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L’illusione keynesiana

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Tralasciando di commentare insulti, ragioni sparse, e una generale indisponibilità, mi pare invece di poter constatare una sostanziale convergenza di vedute di fondo, ebbene si! A partire da Levine tutti qui sembrano condividere il fatto che la Teoria Generale sia costituita da entimemi a sfondo escatologico, cioè una sequenza di sillogismi imperfetti e teleologicamente orientati, una serie di premesse iperboliche selezionate appositamente per conseguire un preciso risultato sperato. Addirittura, come sembra, nessuno, di nessuna fazione, vorrebbe rinunciare a questa narrazione, e ci si divide semmai solo sul giudizio di valore da dare ad un tale modo di procedere. Ovvero si crede di potersi dividere, si suppone di poterlo fare. Io, mi sono solo permesso di aggiungere che Keynes era consapevole di questi suoi eccessi, per un riequilibrio nella valutazione storica, ma questo non cambia il fatto oggettivo. Il dilemma è dunque quello vecchio come il cucco di ragionare in termini di speranza o di fede. Come la giri e la rivolti siamo messi male; magari se si collaborasse invece di litigare ….

Ma per quanto forti sembrino le espressioni che tentano di istituire questa radicale diversità, l'ambito continua a restare comune nella sostanza. Una diversità che si proclama in modo così rutilante, lo fa perché non può nascondere di essere una distinzione solo fittizia. Se fosse così assoluta come si pretende che sia, la distinzione sarebbe solo espressione di identità, e rimarrebbe da appigliarsi solo alle manifestazioni empiriche immediate e disarticolate per pretendere di istituire ancora quella presunta diversità. Ma le manifestazioni empiriche sono riconoscibili, diventano significative per il ragionamento, solo dopo che esse sono inquadrate in uno schema, cioè solo se vengono assunte all'interno di quei presunti diversi che invece, come si è visto, fin'ora sono l'identico. Allo stadio si può scegliere tra essere romanisti o laziali, nel ragionamento la questione è alquanto più impegnativa.

Faccio un disperato tentativo:

“... the class war will find me on the side of the educated bourgeoise” JMK

 Domanda: Chi qui non si sente appartenere per costituzione alla stessa collocazione scelta da Keynes?

 N.B. Si avverte che la possibilità di scegliere una risposta ha senso solo nell'ipotesi che esista ancora l'ambito della premessa, se poi sia mai esistito. E poiché appare accertato almeno che la premessa ora esiste solamente come forma retorica, la domanda è solo una richiesta di presa d'atto. (Ci spero poco!)

talk about feeding the trolls :-)

seriously, i commenti contengono enough bullshit che stavamo pensando di chiudere le discussioni, ma lascieremo scemare on its own  ...

?!

Matteo2 31/3/2015 - 16:04

Voglio credere che sia il giudizio di chi ha certamente molte cose molto più importanti da fare e non ha tempo da perdere.

Il mio intervento di sopra è il frutto di una giornata intensa di riflessione, sforzo di sintesi e di spiegazione della sintesi, pensato al solo scopo di contribuire costruttivamente, come tutti i miei precedenti interventi ispirati a riflessioni consolidate, che dà completamente, totalmente ragione a Levine e esorta semmai coloro che girano il mondo con l'idea malinconica della lotta di classe ad evitare di usare il sospetto come criterio utile nelle discussioni. È ispirato solo dal desiderio, forse folle, di mettere pace all'interno del pensiero liberale. Io stesso sono entrato con diffidenza in questo blog, ma dopo una sola parola del prof. Boldrin ho capito che la diffidenza era infondata e ho iniziato a leggere fin dai primi articoli, come mi era stato consigliato. Ma so di essere in casa d'altri e sono stato educato a rispettarne ogni eventuale obliquità, per cui non si dia pena, se ha trovato devianti i miei interventi aspetterò qui, proprio qui e solo qui, in questo preciso punto della rete www, un suo eventuale ulteriore commento, anche critico, figurarsi, non ho il dono della verità, mancando qui questo, suo, io eviterò qualsiasi, mio, ulteriore intervento in questo blog. Mi eviterò così almeno l'orrore di constatare che spesso mi sfuggono gli accenti con questa maledetta tastiera inglese e sgrammaticature varie. Così dunque è facile sbarazzarsi definitivamente di me.

