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La lettera tragicomica del governo greco

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Roger, per favore leggi prima questo Krugman d'annata, poi riparliamo dei vantaggi dell'autarchia Se non hai voglia di leggerlo tutto tieni a mente questa frase:

In ogni caso, la percentuale di crescita degli standard di vita essenzialmente uguaglia la percentuale di crescita della produttività nazionale, non la produttività relativamente ai concorrenti, ma semplicemente la produttività nazionale. Anche se il commercio mondiale è oggi più sviluppato di quanto non sia mai stato, gli standard di vita nazionali sono grandemente determinati da fattori nazionali piuttosto che dalla competizione nei mercati mondiali.

Se la Grecia (o l'Italia) non aumenta la produttività è destinata a star male, indipendentemente da quanto si apra o si chiuda.

Sul fatto poi che l'apertura dell'economia implichi l'impossibilità di politiche redistributive, non so proprio da dove venga questa idea, che pure vedo ripetuta a iosa. Dal punto di vista teorico è chiaro che non è così. La redistribuzione pone limiti alla quantità di reddito che può essere prodotto a causa dei disincentivi che crea, ma questo è vero tanto in una economia aperta quanto in una economia chiusa. Dal punto di vista empirico, nelle economie aperte moderne la redistribuzione è massiccia, per esempio dai giovani ai vecchi. Magari uno può essere insoddisfatto di come viene fatta. Ma se la redistribuzione si fa troppo poco, o troppo, o nella direzione sbagliata o chessoio il problema è di politica interna, non di apertura nell'economia.  Per esempio, Renzi ha deciso di dare 80 euro mensili in più ai dipendenti con reddito tra 8mila e 24mila euro. Poteva darli a chi aveva tra 0 e 8mila euro, oppure poteva eliminare l'IRAP per il 2014, oppure tante altre cose.  La sua scelta è stata dettata da ragioni politiche interne. L'apertura dell'economia italiana non è certo stata un impedimento.