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Appunti per un manuale di difesa dalla spesa pensionistica

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1. Tasso d’inattività femminile e Questione meridionale

Non ho dati più aggiornati. Secondo l’ISTAT, in Italia circa 1 femmina su 2 non lavora; al Sud, circa 2 su 3, [*] il più basso tasso di attività femminile in UE27, dopo Malta.

Secondo la Banca d’Italia, in nessun altro Paese come in Italia esiste un divario così elevato del tasso di attività – ben 27 punti - tra il Centro-Nord e il Sud, mentre nei Paesi di confronto si aggira attorno a 5 (cfr. http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-seminari-convegni/2009-..., pag. 435). E questo è dovuto soprattutto allo scarso apporto delle donne.

Occorrerebbe (come per i Paesi arabi) rimuovere questo macigno operando congiuntamente su due direttrici: quella economica e quella culturale.

[*] Il dato aggregato italiano di inattività delle donne, pari (2010) al 48,6% (39,4% al Nord e 42,4% al Centro) è determinato dal peso negativo del Sud: “Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività della componente femminile rimane particolarmente elevato ed è pari al 63,5 per cento”, (contro il 33,7 dei maschi).

Rapporto ISTAT relativo al II trim. 2010 (tabb. 13 e 14) http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/forzelav/2010092... .

(Dopo il varo da parte del governo Letta degli incentivi per assumere donne e giovani, il tasso di inattività delle donne al Sud è sceso al 62% circa).

2. Pensioni, un’analisi di genere

Nel 2012 sono stati erogati 23.577.983 trattamenti pensionistici: il 56,3% a donne e il 43,7% a uomini. Le donne rappresentano il 52,9% dei pensionati (8,8 milioni su 16,6 milioni), ma L'importo medio annuo delle prestazioni di titolarità femminile è pari a 8.965 euro, il 60,9% di quello delle pensioni di titolarità maschile, che si attesta a 14.728 euro. Il numero di trattamenti percepiti dalle donne è mediamente superiore a quello degli uomini, di conseguenza il divario economico di genere si riduce al 42,9% se calcolato sul reddito pensionistico (pari a 19.395 euro per gli uomini e a 13.569 per le donne).

Trattamenti pensionistici e beneficiari: un’analisi di genere - 2012 http://www.istat.it/it/archivio/129535

3. Pensionati over 75

Nel 2060, forse la totalità dei frequentatori giovani di questo blog (se non saranno morti) avrà superato i 75 anni. Per effetto delle riforme, gli over 75 assorbiranno il 65,9% (9,1% del Pil sul totale del 13,8%) della spesa pensionistica, contro il 37,6% attuale.

Ricavo dall’articolo di Repubblica:

L'effetto delle riforme si vede invece nello spostamento della spesa verso le fasce di età più alte: secondo il rapporto di Bruxelles, nel 2013 l'Italia ha speso lo 0,2% del Pil per gli under 54, lo 0,6% per quelli tra 55 e 59 anni e il 2,5% per quelli tra 60 e 64. Il 5,9% del Pil va agli over 75. Ma nel 2060, quest'ultima fetta di popolazione pensionata si vedrà assegnata la stragrande maggioranza dei fondi (il 9,1% del Pil su un totale, si è visto, del 13,8%), mentre ad esempio la fascia tra 60 e 64 anni scenderà allo 0,2%. Le simulazioni dell'impatto delle riforme sull'età di pensionamento descrivono il sacrificio degli italiani: gli uomini ritardano l'uscita dalla forza lavoro da 62 a oltre 67 anni, aspettando molto di più dei due anni e mezzo che corrispondono al peso medio delle riforme in tutto il continente. Discorso simile per le donne”.

PS: Hacker

Sono stato bersaglio di un hacker, che ha attivato, sabato mattina, forse col mio indirizzo email o comunque a mio nome, la richiesta di cambio di password per 3 siti tra cui NoisefromAmerika. Ho informato il webmaster di questo sito, che mi ha suggerito di cambiare la mia password della email e attivare la doppia autenticazione.