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La Grecia e l'architettura degli organismi internazionali

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Un rapido sguardo sui dati Eurostat (as esempio qui e qui) ci mostra che nella UE ci sono paesi significativamente più poveri della Grecia, che però non chiedono, o forse meglio dire esigono massicci trasferimenti dagli altri. Paradossalmente se Tsipras e Varoufakis la spuntassero assisteremmo ad un trasferimento di risorse da paesi più poveri verso un più ricco (o meno povero).

Tutte le analisi sulla Grecia si concentrano sugli ultimo 4-5 anni, se però si allarga un pochino l'immagine si vede che il PIL greco in termini di PPP è ancora più elevato del 2000, quando "entrò" nell'euro, e allora nessuno parlava di emergenza umaniaria, anzi erano intenti ad organizzare le olimpiadi del 2004. C'è certamente un problema che riguarda 1-2 milioni di Greci che se la passano male, ma questo è un problema di redistribuzione. La pressione fiscale in Grecia è stimata al 33.8% del Pil, mentre ad esempio quella italiana è al 44.4%. In altre parole se i Greci pagassero tante tasse quanto gli Italiani, i problemi di bilancio sarebbero risolti, ma i vari governi greci hanno sinora mostrato poco entusiasmo nel perseguire gli evasori ed il presente non fa eccezione, a parte le fantasiose trovate degli studenti a caccia di evasori con i telefonini.

Ma l'argomento qui è la solvibilità.

Se mantengo i miei cittadini con dei prestiti sempre crescenti, il prestatore (BCE) potrebbe  stancarsi.

Non che al prestatore importi niente, tanto lui stampa.

Sono i rappresentatnti di quei cittadini (ad esempio tedeschi) che detengono la maggioranza del consiglio del prestatore che sarebbero danneggiati da una moneta inflazionata. Anche perché loro i beni li producono, non solo li comprano (con dei titoli di acquisto regalati).

L'inflazione tarda perché la teoria dei cicli si basa sulle inerzie. L'attuale espansione non fa che compensare i precedenti anni di contrazione suicida. Ma prima o poi l'onda arriva . . .