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Appunti per un manuale di difesa dalla spesa pensionistica

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Mi sembra che il concetto di giustizia intergenerazionale sia un concetto demagogico che porta alle classiche contrapposizioni tra entità che non hanno nessuna responsabilità sullo stato delle cose: giovani contro vecchi, nord contro sud, bianchi contro neri. Invece un concetto concreto di giustizia ha senso se contrappone responsabilità coscienti e quindi in ultima analisi gli individui concreti che queste responsabilità hanno.

Per cui sarebbe meglio porsi il problema in termini di sostenibilità e di interventi da fare indipendentemente da considerazioni di giustizia astratta. In questo modo si evita la demagogia e forse, trattando gli interventi, questi si possibilmente equi, chi li propone e chi li approva si prende(rebbe) la responsabilità degli effetti. Ma in reatà il problema italiano è che nessuno ha responsabilità di nulla.

Basta seguire la storia delle pensioni italiane per trovare un bel numero di responsabilità che hanno contribuito a questa situazione. Gli interventi che mi vengono in mente sono:

la legge Mosca che ha dato la pensione a circa 40 mila lavoratori del sindacato e dei partiti senza nessun contributo

le pensioni a commercianti e contadini di cui solo una minoranza aveva pagato i contributi ma estese per motivi elettorali a tutti

le pensioni privileguate per intere categorie di lavoratori come gli elettrici e i ferrovieri

i pensionamenti anticipati

le pensioni dei dirigenti la cui cassa in deficit è passata all'INPS

ma sicuramente ve ne sono molti altri dimenticati o da me non conosciuti. Altro caso eclatante sono le pensioni della dirigenza della PPAA e degli eletti nelle varie strutture politiche centrali, regionali e provinciali. Mi sembra che ci sia abbastanza sostanza per porsi il problema non di una giusitizia intergenerazionale ma se mai di una giustizia specifica intervenendo su casi significativi ed introducendo il concetto di responsabilità, dove questo può essere individuato, anche se non sanzionato dalla legge.

Il principio di giustizia intergenerazionale e' per me un ottimo principio di introdurre in Costituzione in posizione gerarchicaamente superiore a quello del compenso che deve essere proporzionale a quantita' e qualita' del lavoro. Entrambi possono essere interpretati da governo e corte in maniena corretta nella sostanza e utile alla societa' oppure in maniera corporativa oppure demagogica, con elevati danni alla societa', ma ritengo piu' a rischio corporativo il principio del compenso proporzionale, a meno che la competenza di giudizio sia sottratta totalmente ai beneficiari diretti.
Poi sono d'accordo con i numerosi casi di ingiustizie specifici sottolineati. Per ognuno sarebbe opportuna una correzione specifica. 

Perche' mai non sarebbe un concetto utile?
Dove starebbe la demagogia?

C'e' una torta, il PIL annuale, che occorre dividere fra persone differenti. La crescita o diminuzione della torta dipende anche da come la si divide visto che alcune persone, oltre a consumarne una parte, la producono mentre altri consumano solo. Tra l'altro, persino l'appartenere al gruppo dei "solo consumatori" dipende dalle regole con cui la torta si suddivide.

Non vedo dove sia la demagogia nel chiedersi:

1) Viste le implicazioni sulla dimensione della torta, qual e' la maniera piu' efficiente di suddividerla?

2) Visto che vi sono svariati gruppi che partecipano alla suddivisione e i tre gruppi "produttori futuri", "produttori attuali", "pensionati" esauriscono la totalita' dei partecipanti, non vedo dove stia la demagogia nel chiedersi come ripartire la torta fra i tre.

Me lo spieghi?

Tutti gli altri fattori che elenchi (alcuni sono erronei, ma fa assolutamente nulla, nessuna voglia di entrare nei dettagli in questa sede) sono rilevanti ma molti di essi sono, appunto, fattori di giustizia intergenerazionale. Per esempio: i pensionamenti anticipati, le pensioni di anzianita' a fronte di una crescita sostanziale della vita attesa, l'assorbimento di alcuni fondi pensione di categoria che avevano pagato troppo contribuendo poco, le pensioni baby nella pubblica amministrazione, eccetera.

