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La Grecia e l'architettura degli organismi internazionali

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In assenza di un vero governo europeo, la sopravvivenza dell'Euro si basa sull'ipotesi che sia possibile per ogni paese dell'unione monetaria riguadagnare il gap di competitività grazie alle "riforme". Questa è un'idiozia a cui solo i tedeschi fanno finta di credere. Ci sarà sempre un paese "ultima ruota del carro", poco competitivo relativamente agli altri. Senza l'unione politica i paesi forti non vorranno e non saranno obbligati a sostenere i paesi più deboli (meno competitivi) indefinitamente. Questa volta è la Grecia, la prossima sarà un altro paese. Non ci sono meccanismi o trattati che possano evitarlo, l'unica speranza è la creazione di un governo europeo. Ho sempre più l'impressione che l'Euro farà la fine di una di quelle tante unioni economiche che si trovano nei libri di storia.

Se per riforme ci si riferisce alla legislazione ordinaria, che può essere cambiata istantaneamente da uno Tsipras qualunque, hai ragione.

Se intendessi profonde riforme costituzionali e istituzionali (approvate con sistemi di democrazia diretta) che qui invece non si vedono, allora obietterei.

La realtà è che queste ultime avrebbero dovute essere imposte come biglietto di entrata nella UE, al posto dei parametri economici.

Il concetto è: "un mercato è un sistema giuridico". Se non funzione quest'ultimo, non funziona neanche il mercato.

Pensare che istituzioni da paese dei puffi come grecia ed italia avrebbero potuto dare qualche garanzia economica era, ed è tuttora, da folli.

Per farla breve, per "riforme" intendo qualsiasi atto che porti un paese ad avere delle condizioni per fare impresa più simili a quelle presenti nei paesi economicamente forti.

Non esiste un grande paesi al mondo, dagli USA alla Cina alla Russia al Brasile, che abbia un alto grado di omogeneità tra regioni. Ci sono sempre regioni povere che dipendono da quelle ricche. La "teoria delle riforme" vuole convincerci che si possa eliminare questa ovvietà, che mi spingerei a definire una legge naturale.

Ok, riformare vuol dire ridimensionare il livello di benessere in quelle regioni che hanno vissuto al di là dei propri mezzi? Questo processo ha sempre costi politici alti, che difficilmente possono essere sostenuti in una semplice unione tra nazioni (con lingue diverse, aggiungerei).

Come dicevo "qualsiasi atto" non vuol dir niente. O le riforme sono ISTITUZIONALI, ma se sposti una spesa qui e la metti lì non serve a niente.

Esempio? Prova a dotare la costituzione di un atto dei diritti, tra cui ad esempio la libertà personale. Cioè a dire che se l'autorità pubblica obbliga il cittadino ad eseguire un'attività (burocrazia) gliela deve pagare. Fine della burocrazia in Italia = boom economico.

Oppure il semplice diritto alla sopravvivenza. Che in Italia è ora minato da imposte e contributi anche su redditi sottosoglia.

Oppure la separazione dei poteri, o le forme di democrazia diretta etc. Queste sono riforme. Legge Fornero, jobs act et similia sono semplicemente NIENTE.

"Qualsiasi atto". Ma di che parli? Sai distinguere la pagliuzza dal tronco? Guarda che quando te lo sbattono sulla testa la differenza la senti.

PS: scusa se sono un po' diretto, ma sembra che esprimere un concetto in modo semplice (legislazione ordinaria vs.  riforme istituzionali) senza aggiungere locuzioni un po' forti sia inutile.

Prima di attivare il caps lock, perchè non cerchi di capire i commenti degli altri? Capisco che sei preso da un'ardore speciale - che ti porta a scrivere sciocchezze tipo "Fine della burocrazia in Italia = boom economico" - ma cerchiamo di avere una conversazione pacata.

"Ogni atto" include la legislazione ordinaria e le riforme istituzionali (vedi la differenza tra insieme e sottoinsieme). Non a caso hanno inventato  sia la costituzione che le leggi ordinarie, vuol dire che entrambe sono importanti.

anche tu

Guido Cacciari 15/6/2015 - 21:58

Mi scuso per il caps, ma prova tu ora a rileggere la mia risposta "dipende", e comprenderai che la tua replica "qualsiasi" assomiglia ad un dialogo tra sordi, che induce ad alzare la voce.