Per ultimo, come ultima frase, mi lasci allora però almeno riequilibrare il giudizio, stavolta a vantaggio dei lottatori di classe: il sospetto è sempre un cattivo consigliere, il mito certamente non aiuta a riscattarlo ma, è vero, neanche qualche storto numero e secco come un ramo può servire da scudo; come è possibile pensare e parteggiare?, un tempo … tifavo per una squadra di calcio, il torino.

Sospetto

Vincesko 31/3/2015 - 17:00

@Matteo2: Non ti autoflagellare, non c'è motivo. Detto in generale, il sospetto, se è declinazione del dubbio, non è affatto cosa cattiva, anzi è indizio di capacità critica e di intelligenza. Se è, invece, una delle forme in cui si manifesta la coda di paglia, è segno di debolezza e indizio certo - e perciò indiretta ammissione - di "colpevolezza".

Matteo, sono d'accordo con Vincesko: non autoflagellarti. Capisco tutto quello che hai scritto, e scusa il mio commento tranchantm, ma purtroppo frasi come:

“... the class war will find me on the side of the educated bourgeoise” JMK

 Domanda: Chi qui non si sente appartenere per costituzione alla stessa collocazione scelta da Keynes?

non possono che far partire una discussione che inutile, su cosa sia la borghesia, su da quale parte stiamo, etc... che non porta da nessuna parte. Meglio parlare di modelli e discutere su questi. 

Ok.

Matteo2 3/4/2015 - 00:29

Giornata angustiata a riflettere sulla necessità di una pacificazione. Se questo pare eccessivo tuttavia possiamo chiamarla: composizione temporanea. Finalmente era appunto questo quanto dicevo: passare su un piano condiviso del discorso dove non si faccia uso della dialettica selvaggia derivante dell'uso non mediato dell'immaturo linguaggio della rete. Vincesko coglie nel segno quando rileva che l'immediatezza di questa espressione selvaggia può essere significativa solo di strutture istintive ancestrali, materiale per analisi psicologica, ma non dobbiamo dare troppo peso a queste nostre comuni debolezze, né presupporre malafede, assolutamente non dedurre malafede.

Siamo invece condannati a usare idee e strumenti che nel passato, glorioso passato, erano assenti, senza poter ascrivere questo a colpa, poiché trattasi di incommensurabilità di esperienze e risorse che si sono accumulate sempre più freneticamente, e che a volte siamo noi ad usare male. Ma, oso dire che anche le reazioni di Krugman e De Long sono schermaglia sopra una sostanziale condivisione di fondo. Del resto il primo parla bene solo di “shock” monetario e il secondo parla bene solo dell'intervento che riporta la “serenità” locale, cioè interventi limitati nel tempo e nello spazio, come intendeva Keynes dopotutto. Anche Rowe in fondo pensa solo che eventualmente potrebbe darsi il caso di poter ridurre i costi di transazione producendo qualche free lunch per superare un equilibrio di Nash, parole grosse ma il senso è sempre quello. Nessuno, immagino, può condividere il persistere sulla strada dell'allegro sperpero di denaro pubblico col solito fine di comprarsi l'elettore, tradizione, questa si, ignobile del passato e tentazione ricorrente del presente. Quella di Levine ha tutto l'aspetto d'una provocazione tuttavia, a quanto pare, anche le “controanalisi” si sono volute mantenere su questo piano divertito.

P.S. La domanda era retorica, concedeva solo presa d'atto, non autorizzava discussioni.