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L’illusione keynesiana

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Prima che il Prof. Boldrin ci disinfetti, e tuttavia siamo perfettamente in tema confrontando la sorte di Einstein con quella di Keynes molto di più di quanto si possa superficialmente pensare, una ultima precisazione. Qualche tempo fa seguendo un link trovai la pubblicità di un volume: “La relatività debole. La fisica dello spazio e del tempo senza paradossi” di Franco Selleri, professore universitario di fisica e autore di vari libri, tra cui alcuni che avevo letto; credo che il libro sia uscito a fine 2011. Dal punto di vista stilistico è un vero disastro di libro, siccome uno non lo legge tutto di un fiato si ha più volte la sensazione di non aver messo bene il segnalibro e di rileggere pagine già lette. Sembra una sequenza di capitoli affastellati e ripetuti. Non senza dolore ho potuto scoprire qualche tempo dopo il motivo di questa mancanza di cura, il prof. Selleri è morto nel 2013, evidentemente deve aver avuto qualche avvisaglia e ha lasciato questo materiale che rispecchia il suo pensiero a eventuali generosi continuatori. Ebbene, per quel che si riesce a seguire, sostiene che la relatività ristretta di Einstein è strutturalmente male in arnese. Per estensione questo pregiudica anche quella generale e questa tesi non sembra essere senza riscontro tra coloro che sono esperti del settore, anche le prove di conferma che in un primo momento erano state prese per buone ora sembrano meno sicure, e resta solo la solita orbita di mercurio che però anche con la più maneggevole legge di gravitazione di Newton viene descritta con un errore inferiore all' 1%. Meno seriamente si può digitare su google: “Einstein the plagiarist” per vedere quante se ne dicono sul povero Einstein. Significativamente, invece, Selleri condivide le idee di Einstein sulla meccanica quantistica.

La critica di Levine a Keynes è impostata allo stesso modo di Selleri quando critica o approva il pensiero di Einstein. Si tratta di proteste che emergono da una interpretazione classica del concetto di scienza che sia Einstein che Keynes hanno in certe circostanze dilatato e stemperato secondo una impostazione fenomenologica della ricerca in auge ai loro tempi. Einstein si è poi in effetti diviso in due, una lacerazione concettuale, ma anche Keynes seppure non in modo così drammatico. Allo stesso modo in cui Burali-Forti si chiedeva se lo spazio-tempo di Einstein era una “realtà fisica” oppure era da considerare come un semplice “modello matematico” tra i molti equivalenti, così Levine rileva che Keynes confonde la “realtà economica” con la proiezione di un suo modello, per giunta incoerente sulla base di una più solida analisi, ma anche Burali-Forti valutava l'incoerenza della relatività alla luce della vecchia, più solida meccanica razionale. È chiaro che è in gioco l'impostazione epistemologica di base. Si tratta di vedere se questi attuali sono tempi normali nei quali possiamo pensarci fuori pericolo o gravissimi, e senza bussola, in cui abbiamo ancora un bisogno disperato di fantasia creativa, e molta fortuna, per capire e rimettere in riga una realtà economica imbizzarrita e fuori controllo a causa di interessi economici troppo grandi e scoordinati.

Selleri

Maurizio 7/4/2015 - 19:17

Non intervengo su Keynes, ma di Selleri ho trovato questo scritto:

http://www.sisfa.org/wp-content/uploads/2013/03/16-34Selleribari.pdf

(diciamo che sono un fisico matematico e quindi mi sento più competente e incuriosito su questo tema) e devo dire che lascia molto molto perplessi. Credo che se queste sono le alternative alla relatività ristretta non ci siamo proprio.
Maurizio

Per il link, trattasi dell'intervento al congresso di storia della fisica e dell'astronomia del 2003, ma le cose non sono così semplici, comunque non è mai stata in questione la relatività ristretta, ma la sua interpretazione. Selleri è stato dissidente rispettato e in genere per molti aspetti e molti anni anche ispiratore, ho assistito anni fa ad un suo intervento e agli apprezzamenti di molti studiosi esperti presenti. Diceva di essere un realista con i piedi per terra nel nome di una scienza più seria dal sapore classico; criticava Einstein per la relatività e lo apprezzava per la sua opposizione alla meccanica quantistica, insomma aveva una visione concreta e classica delle teorie della scienza. Del resto su Einstein le polemiche e le perplessità non si sono mai spente, come su Keynes.

Per un fisico matematico potrebbe essere, credo, molto più stimolante leggere Burali-Forti, Boggio: “Espaces Courbes, Critique de la Relativitivité”, se si ha qualche interesse per la storia della epistemologia naturalmente.