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La Grecia e l'architettura degli organismi internazionali

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l'articolo in questione riguarda due ipotesi distinte. Il primo comma considera quella in cui il creditore ha concorso con colpa ad ostacolare l'adempimento del debitore, così procurandosi un danno: in questo caso, il debitore non sarà tenuto a risarcirlo integralmente.

Il secondo comma riguarda l'ipotesi che il creditore non si sia curato, una volta verificatosi l'inadempimento, di attenuarne le conseguenze, potendolo fare: per esempio, se la mancata consegna tempestiva della  merce da trasformare pone a repentaglio il suo adempimento all'obbligo di consegnare ad altro soggetto i prodotti finiti, sarebbe comportamento diligente procurarsene una partita da un altro fornitore, sempre che sia della stessa qualità.

  Mi pare che il comportamento del FMI debba piuttosto essere valutato alla stregua del principio di buona fede nelle trattative (art. 1337) o nell'esecuzione del contratto (art. 1375) che, in sostanza, impone di tenere conto dell'interesse dell'altra parte finché ciò non comporta un pregiudizio eccessivo per il creditore. Quando ciò avvenga, dipende dalle circostanze del caso.

Fatte queste precisazioni, va pure detto che non è chiaro chi possa dolersi del comportamento del FMI: forse la Grecia che non è stata costretta a dichiarare default nel 2010 ed ha continuato a beneficiare dell'assistenza finanziaria del FMI e della UE? o gli Stati UE che hanno concorso a mantenere la finzione? o piuttosto i contribuenti che ne hanno sopportato l'onere? qualunque sia la risposta, c'è poi il non piccolo problema d'individuare la corte competente.   

Luciano, il mio citare il codice civile non era certo finalizzato a convenire l'FMI presso un tribunale privato, piuttosto penso che il valore dei "codici" (che si diffusero due secoli e mezzo fa) stia nel fatto che sono delle "costruzioni" che predispongono soluzioni logiche, giuste e coerenti di fronte a comportamenti di soggetti astrattamente "pari".
Da questo punto di vista i tuoi preziosi riferimenti al 1337 ed al 1375 rafforzano il punto secondo il quale un soggetto che si comporta male in un contratto debba poi, in qualche modo, risentirne.
Ancora interessante è l'ultimo punto che tu poni: chi sono i soggetti danneggiati dal protrarsi di un'insolvenza? Nel caso dell'Europa chi sono i danneggiati dal fatto che una serie di istituzioni (in prevalenza pubbliche) rifinanzino debitori insolventi protraendo delle situazioni che potrebbero (dovrebbero) essere risolte in altro modo?