio hanno incontrato diversi ostacoli. Ma se esistono beni immobili per cui il valore originario del suolo è generalmente irrilevante, detassarli sembra corretto.

Ma prova a discutere in Italia, anche e soprattutto fra la buona borghesia "libberale", e scoprirai che "tassare la terra" e' un anatema comunista.

Mi accodo

brighella 22/10/2015 - 21:28

Mi accodo al commento. Non credo ci sia dubbio sul fatto che ad alti livello di tassazione immobiliare la distorsione sulle costruzioni possa essere problematica. Nel nostro post abbiamo cercato di metter fra le righe questa questione, accennando brevemente alla distinzione fra terreni e costruzioni. Ma anche nel caso di tassazione immobiliare cosi' elevata (non e' il caso dell'Italia) da creare potenziali forti distorsioni sulle strutture, il punto resta comunque quello della distorsione relativa: se in contemporanea anche la distorsione sugli altri fattori produttivi (lavoro, capitale d'impresa) e' elevata, da dove conviene partire a ridurre le tasse?

Io non vedo il problema, o meglio, il problema potrebbe già essersi risolto da solo, o no? Il solo essere un bene immobile strumentale di fatto implica che è in grado di produrre le risorse per pagare la tassa su di sé e oltre, a differenza di un bene immobile non strumentale.
Insomma, si potrebbe certo fare il distinguo a livello burocratico su quali siano gli impieghi "meritevoli" di detassazione, però allo stesso modo non vedo nessun problema a impostare una tassazione a priori sugli immobili e poi lasciare che siano i proprietari ad essere sufficientemente bravi da renderli produttivi in modo da ripagarsi la tassa e produrre utili (che poi come già detto la supposta "perdita di competitività" se la possono recuperare tranquillamente in termini di minore tassazione sul lavoro/utili di impresa, si tratta di scelte).

Il mio punto è che è stato scelto di sollevare da imposizione fiscale gli immobili classificati come "prima casa" e non gli immobili strumentali, per ovvi motivi di consenso elettorale: è naturalmente possibile anche non distinguere tra le due tipologie e lavorare per la competitività in uno dei molti altri modi possibili ed auspicabili, tuttavia le scelta effettuata è quella meno utile al Paese, pur se la più razionale per la ricerca di un vasto consenso.

Certo, messa così sono perfettamente d'accordo, nient'altro da aggiungere.