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Sindacati e disuguaglianza

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Non so se sono d'accordo con il punto di Giulio sulla separazione fra istituzione e autori.

Ovvero, in linea di principio non ho dubbi che ci sia, e i ricercatori possono pubblicare i disclaimer anche in corpo 96, ma finché il paper viene pubblicato sul sito di IMF a me l'associazione pare inevitabile. Soprattutto da parte del pubblico.

E' un po' come dire che ogni giornalista scrive a titolo personale: anche questo potrebbe essere vero, in teoria, però la somma di queste scelte editoriali crea la linea politica della testata che ognuno di noi percepisce.

Stesso discorso per i blog del Fatto Quotidiano, per esempio: sono tutti scritti da esterni, ma il fatto che pubblichino loro e non altri qualcosa sulla testata ci dice, o no?

Altrimenti non potremmo mai criticare giornali in quanto tali, ma solo l'autore dell'articolo X. Ma mi sembra assurdo. Chi non ha mai scritto "Repubblica dice che...". Ogni volta abbiamo controllato che l'autore parlasse in nome della testata?

Edit: mi viene in mente ora. Se io scrivessi nei miei articoli: "Il paper taldeitali realizzato da ricercatori dell'OCSE" i lettori lo percepirebbero come se avessi scritto "Il paper dell'OCSE", temo. Non farebbe nessuna differenza.

Hai ragioni che se qualcuno scrive ''una ricerca fatta da Tizio che lavora a X'' la maggior parte dei lettori leggerà ''una ricerca fatta da X''.  Un po' è dovuto al fatto che il comportamento abituale dei media è quello di non fare distinzioni, un po' è una tendenza naturale delle persone (la stragrande maggioranza) che non conoscono bene il processo della ricerca scientifica. Però, lo stesso, non è una buona ragione per non essere precisi. Bisogna almeno sforzarsi di dare le attribuzioni nel modo corretto, anche se poi il pubblico capisce male.

Bisogna almeno sforzarsi di dare le attribuzioni nel modo corretto, anche se poi il pubblico capisce male.

Su questo sono d'accordo, assolutamente. Non si è mai troppo precisi (anche se a ripensarci ora temo di aver fatto quest'errore, qualche volta. Per la verità non mi ci ero soffermato troppo, ma almeno adesso lo so!).

Confesso però che il punto sull'attribuzione continua a sfuggirmi. Faccio un esempio personale, così magari mi spiego meglio: qualche settimana fa ho scritto un articolo. Poco dopo mi sono accorto che Michele Boldrin l'aveva condiviso sui social network dicendo una cosa tipo: “Se n'è accorto anche L'Espresso”.

Ora, a me quello è sembrato un commento del tutto normale. La redazione ha letto l'articolo, gli è piaciuto ed è andato su. Tutti i lettori, Michele incluso, l'hanno considerato come se fosse dell'intera testata.

Io però non sono un loro dipendente, solo un freelance. Anzi, il mio legame con L'Espresso è con tutta probabilità molto più tenue di quello che esiste fra i ricercatori affiliati e IMF. Anche nel mio caso l'articolo è stato pensato, scritto e realizzato in totale autonomia dalla testata. Quindi mi chiedo: se in un caso ha senso scrivere “L'Espresso dice questa cosa” (e io credo ce l'abbia, nonostante la mia influenza sulla linea editoriale della testata tenda a epsilon %), perché nell'altro no? Oppure l'analogia è sbagliata e c'è qualcosa che mi sfugge nella relazione fra economisti e IMF?

La cosa comunque mi sembra curiosa. Nelle scienze dure le istituzioni fanno carte false per farsi riconoscere la paternità degli studi condotti dai propri ricercatori, sapendo che ne guadagnano in prestigio (“Guardate come siamo bravi!”). Il che non sorprende nessuno, visto che i soldi per pagare i ricercatori li tirano fuori loro! Anzi, è proprio il contrario: se leggi i comunicati stampa sono spesso loro stessi che presentano le ricerche come “dell'istituzione”.

Come mai in economia è diverso e c'è questa tendenza a mettere paletti? C'entra forse il ruolo “politico” (con parecchie virgolette) che hanno IMF e OECD?

ome mai in economia è diverso e c'è questa tendenza a mettere paletti? C'entra forse il ruolo “politico” (con parecchie virgolette) che hanno IMF e OECD?

Si secondo me la ragione è proprio quella che hai indicato, ed il motivo per il quale viene scritto il desclimer poi magari gli economisti ci illumineranno meglio, per fare un esempio, se la stessa ricerca venisse da un affiliato del World Economic Forum non credo che avrebbe attirato l' attenzione di Giulio Zanella sbaglio ? vedendo invece IMF ha pensato che il giornalista volesse utilizzare come volano l' istituzione per rendere più credibile il tutto(ed in effetti è vero)... mi viene in mente Pietro Rizza della Banca d'Italia quando ha partecipato alle giornate NFA ha parlato per conto e nome suo non per la Banca d'Italia lo ha voluto giustamente specificare per evitare problemi e parlare liberamente, immagino, mentre nessuno si sognerebbe di dire non parlo a nome del giornale per il quale lavoro ma è una mia opinione personale... mentre penso che Draghi non possa esprimersi liberamente nemmeno con il desclimer :-)

PS: ho visto l' articolo complimenti vermanete bello, non so se lo hai calcolato, ma posso chiederti qual' è il paese che ha la deviazione standard più alta rispetto al proprio PIL procapite ?  Tanto per avere  un' idea di chi è più differtente...

Ho visto l' articolo complimenti vermanete bello, non so se lo hai calcolato, ma posso chiederti qual' è il paese che ha la deviazione standard più alta rispetto al proprio PIL procapite ? Tanto per avere un' idea di chi è più differtente

Grazie! La deviazione standard non l'ho calcolata, però se vuoi giocare con i dati qui c'è il foglio che ho usato per costruire la mappa.

Grazie Mille ;-)

Non so se ho capito bene la domanda, ma se e' quali Paesi (falliti) hanno le maggiori disparita' regionali di reddito pro-capite, tra quelli avanzati ritengo siano Francia e Italia. Qui ci sono dati ormai un po' datati ma ritengo ancora validi di confronto storico: http://www.progettoitaliafederale.it/differenze.html