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Mio nonno fava i mattoni ...

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Premesso che l'unica cosa su cui non concordo è quel "solo tassando gli immobili" riferito alla tassazione locale (ma non vorrei portare la discussione fuori tema) c'è un altro argomento a favore della tassazione immobiliare, anzi del capitale/sostanza/fortuna come si fa in terra elvetica.

La combinazione di imposte sul reddito e di imposte sul capitale (mobile ed immobile, accumulato ed ovunque posseduto nel mondo) pone l'organizzazione tributaria nella posizione di creare un modello molto preciso dell'andamento temporale congiunto di reddito e capitale. Siccome su queste tecniche ci ho dedicato quasi una decina di anni, lavorando dentro l'amministrazione, so quanto siano importanti per scovare gran parte dell'evasione. Non credo che sia un caso che in USA e CH, dove la proprietà è tassata, ci sia anche pochissimo sommerso (mendo del 10% del PIL).

Se l'autorità di tassazione avesse solo dati sul reddito, potrebbe solo predisporre un grafico che ne mostra l'andamento nel tempo. Piu' che verosimile che, soprattutto in anni di crisi, ci siano alti e bassi. Avendo pero' anche i dati del capitale puo' studiarne l'andamento nel tempo ad avendo traccia precisa di ogni asset (vanno dichiarati tutti) si puo capire quanto dell'aumento/diminuzione è dovuto a rivalutazione/svalutazione e quando da conferimenti/prelievi. In pratica i conti devono quadrare. Se uno ha solo un conto in banca, senza investimenti azionari, ed il suo  capitale è aumentato di 35'000, deve per forza averli risparmiati. Se ne dichiara di guadagnarne 30'000 anche il funzionario fiscale piu' assonnato si pone qualche domanda. Ok, direte che allora il contribuente in grado di non cadere in trappola non dichiara certi importi come capitale, tuttavia poi se ne avrà bisogno, per esempio per comprare la casa, non riuscirà a giustificare la somma. Vincite, successioni e donazioni sono tassate a parte e sono a disposizione dell'autorità triburaria. Anche la scusa dell'amico o della sorella che ti presta i soldi non regge: devi mostrare i dati bancari del trasferimento. E l'altro deve indicare il prestito tra le uscite. In pratica la combinazione di reddito e capitale implica non convenga raccontare palle su entrambi. Quando emerge qualche cosa ci sono multe fino a 3 volte l'imposta e si puo' andare indietro di 10 anni. Per contro l'imposta sul capitale è bassa (si esprime in millesimi) e quella sul reddito è modesta, quindi non conviene fare i furbi. Anzi dichiarare il capitale conviene, perché diventa possibile scaricare l'imposta sull'utile del capitale, indicandola come acconto. Qui è il 35% (anche io sento già i libbberisti strepitare) per cui siccome questa % è superiore alla somma di tutte le imposte sul reddito (federali, cantonali e federali) conviene assolutamente a tutti scaricare questo acconto. Si pagherà a conguaglio sempre meno del 35%.

Quanto le informazioni sul capitale siano utili per reprimere l'illegalità, in Italia è nota solo in parte e nel particolare settore della lotta alla criminalità organizzata ed alla corruzione. Si è capito infatti che solo controllando i capitali degli imputati e dei familiari si poteva intervenire efficacemente con la confisca dei beni, andando a toccare il cuore del crimine. 

Probabilmente sono parecchi quelli che non vogliono alcuna forma di imposizione del capitale cumulato proprio perché sarebbe piu' facile paragonare capitali e redditi indicati, trovando le incoerenze.

daccordo

dragonfly 19/10/2015 - 15:15

La combinazione di imposte sul reddito e di imposte sul capitale (mobile ed immobile, accumulato ed ovunque posseduto nel mondo) pone l'organizzazione tributaria nella posizione di creare un modello molto preciso dell'andamento temporale congiunto di reddito e capitale. Siccome su queste tecniche ci ho dedicato quasi una decina di anni, lavorando dentro l'amministrazione, so quanto siano importanti per scovare gran parte dell'evasione.

calato nella storia fiscale  italiana, fatta normalmente di condoni almeno ogni cinque anni, oltre a quelli straordinari accompagnati dagli spergiuri: "è l'ultimo!" "poi, mai più!", anche il tuo ottimo argomento viene ad essere molto intaccato.

Se l'argomento è ottimo allora immagino che la sua applicazione contribuisca a modificare positivamente la realtà e che nel giro di qualche anno non si sarebbe piu' bisogno di ricorrere ai condoni.
Vero è che una rivoluzione fiscale importante di per se' è accompaganta solitamente da un condono iniziale, per chiudere col passato ed iniziare un nuovo rapporto cittadino-fisco.
Un aspetto da ribadire, come già ricordato da altri, è che bisogna smetterla con questo fatto che ogni tre per due si cambino le imposte, abolendole, ripresentandole, riformulandole. Bisognerebbe arrivare ad una e poi non cambiare piu' per almeno una decina di anni (se non per diminuire aliquote). L'economia di un paese ha bisogno di certezza e stabilità fiscale. Ogni impresa ed ogni economia domestica ha bisogno di fare una pianificazione degli oneri fiscali e questo è vero soprattutto dove la fiscalità si avvicina al 50% del PIL.