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L’illusione keynesiana

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Ingenuità

Vincesko 3/4/2015 - 21:58

@Vincenzo Pinto: Mi limito a tre punti:

Citazione n. 1: “A me la tesi pare deboluccia”. Ma no… Comunque mi permetto di precisare che per spiegazione sensata mi riferivo alla risposta congrua alla crisi, che non sempre è Keynes o il neo-liberismo (perciò ho intitolato il mio commento “nessuno è perfetto”). Dipende.

Citazione n. 2: “i paesi considerati "virtuosi" come la Germania e la Francia”. Quali virtuosi? Hanno pecche serie entrambi. Il loro debito pubblico è aumentato relativamente di più, anche per salvare le banche (quello che non sono riusciti a scaricare su tutti gli altri). In Germania, per perseguire il pareggio di bilancio e sostenere la politica mercantilista si sacrifica l’equità e il benessere non soltanto degli altri Europei ma anche quello dei Tedeschi. In Francia, il deficit sarà superiore al 4% per il 3° anno consecutivo; le pensioni sono ancora da riformare; la spesa pubblica è alta.

Citazione n. 3: “le istituzioni internazionali possano al massimo dare raccomandazioni”. Che ingenuo: questo vale per la Germania (ad es. sul surplus commerciale eccessivo, già di per sé sovradimensionato e fatto a misura della Germania dalla prona Commissione Europea, gestione Barroso) e la Francia (ad esempio su deficit e pensioni), non certamente per gli altri, in particolare l’Italia (e la Grecia). In Italia, in forza di queste asserite “raccomandazioni”, sono state varate nella scorsa legislatura (in grandissima parte dopo la crisi greca del 2010) manovre correttive per 330 (trecentotrenta) mld cumulati (cfr. Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti ), le cui misure permanenti dispiegano tuttora i loro effetti, e ben 3 (tre) riforme delle pensioni (Sacconi 2010 e 2011 e Fornero 2011), che hanno reso il sistema pensionistico italiano il benchmark in UE28 per severità e sostenibilità nel lungo periodo (cfr. Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni . Nel trattato (e nei regolamenti) UE è tutto previsto (anche gli obblighi statutari della BCE, in gran parte disattesi), ma la sua applicazione è politica. E decisa a Berlino (e Parigi, per salvare la faccia).