Tutti favori reciproci che i componenti di due generazioni circa, forse tre se prendiamo 20 anni come lunghezza di una generazione, a scapito di quelle successive.

Non comprenderlo vuol dire non comprendere dove sia una delle tre grandi questioni redistributive che stanno causando il declino economico. Per chi non avesse memoria: (1) pensionati vs produttori,  (2) protetti vs esclusi (pubblico vs privato e' un caso speciale di (2)), (3) centro-sud vs centro-nord.

Non mi sembra che il fatto di aver incluso nelle categorie di una, secondo me, migliore individuazione di responsabilità,anche alcuni appartenenti alla classificazione che critico possa essere preso come dimostrazione di un errore. Vuol dire solo che usando una diversa classificazione si possono trovare dei sottoinsiemi comuni. La mia spiegazione poi la ho data, Si tratta di distinguere tra i pensionati, quelli dei "favori reciproci" che sono quelli che ho cercato di indicare, con i limiti di una conoscenza parziale, da quelli che non hanno ricevuto nessun favore. Se si analizzassero con più cura anche le altre opposizioni, vi sarebbe secondo me da distinguere non tra pensionati e produttori, ma tra produttori che creano o hanno creato ricchezza e produttori (attivi o in pensione) che invece la consumano solo. Come gran parte della PPAA e l'enorme escrescenza della classe politica e dei suoi clientes. Ovviamente tenendo conto che molti nella PPAA si trovano nella impossibilità di contribuire alla creazione della ricchezza non per colpa loro ma per l'assurdo sistema costruito negli anni dalla "classe dirigente italiana".
Non escludo l'intervento sulle pensioni, anzi ho cercato di indicare alcune aree, che sicuramente sono parziali ed inesatte. Ma varrebbe la pena di fare un po di conti ad esempio sui costi incredibilmente alti della nostra Amministrazione Pubblica, sui costi della politica (vedi ad esempio il molto parziale e limitato calcolo fatto dalla UIL). E questi ed altri discorsi ci portano secondo me a cambiare le tre distinzioni pensionati vs produttori, protetti vs esclusi, centro sud vs centro nord. Andrebbero a parer mio sostituiti da una unica opposizione, tutti coloro che contribuiscono direttamente o indirettamente alla produzione della ricchezza che poi ridistribuita permette alla società Italiana di progredire vs quelli che invece la consumano solo ed in Italia oggi anzi spesso ne impediscono la produzione. In questo modo le tre opposizioni verrebbero certamente ricostruite in buona percentuale, ma sarebbero più concrete e più vicine a principi di giustizia basati su responsabilità effettive e non su mere appartenenze a classi di età o a aree geografiche. E in questo modo anche più comprensibili e sostenibili dai cittadini.

tutti i pensionati, qualsiasi sia la loro pensione ed il rapporto con i contributi, NON partecipano alla produzione della ricchezza (che poi sarebbe il PIL, che diventa ricchezza solo se accumulato, al netto della variazione del valore degli assets). Individualmente possono creare Valore Aggiunto se fanno un doppio lavoro

Ringrazio per la precisazione, e per la pazienza mostrata nel rispondere a chi viene considerato evidentemente un completo imbecille, ma nonostante io non sia un economista mi ero accorto da tempo che i pensionati non producono. Ma io stavo proponendo una "modellistica" alternativa rispetto alle tre opposizioni citate da Boldrin. E quindi il discorso è da intendere che l'opposizione fondamentale sia tra chi produce (o ha prodotto) ricchezza o fornisce (o ha fornito) servizi che ne aiutano la produzione e chi invece non la produce o non la ha prodotta. E questa opposizione va usata come metodo di analisi del paese e quindi declinato in tutti i suoi aspetti: chi non produce o non fornisce servizi alla produzione perché non trova lavoro, chi perché lavora ma non produce ne ricchezza ne servizi, chi concretamente con il suo lavoro impedisce la creazione di ricchezza ecc fino appunto a considerare anche la "giusitizia" per usare una parola difficile e che ha un facile sbocco demagogico, dei trattamenti pensionistici in atto o in progetto.