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Appunti per un manuale di difesa dalla spesa pensionistica

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Le soluzioni proposte da Sandro Brusco non fanno una grinza. Su Repubblica Federico Fubini ne propone un'altra squisitamente giuridica

Ma il conflitto fra interpretazione della Costituzione italiana, regole europee e risorse è più acuto che mai. Lo è al tal punto che, in ambienti del governo, sta emergendo una tentazione: chiedere un rinvio del caso alla Corte di giustizia europea, per chiarire se la sentenza della Consulta italiana sia coerente con gli impegni di bilancio firmati a Bruxelles. Il nuovo Patto di stabilità (il "Six Pack" e il "Two Pack") sono inclusi nel Trattato, dunque hanno rango costituzionale e il diritto europeo fa premio su quello nazionale. Il governo italiano potrebbe chiedere alla Corte di Lussemburgo se la sentenza dei giudici di Roma sia compatibile con essi.

Oppure il Governo potrebbe proporre una modifica della Costituzione per regolare la tutela dei cosiddetti diritti acquisiti, specie quando confliggono con l'interesse generale.

Il problema è politico, e solo politico. Non c'è nessuno che si faccia carico di rappresentare gli interessi di chi mantiene i pensionati. Stupisce veramente che uno spazio così ampio e così vuoto non trovi alcuno che vi si getti nei modi opportuni. Tra l'altro con la chance, concreta, di vincerla questa battaglia, perchè alla fine qualcosa bisognerà certamente fare, come di nuovo sottolinea Sandro Brusco.

E ci domandiamo perchè questo Paese è in declino?

Cambiare la Costituzione, sì. Ma cambiare la Costituzione negli articoli relativi alla corte costituzionale.

Non si possono cambiare gli articoli relativi ai "diritti acquisiti", perché nella Costituzione non c'è neanche l'ombra di un accenno a questi diritti. La Costituzione è nata nell'immediato dopoguerra, e i diritti acquisiti non erano neanche immaginabili, dopo la distruzione e le rovine della guerra.

Allora, visto che si deve cambiare la Costituzione, tanto vale cambiare composizione e requisiti dei componenti della corte costituzionale, (l'art. 135) permettendo a diverse professionalità di accedervi. E con l'occasione, rifare tutte le nomine.

Sono stati dichiarate illegittime parti di una legge di tre anni fa. La pratica è stata tenuta in caldo fino al momento opportuno, cioè quello in cui un accenno di ripresa economica consente di appropriarsi di queste somme senza danni immediati irreparabili. Una sentenza dopo l'altra, in difesa dei privilegi di pochi e a danno di tutti.

Se non si vuole vivere nella paura di questa spada di Damocle, con sentenze retroattive che scaricano miliardi sui bilanci pubblici, meglio togliere il dente, una volta per tutte.