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Appunti per un manuale di difesa dalla spesa pensionistica

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Non so quanto c'entri la costituzione a questo punto, dobbiamo accettare che la Corte Costituzionale è un organo Politico, che prende decisioni politiche sulla base delle proprie interpretazioni, è una rendita di posizione particamente... Ringrazio il professor Brusco per la solita accurata analisi, mi auguro non sia necessario passare per la  ipotesi risolutiva indiretta che trovo a dir poco machiavellica pensando agli obbiettivi preposti... 

Quoto parte della sentenza della corte, il punto direi cruciale, mi sento di essere un irragionevole

Tutti i giudici rimettenti ritengono che il comma 25 dell’art. 24 sarebbe costituzionalmente illegittimo per violazione degli artt. 3, 36, primo comma, e 38, secondo comma, Cost., in quanto la mancata rivalutazione, violando i principi di proporzionalità e adeguatezza della prestazione previdenziale, si porrebbe in contrasto con il principio di eguaglianza e ragionevolezza, causando una irrazionale discriminazione in danno della categoria dei pensionati.
La norma censurata recherebbe anche un vulnus agli artt. 2, 23 e 53 Cost., poiché la misura adottata si configurerebbe quale prestazione patrimoniale di natura sostanzialmente tributaria, in violazione del principio dell’universalità dell’imposizione a parità di capacità contributiva, in quanto posta a carico di una sola categoria di contribuenti.

Decisioni come questa attestano che la C.C. è un organo gerontocratico. L'analisi di Sandro dimostra in modo inequivocabile che a fronte di una riduzione del reddito su scala nazionale la corte ha bocciato una norma che ha semplicemente allineato (e non del tutto) le pensioni sopra una certa soglia alla dinamica del reddito nazionale. Come ho scritto in precedenza è probabile che ciò dipenda anche dalla incapacità degli avvocati INPS e del CdM, ma la sentenza è  rivelatrice della  forma mentis dei giudici che hanno pensato soprattutto alle loro pensioni piuttosto che all'interesse generale. 

Il riferimento ai principi di proporzionalità e adeguatezza della prestazione previdenziale sembrerebbe aprire la strada ad un ricalcolo di TUTTE le pensioni, anche quelle già in essere, sulla base del metodo contributivo, come suggerisce Tito Boeri.

Proprio quello che ci vuole per chi non vuole fare niente: proporre una soluzione complicata, e praticamente inattuabile.

Ogni ricalcolo di questo tipo deve fare riferimento alla speranza di vita, non di ora, ma del momento in cui si è andati in pensione.

Poi, le normative di allora consentivano a certi lavori di andare in pensione prima, perché usuranti, e magari ora non lo sono più. Che facciamo, non gli diamo più la pensione?

E la lavoratrice che è andata in pensione prima degli uomini, perché così era la legge, per assistere i suoceri anziani? Oggi pagherebbe una badante.

No, considerato che quasi tutti i pensionati hanno avuto più del giusto (non parliamo delle pensioni maturate su retribuzioni pubbliche due volte superiori a quelle estere),  inutile fare questioni di lana caprina:  è indispensabile un taglio generalizzato semplice a scaglione, minimo per le pensioni più basse e alto per quelle più alte. Proprio quello che la corte costituzionale non vuole.

il testo della sentenza citato non è la decisione dei giudici costituzionali, ma un riassunto delle posizioni dei giudici rimettenti, cioé quelli che hanno sollevato la questione (a Palermo e altrove). Infatti, i giudici costituzionali ritengono infondata la questione di leggittimità costituzionale per violazione degli articoli 2, 23 e 53.  

si scusate sono andato oltre il punto nel quote, si 2,23,53 sono legittimi in sostanza fermatevi al primo punto non posso più modificare :-( , ma per l' art.24 comma 25 hanno dichiarato incostituzionale e la stessa corte ricalca i giudici rimettenti sempre relativamente a 24 comma 25 cmq qui sentenza