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L’illusione keynesiana

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La mia ovviamente non era affatto una provocazione. Era un riferimento scherzoso ai tempi in cui iniziai a collaborare con nFA nell’ahimè lontano 2008.

Il problema è che l’articolo sul punto è (volutamente o meno), piuttosto ambiguo, come conferma anche Andrea.

Prendiamo la risposta di Giovanni

 

Il Valore Aggiunto della pubblica amministrazione è in sostanza pari alla somma dei salari (più una stima del rendimento del capitale). Quindi il PIL USA durante la guerra comprendeva tutti i salari dei soldati e degli ufficiali, mentre il Valore Aggiunto dell'industria era mantenuto elevato dall'ingresso nella forza-lavoro di donne (la famosa pubblicità di Rosie The riveteer).

 

Il PIL non è fatto di salari. Secondo quello che capisco io, Giovanni, di fatto, dà ragione proprio ai praticanti della “fede” keynesiana (ce n’è diversi tra i commentatori a questo articolo). Difatti, dire che vi è stato uno sviluppo perché, da un lato, si pagavano i soldati (lasciamo stare le cause della guerra) e, dall’altra, sempre grazie alla guerra, sono entrate nel mondo del lavoro le donne, confermerebbe che, pagando stipendi a queste persone, si è creata domanda che, a sua volta, ha creato sviluppo. Anche l’esempio del commercio estero sembrerebbe dare fiato alle trombe dei fedelissimi. L’Europa poteva essere anche affamata di beni di consumo amerikani, ma non aveva i soldi per pagarli e, quindi, stando ai racconti, forse mitologici - non saprei dire, per questo mi rivolgo a voi - furono gli amerikani, con i piani Marshall a dare agli europei i soldi per comperare le loro merci (e per ragioni geopolitiche di guerra fredda). Fra l’altro Giovanni dice che il reddito era già tornato ad aumentare prima della guerra (da $ 4672 nel 1933 a$ 5999 nel 1938).

Nell’oramai lontano 2008, parlando con Michele, mi disse che c’era un libro che smentiva il racconto per cui il New Deal aveva consentito di superare la crisi.

Lo so anch’io, lo avevo capito ancor prima di finire su di un sito di chicago boys, che le teorie di JMK sono false o superate (v. esempio di Nixon nell’articolo, ma anche il Giappone post anni ’90). Ma c’è differenza tra dire che esse sono false oppure che sono superate.

 

Insomma, secondo me questo è un aspetto di una certa importanza, anche perché, altrimenti i credenti ortodossi continuano con la litania della domanda troppo bassa. Sarebbe bella un’analisi storica oltre che economica focalizzata proprio su questo. Certo non mi faccio illusioni che Fassina capirà J

PIL etc

Vincenzo Pinto 31/3/2015 - 14:31

Prima di tutto il PIL misura il valore aggiunto e per il settore pubblico si usano i salari. Piaccia o meno, tocca farsene una ragione.  Secondo, come facevano presente gli economisti classici gia' nell'800, lo Stato quattrini propri non ne ha (a meno che non si metta a fare l'imprenditore e non produca profitti), quindi i quattrini che usa per pagare i soldati di cui sopra sono sempre presi a qualcun altro (trasferimento fiscale) o a prestito (trasferimento intergenerazionale). Nel caso della 2GM, se la memoria non mi inganna, si scelse per lo piu' l'opzione 2 coniungandola con tassi d'inflazione elevati che si tradussero in una tassa per gli investitori. Inoltre, se come fatto notare da Giovanni il reddito stava gia' crescendo prima del 1940, la spiegazione dei mezzi di produzione inutilizzati a causa della crisi di domanda a fine anni '30 mi pare abbastanza stiracchiata. 

Sulla parte relativa al Piano Marshall, un caveat: gli US prestarono soldi ai partner europei per facilitare la ricostruzione bellica = INVESTIMENTI. Nessun libro di economia mi pare suggerisca di non utilizzare debito per investire.

 Secondo i dati del PIL pro-capite,  in USA vi fu una ripresa dal 1933 al 1937, un piccolo calo nel 1938 e poi un nuovo aumento, superando il livello del 1929 nel 1940.  Non so quanto di questa ripresa sia dovuta alle politiche keynesiane (o meglio agli stimoli statali) o ad altri fattori. La visione tradizionale era molto keynesiana, ma non conosco bene la letteratura.  Non so a quale libro si riferisca Michele ed in ogni caso nessun libro ha la verità rivelata, sia essa Keynesiana o no.  P.es.  A. Field ha scritto una serie di articoli ed un libro * sostenendo che gli anni Trenta furono 'the most technologically progressive decade' del secolo in termini di crescita della produttività aggregata e di innovazione tecnologica, anche se poi molte di queste innovazioni si sarebbero diffuse dopo la guerra.  In questo caso si tratterebbe di shock tecnologici esogeni positivi.

A great leap forward. 1930s Depression and US Economic growth

New Haven and London: Yale University Press 2011

scritto a 4 mani da te e Michele?

viele Danke????

avevo perso la n, grazie per il richiamo. Meglio Dankeschoen?

Prego, si figuri.

Non crede di dover togliere una 'e'? Dankeschoen va decisamente meglio.....

Ecco alcuni link alle ricerche che menzionai ad Axel a suo tempo. C'e' un libro, ora non ho tempo di cercare il link, pubblicato dalla Minneapolis Fed e curato da Hal e Lee.

https://www.minneapolisfed.org/research/qr/qr2311.pdf

http://hlcole.bol.ucla.edu/NewDealucla.pdf

http://www.nber.org/papers/w15258.pdf

leggerò con interesse, così esercito anche my english, which could be better...

Questa è una visione delle cause della GD da parte di economisti molto liberisti e molto teorici (per Michele - i modelli DSGE calibrati con le elasticità off-the-shelf non mi convincono molto).  Ci sono altre visioni e la letteratura è molto variegata (e, come detto, non è un mio tema)