Ti suggerisco comunque di approfondire a tua volta il problema costituzionale / atto dei diritti.

Vuoi provare a riformare un sistema giuridico composta da milioni di articoli di legge? Vi è solo un modo: quello costituzionale.

Non sei convinto che lavoro, iniziativa privata e produttività in Italia siano semplicemente diventati illegali? E allora perché l'offerta di manodopera quasi gratuita da parte di centinaia di migliaia di immigrati, anziché essere un regalo è un problema? Perché è vietata.

La burocrazia è una sciocchezza? Lo è sottovalutarla.

Ma non posso scrivere qui un libro di 200 pagine sulle teorie giusnaturalista. Spero però di averti dato qualche spunto di riflessione un po' differente da quello del coro delle pecore.

Non capisco quale sarebbe l' impedimento dei PIIGS all' aumento della propria competitività ? perchè dovremmo obbligare i paesi virtuosi ad aiutare i non virtuosi abbiamo appena dimostrato che è stato un errore aiutare Atene e non ha funzionato, perchè mai dovremmo continuare a farlo con altri paesi? aiutare Atene non ha reso quest' ultima virtuosa, anzi, se non riescono in europa non riusciranno nemmeno da soli perchè dovrebbero riuscirci ? Le ricette di Tsipras non avrebbero funzionato nemmeno al monopoli...

credo che l'unico impedimento reale, sia che nessun paese europeo intende rinunciare alla sua sovranità poichè è ancora salda una concezione "territoriale/genetica" dello stato. L'Unione Europea è stata vista (e organizzata) più o meno da tutti come qualcosa di "altro " dalla propria nazione, da cui trarre il massimo vantaggio pagando il minimo di oneri "politici" a livello nazionale. Per fare un esempio "da bar" in Italia abbiamo un sistema legale quanto mai farraginoso, se decidessimo di adottare il sistema di un altro paese, probabilmente avremmo bisogno di un terzo degli avvocati oggi sulla piazza, glielo va a dire lei agli altri due terzi di cercarsi un'altra occupazione?

Si però è politica tecnicamente non c'è nessun impedimento, sono persone che decidono di non essere competitive di essere inefficaci ed inefficienti, la swatch può studiare i sistemi di misura del tempo migliori del pianeta, precisi ed affidabili, ma se dall' altra parte non c'è la volontà d'impostare l' ora corretta la precisione del mio orologio andrà comunque a farsi benedire... difficile dare la colpa all' orologiaio in questi casi, Tsipras ha avuto il mandato dai greci e ha deciso di fare default... Una signora in UK mandò a casa 20 mila minatori, non mi pare avesse avuto problemi a dirlo... sono solo le scelte che deve fare un politico...

ma se la domanda è:"perchè dovremmo obbligare i paesi virtuosi ad aiutare i non virtuosi" la mia risposta è che per come è strutturata l'UE, questa non può permettersi eccessivi squilibri al suo interno senza mettere in gioco la sopravvivenza stessa dell'istituzione. Alla considerazione:"abbiamo appena dimostrato che è stato un errore aiutare Atene e non ha funzionato" posso solo chiedere(mi) se abbiamo fatto le cose giuste o se per quella concezione "territorialgenetica" di cui sopra, non ci siamo limitati a parare i "nostri c...".
Ho finito i commenti a mia disposizione arrisentirci prossimamente :-)

Ci sarà sempre un paese "ultima ruota del carro", poco competitivo relativamente agli altri. Senza l'unione politica i paesi forti non vorranno e non saranno obbligati a sostenere i paesi più deboli (meno competitivi) indefinitamente.

A me pare che sistemi federali come USA e CH abbiano una considerevole unità politica ma nessuno dei membri sia obbligato a sostenere quelli piu' deboli indefinitivamente. Ci sono fondi perequativi verticali ed orizzontali, c'è il welfare che dà sostegno ma se uno fallisce è responsabilità sua e mamma federazione non interviene. E non mi pare che nel caso di detroit qualcuno abbia dato la colpa al dollaro.

è fallita un'azienda, non lo stato dell'Illinois (o Minnesota?)

Mi risulta che a rischiare il fallimento sia stata la città, oltre alle industrie.
Per gli stati mi pare che ci siano meccanismi che impediscono il fallimento: semplicemente c'è lo stop alle spese (stipendi e pensioni). Gli amici oltreoceano possono confermare, smentire o puntualizzare.

