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Appunti per un manuale di difesa dalla spesa pensionistica

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Pur non giudicandolo ottimale, si propone di agire sulle detrazioni, aumentando la differenziazione tra pensionati e lavoratori attivi. Ritengo sbagliata la proposta per i seguenti motivi.

Le detrazioni all'italiana (e in altri Stati similmente inclinati alle all'incivilta' in materia fiscale), cioe' modulate sul reddito, introdotte da Tremonti ma entusiasticamnete confermate dalla sinistra, sono anche matematicamente equivalenti alla somma di una vera detrazione nel senso comunemente usato nei contesti civili in materia fiscale, cioe' indipendente dal reddito, e una aliquota surrettizia marginale che dipende dal reddito.

In un contesto civile in materia fiscale, il significato e il presupposto delle detrazioni, fisse col reddito, consiste in due elementi:

1) una base minima di reddito non va tassata, perche' serve a vivere (per questo sarebbe piu' civile parlare di deduzioni, cioe' di parte di reddito non tassata, come era grazie a Tremonti ad un certo punto, ma e' stato subito dopo riportato a detrazione da Visco)

2) per produrre reddito, sono indispensabili alcune spese (es. prendere auto o autobus per andare al lavoro) e queste si deducono dal reddito o dalle tasse forfettariamente in misura uguale per tutti, ma anche possibilmente in misura differenziata: di fatto le spese di produzione del reddito sono presumibilmente significativamente diverse per i lavoratori attivi rispetto a chi vive di sussidi o pensione.

Non sembra che il sistema giuridico italiano sia sensibile alla discriminazione di tassazione introdotta con le detrazioni modulate sul reddito, forse anche perche' ad oggi sono poco discriminatorie. Ma sono certo che appena si procedesse ad usare le detrazioni per "colpire" i percettori di pensioni elevate (risultato peraltro praticamente impossibile da ottenere, come ammesso, peraltro), anche i legulei italiani saprebbero capire che detrazioni differenziate di questo tipo sono anticostituzionali, e con questa scusa le boccerebbero per incostituzionalita', facendoci perdere un altro po' di anni.

Nel disastrato contesto italiano e' estremamente difficile fare interventi di equita', ma se dovessi provarci io agirei in questo modo.

Primo, cercherei di elaborare alcune poche norme costituzionali che mettano un minimo di buon senso nella costituzione italiana. L'articolo sulla giusta retribuzione (commisurata a quantita' e qualita' di lavoro) va integrato con un principio di equita' : "senza violare l'equita' tra diverse categorie di lavoratori" e visto che siamo in Italia dove bisogna iper-specificare per evitare interpretazioni ridicole e fantasiose bisognerebbe aggiungere "per sesso, eta', generazione, tipo di reddito, tipo di occupazione, occupazione di diritto privato o pubblico, vietando anche sperequazioni di compenso che eccedano significativamente quelle degli standard internazionali dei Paesi avanzati".

Prima ancora di approvare una norma di questo tipo, farei una norma di correzione delle pensioni che almeno inizialmente parta dall'ordine di 2500 euro lordi al mese (pensioni medio-alte) stabilendo che per la parte eccedente si applica una correzione che tenga conto sia dei principi di equita' scritti sopra sia della corrispondenza tra contributi versati e prestazioni, eventualmente non su base individuale ma per scaglioni di pensione, con delle stime statistiche medie. L'intervento non consiste in una tassazione diversificata (difficile da giustificare) ma in un ricalcolo della pensione, per la parte eccedente.

Il principio che giustifica la correzione delle pensioni medio alte sarebbe 1) che non si tratta di compensi da indigenti (come richiamato dalla sentenza della Corte, richiamanto l'articolo della Cost. sulla giusta retribuzione, chiaramente per le pensioni lorde di circa 1500 euro si presume) 2) che un lavoratore giovane attivo oggi matura a parita' di contributi prestazioni significativamente inferiori, e questo per il principio generale di equita' va corretto.

Anche prima dell'approvazione in Costituzione del principio di equita', il richiamo sensato e argomentato farebbe in modo che un futuro rigetto da parte della Corte Costituzionale aumenti il discredito dei giudici presso la pubblica opinione, facilitando successivi interventi equilibrativi.