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La lettera tragicomica del governo greco

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Gent. sig. Ernesto, essendomi rimasta una sola cartuccia (commento) per oggi ho scelto di usarla con lei perchè ritengo che più sono bassi (semplici) gli argomenti su cui si discute più facilmente di dovrebbe arrivare ad un chiarimento condiviso e di reciproca soddisfazione.
In primo luogo mi corre però l' obbligo di esprimere il mio dispiacere per il fatto che continuo a non riuscire a capire una parte delle sue frasi:
cosa vuol dire per esempio 'se l' inflazione viene derelazionata ai tassi' ? da dove viene la parola 'derelazionata'? cosa significa? è una parola del gergo economico? è un neologismo? e quali sono i tassi da cui viene derelazionata?
e poi cosa vuol dire 'una forte inflazione NON INDICIZZATA ai tassi'? quali tassi?
cosa è una inflazione indicizzata?
Passando al merito del suo commento devo evidenziare che il valore del debito pubblico secondo me non cresce di per sè con l' inflazione. Questo mese per esempio il debito pubblico italiano è pari 2.182 mld di euro. Questo debito è costituito sostanzialmente da una massa di pari importo di titoli di stato con vita residua media di 6 anni. Quindi ogni anno da qui al 2021 andranno mediamente in scadenza circa 350 miliardi che dovranno essere rinnovati dallo stato italiano con nuovi titoli di pari importo. Se il bilancio dello stato fosse in perfetto pareggio (entrate = spese + servizio del debito) non ci sarebbe bisogno di emettere titoli di stato aggiuntivi e quindi il debito pubblico italiano rimarrebbe fisso sempre al valore nominale di 2182 mld. In presenza di inflazione il PIL nominale ( al denominatore non a numeratore) aumenta e quindi il rapporto tra Debito e PIL diminuirebbe.
Mi sembra chiaro anche con un esempio con un mutuo: se faccio un mutuo a tasso fisso trentennale e il mio reddito cresce nel tempo anche solo per fattori inflattivi, l' impatto del mutuo totale, così come delle singole rate, sul mio reddito annuale diminusce.
Non ho più parole .
Corrado Tizzoni