In USA è previsto il fallimento delle amministrazioni pubbliche (chap. 9 bankruptcy law), a cui segue un commissariamento.
Dall'emanazione (1933) della legge, i fallimenti pubblici sono stati 645, tra cui quello dell'intera città di Detroit (2013).
In pratica, il fallimento viene gestito tagliando un po' tutto tranne i servizi essenziali: polizia, pronto soccorso, vigili del fuoco e giustizia.

Questa storia delle "regioni ricche" che devono necessariamente mantenere le "regioni povere" è una boiata galattica.

Piuttosto, si può sostenere che finché ci saranno dei cretini a sostenere che le regioni povere debbano essere mantenute dalle ricche, le prime resteranno povere. Anche se per sostenere il concetto si inventano termini astrusi come "perequazione".

Un rapido sguardo sui dati Eurostat (as esempio qui e qui) ci mostra che nella UE ci sono paesi significativamente più poveri della Grecia, che però non chiedono, o forse meglio dire esigono massicci trasferimenti dagli altri. Paradossalmente se Tsipras e Varoufakis la spuntassero assisteremmo ad un trasferimento di risorse da paesi più poveri verso un più ricco (o meno povero).

Tutte le analisi sulla Grecia si concentrano sugli ultimo 4-5 anni, se però si allarga un pochino l'immagine si vede che il PIL greco in termini di PPP è ancora più elevato del 2000, quando "entrò" nell'euro, e allora nessuno parlava di emergenza umaniaria, anzi erano intenti ad organizzare le olimpiadi del 2004. C'è certamente un problema che riguarda 1-2 milioni di Greci che se la passano male, ma questo è un problema di redistribuzione. La pressione fiscale in Grecia è stimata al 33.8% del Pil, mentre ad esempio quella italiana è al 44.4%. In altre parole se i Greci pagassero tante tasse quanto gli Italiani, i problemi di bilancio sarebbero risolti, ma i vari governi greci hanno sinora mostrato poco entusiasmo nel perseguire gli evasori ed il presente non fa eccezione, a parte le fantasiose trovate degli studenti a caccia di evasori con i telefonini.

Ma l'argomento qui è la solvibilità.

Se mantengo i miei cittadini con dei prestiti sempre crescenti, il prestatore (BCE) potrebbe  stancarsi.

Non che al prestatore importi niente, tanto lui stampa.

Sono i rappresentatnti di quei cittadini (ad esempio tedeschi) che detengono la maggioranza del consiglio del prestatore che sarebbero danneggiati da una moneta inflazionata. Anche perché loro i beni li producono, non solo li comprano (con dei titoli di acquisto regalati).

L'inflazione tarda perché la teoria dei cicli si basa sulle inerzie. L'attuale espansione non fa che compensare i precedenti anni di contrazione suicida. Ma prima o poi l'onda arriva . . .

agli insulti lascio il campo!

Sono d'accordo con Franco. Guido invece scrive:

finché ci saranno dei cretini a sostenere che le regioni povere debbano essere mantenute dalle ricche, le prime resteranno povere

Non mi sento offeso, perchè non l'ho mai sostenuto. Sono allibito che mi venga presentato il caso di Detroit come controesempio, a quanto pare non hai capito cosa volevo dire.

1) Crisi del debito per una regione porta "miseria e sofferenze". Negli Stati Uniti, grazie alla forte integrazione politica, i politici di Detroit non fanno campagne anti-Washington. Al contrario, in Europa ogni paese che deve o ha dovuto prendere provvedimenti di austerità ha politici anti-Bruxelles molto molto popolari.

2) default significa non ripagare i debiti. Dalla Grecia invece vogliamo la restituzione di ogni centesimo del credito fornito dagli enti pubblici internazionali, cosa che non sia stata chiesta a Detroit (per quanto ho capito). In realtà, poi, non stavo parlando della possibilità o meno che enti locali vadano in default. Non predico il sostentamento delle regioni povere a carico di quelle ricche, ma osservo che - di fatto - questo accade molto molto spesso in moltissimi paesi. Come ha scritto Franco, l'UE non si può permettere forti squilibri, ma i forti squilibri sono naturali quando metti insieme regioni così eterogenee.

Ho finito i commenti a disposizione... alla prossima