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La Grecia e l'architettura degli organismi internazionali

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Ci sarà sempre un paese "ultima ruota del carro", poco competitivo relativamente agli altri. Senza l'unione politica i paesi forti non vorranno e non saranno obbligati a sostenere i paesi più deboli (meno competitivi) indefinitamente.

A me pare che sistemi federali come USA e CH abbiano una considerevole unità politica ma nessuno dei membri sia obbligato a sostenere quelli piu' deboli indefinitivamente. Ci sono fondi perequativi verticali ed orizzontali, c'è il welfare che dà sostegno ma se uno fallisce è responsabilità sua e mamma federazione non interviene. E non mi pare che nel caso di detroit qualcuno abbia dato la colpa al dollaro.

è fallita un'azienda, non lo stato dell'Illinois (o Minnesota?)

Mi risulta che a rischiare il fallimento sia stata la città, oltre alle industrie.
Per gli stati mi pare che ci siano meccanismi che impediscono il fallimento: semplicemente c'è lo stop alle spese (stipendi e pensioni). Gli amici oltreoceano possono confermare, smentire o puntualizzare.

In USA è previsto il fallimento delle amministrazioni pubbliche (chap. 9 bankruptcy law), a cui segue un commissariamento.
Dall'emanazione (1933) della legge, i fallimenti pubblici sono stati 645, tra cui quello dell'intera città di Detroit (2013).
In pratica, il fallimento viene gestito tagliando un po' tutto tranne i servizi essenziali: polizia, pronto soccorso, vigili del fuoco e giustizia.

Questa storia delle "regioni ricche" che devono necessariamente mantenere le "regioni povere" è una boiata galattica.

Piuttosto, si può sostenere che finché ci saranno dei cretini a sostenere che le regioni povere debbano essere mantenute dalle ricche, le prime resteranno povere. Anche se per sostenere il concetto si inventano termini astrusi come "perequazione".

Un rapido sguardo sui dati Eurostat (as esempio qui e qui) ci mostra che nella UE ci sono paesi significativamente più poveri della Grecia, che però non chiedono, o forse meglio dire esigono massicci trasferimenti dagli altri. Paradossalmente se Tsipras e Varoufakis la spuntassero assisteremmo ad un trasferimento di risorse da paesi più poveri verso un più ricco (o meno povero).

Tutte le analisi sulla Grecia si concentrano sugli ultimo 4-5 anni, se però si allarga un pochino l'immagine si vede che il PIL greco in termini di PPP è ancora più elevato del 2000, quando "entrò" nell'euro, e allora nessuno parlava di emergenza umaniaria, anzi erano intenti ad organizzare le olimpiadi del 2004. C'è certamente un problema che riguarda 1-2 milioni di Greci che se la passano male, ma questo è un problema di redistribuzione. La pressione fiscale in Grecia è stimata al 33.8% del Pil, mentre ad esempio quella italiana è al 44.4%. In altre parole se i Greci pagassero tante tasse quanto gli Italiani, i problemi di bilancio sarebbero risolti, ma i vari governi greci hanno sinora mostrato poco entusiasmo nel perseguire gli evasori ed il presente non fa eccezione, a parte le fantasiose trovate degli studenti a caccia di evasori con i telefonini.

Ma l'argomento qui è la solvibilità.

Se mantengo i miei cittadini con dei prestiti sempre crescenti, il prestatore (BCE) potrebbe  stancarsi.

Non che al prestatore importi niente, tanto lui stampa.

Sono i rappresentatnti di quei cittadini (ad esempio tedeschi) che detengono la maggioranza del consiglio del prestatore che sarebbero danneggiati da una moneta inflazionata. Anche perché loro i beni li producono, non solo li comprano (con dei titoli di acquisto regalati).

L'inflazione tarda perché la teoria dei cicli si basa sulle inerzie. L'attuale espansione non fa che compensare i precedenti anni di contrazione suicida. Ma prima o poi l'onda arriva . . .

agli insulti lascio il campo!