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L’illusione keynesiana

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Concordo in toto,credo che la tua interpretazione sia corretta,anche io sono andato a leggermi l'appendice in inglese,non padroneggio l'inglese,ma ho capito più o meno le cose che scrivi tu. Sarebbe stato opportuno tradurre anche qui l'appendice,perche'li Levine spiega nel dettaglio la sua metodologia ed il suo ragionamento. Peró l'appendice, mi pare di aver capito,e'stata scritta dopo che il nostro aveva letto le critiche che Delong e Company avevano mosso al suo schema! Al netto delle conclusioni personali va dato atto a Levine che si tratta di una ricostruzione molto raffinata,va rispettata la sua scienza al di la delle interpretazioni personali!. Nell'appendice, Levine,in risposta alle critiche di Brad Delong ed altri, spiega perche'utilizza quello schema semplice senza il denaro,ossia perche'ritiene che l'uso dello schema con il denaro complicherebbe il modello introducendo una periodicita',un elemento temporale che andrebbe trattato matematicamente in quanto il denaro implica decisioni/preferenze intertemporali ( spendo ora,tesaurizzo,spendo in un altro momento,etc). Poi dice che,comunque,anche mettendo il denaro non cambia il risultato perche'se,ad un certo punto, il tizio del cellulare decide di non produrre il cellulare ( ossia,e'disposto a scambiare con gli altri solo il denaro,ma non vuole procurarselo producendo il suo cellulare), occorre immettere continuamente dall'esterno denaro nel sistema generando così inflazione,per cui non si risolve niente lo stesso. Alla fine,dopo che nella premessa aveva ben bene bastonato Keynes,nell'appendice lo rivaluta un po dicendo che il suo mini schema dimostra che le conclusioni e le cure che il keynesismo propone non danno risultati certi,per cui ci sono modelli più attuali che funzionano meglio ( e ti credo,sono passati 80 anni dalla Teoria Generale: keynes non disponeva degli strumenti statistici,metodologici,informatici di cui disponiamo oggi!) pur non essendo perfetti neanche loro. Poi dice anche che,per lui,non si può sostenere con certezza come fanno i neo-keynesiani cosa sia un deficit di offerta,e un deficit di domanda perche'l'uno e'il riflesso dell'altra! E qui emerge la differenza "filosofica"di fondo tra un Keynesiano,che interpreta tutte le crisi come shock da domanda,ed un neo-classico,liberista,che pone quasi sempre l'accento sul lato dell'offerta!Infatti Krugman critica il suo modello proprio perche'lo considera una cattiva rappresentazione della teoria Keynesiana( straw man) che e'concepita per "curare"un deficit di domanda,non di offerta( se c'e'un cattivo raccolto/distruzione di grano,la cura keynesiana non fa nascere il grano dal campo!). Alla fine,a mio avviso,la tua interpretazione analitica del modello di D.K.Levine coincide con quello che avevo sostenuto intuitivamente anche io: ossia che la sua ricostruzione e'"metodologicamente", concettualmente, errata perche'non si possono derivare/invalidare le conclusioni macro di un modello economico partendo da una rappresentazione semplificata su scala micro del modello stesso! E'il passaggio dal micro al macro che non funziona,perche'a livello macro,con migliaia di mercati,di agenti,di interrelazioni,gli scenari e le conseguenze possono divergere profondamente da quello che sembra accadere a livello micro! Questo vale,ovviamente,per qualsiasi teoria economica non solo per il Keynesismo!