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L’illusione keynesiana

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Più che analizzare i buchi logici del keynesismo, mi pare che sarebbe molto più interessante cercare di capire il perché del suo successo, non tanto tra i politici, perchè soggetti eticamente malati è ovvio che auspichino Stato "from cradle to grave", ma tra i comuni cittadini: perché questo avviene, perché Syriza o Podemos non li voto io, perché i referenda sull' acqua, ... ecc. ecc.. Se se ne parlasse con gli psicologi ?

Forse lo slogan : ci pensa lo stato quindi non tu è più efficace... Ad ogni modo trovo più incredibile il successo tra gli economisti, mi permetto di fare un paragone azzardato: facendo un paragone con la fisica è come se esistessero fisici newtoniani e gli einsteniani, sarebbe assurdo, uno è un fisico punto, oggi se un fisico dicesse:" no ma io non credo in Einstein, per me il tempo è una grandezza assoluta", sarebbe una tale assurdità che costui non sarebbe un fisico, ora non so se i termini sono proprio cosí ruvidi, è vero la materia è differente però... 

Come hanno fatto decine di menti brillanti ed altamente qualificate a credere per così tanto tempo ad una teoria sbagliata in modo elementare? Addirittura si parla di "misurazione degli angoli" come termine di paragone.
La nostra intera carriera di economisti si basa su un libro "di aneddoti che di tanto in tanto ci azzecca", scrive DKL
Poteva scrivere direttamente un'abiura...

Non vedo perche' DKL, o io o molti altri for that matter, dovremmo "abiurare" alcunche'!

Si abiura una fede che prima si e' accettato, ma non e' il nostro caso e di tanti altri. Infatti, cosa paradossale ma vera, della quasi maggioranza degli economisti accademici che,  in generale, cannot find anything coherent in JMK.

Il paradosso, si fa per dire, e' che le "conclusioni" (non il modello, non gli argomenti e nemmeno i nessi causa-effetto) di JMK siano "accettate" (o desiderate a priori?) fra chi si occupa di macroeconomia applicata e, in particolare, fra chi lavora per le banche centrali, i governi, le grandi istituzioni internazionali, and so and so forth.

Poi ci sono quelli che, da decenni, passano il tempo a provare e riprovare modelli diversi uno dall'altro e financo incoerenti ed incompatibili fra di loro per darci le "theoretical foundations of Keynesian macroeconomics (conclusions)". E' questa forse l'opera, folle, che ha occupato maggiormente le menti durante l'ultimo mezzo secolo: partire dalle conclusioni di policy, assunte come verita' rivelata, per trovare un insieme di assiomi di comportamento ed ipotesi sul funzionamento di questo o quell'altro mercato, che le giustificassero logicamente. Un'opera mostruosa ed insana che ha prodotto e produce mostri, a mio umile avviso.

Che sia per caso? Non lo credo, non credo sia per caso. Il potere, si sa, logora chi non ce l'ha ed alimenta i pregiudizi di chi ce l'ha. Che e' l'altro messaggio del piccolo pamphlet di David.

Quando ero piccolo, a mio padre, direttore di banca, dicevo: "Papà, che lavori a fare ? Stai in banca, sei il direttore, ti prendi un po' di soldi e torni a casa". Zaleski e la nota Banca ComiC cianno messo altri 40 anni per capirlo ed attuarlo. Forse è questo il meccanismo che rende popolare il baffuto inglese e le sue favole, aumentato dal fatto che i soldi creabili dal nulla tendono ad avere un valore reale che evidentemente tende a zero, un po' come l' aria non lavorata: quindi giocarci/rubarli non è granché grave. Il punto che però sfugge ai 99/100 degli italiani è che basare tutto sullo Stato e sulla moneta fittizia serve a far prosperare non chi investe od innova, ma chi frequenta i corridoi giusti. Che lo auspichi chi ha già il futuro assicurato al proprio concepimento ci sta, che lo appoggi chi, pur valido e preparato, deve portare le pizze col motorino, si chiama "sindrome di Stoccolma".