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Riforma delle banche popolari: cosa c’è di sbagliato.

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Articolo interessante,   ma per me rimane una questione di fondo  su cui mi piacerebbe capire di piu.  Stessi clienti, stesso business, stessi mercati. OK.   E allora?  il problema e'  la  scarsa contendibilita' di questi istituti (garantita dal voto capitario), che tende a non disciplinare i comportamenti   garantendo a pochi ben-connessi di fare il bello e il cattivo tempo a scapito della maggioranza a vita?  (questo il punto, a mio avviso  molto importante,  evidenziato qui da  Luigi Guiso).  C'e' altro? (trattamento fiscale o altro?) Nei giorni oassati   ho letto  un appello di due economisti a FAVORE della biodiversita finanziaria (!)  e contrario alla riforma delle popolari....non vi ho trovato argomenti chiari  di principio   ma mi piacerebbe se qualcuno  spiegasse  i principi economici, e le evidenze, dietro queste realta'  istituzionali diverse (ammesso che ce ne siano).    

concorrenza

dragonfly 2/3/2015 - 10:08

  il problema e'  la  scarsa contendibilita' di questi istituti (garantita dal voto capitario), che tende a non disciplinare i comportamenti   garantendo a pochi ben-connessi di fare il bello e il cattivo tempo a scapito della maggioranza a vita?  (questo il punto, a mio avviso  molto importante,  evidenziato qui da  Luigi Guiso).  C'e' altro?

beh, almeno dal punto di vista della concorrenza, sì.

anche una dirigenza che si rinnova esclusivamente  per cooptazione necessita lo stesso di un criterio aziendale, cioè del patto implicito ma conosciuto da tutti che ne ispira la vita e le opere.  le banche popolari non lavorano alla fine per compensare gli azionisti, ma per rimanere nell'ambito, anche se ormai confuso, della parte politica che le ha generate. a oltre vent'anni dallo scioglimento  della DC queste sono ancora tutte aziende democristiane,  pure se pare assurdo. da qua discende la primaria difesa del controllo e le degenerazioni che ne conseguono. 

e costituiscono allora un cartello di fatto, all'interno del quale si regolano le controversie, si organizza il mutuo soccorso, ci si legittima a vicenda; non ci si strappa clientela, managemement e zone di influenza.  l'efficienza, sarà quella di tutti i cartelli, cioè quella del membro peggiore. niente di innovativo verrà mai da un cartello.

copioincollo la cronologia delle acquisizioni della bper:

La banca nasce nel 1867 come Banca Popolare di Modena Scarl. Nel 1983 in seguito alla fusione con la Banca Cooperativa di Bologna assume il nome di Banca Popolare dell'Emilia, sostituito nel 1992 con l'attuale ragione sociale dopo la fusione con la Banca Popolare di Cesena.

Nel 1997 viene acquistato il Credito Commerciale Tirreno.

Nel 1998 acquisisce la Banca del Monte di Foggia, Banca popolare del Sinni e Banca Popolare di Aprilia.

Nel 1999 acquista Banca popolare di Castrovillari e Corigliano Calabro, Banca popolare di Salerno, Carispaq (Cassa di Risparmio dell’Aquila).

Nel 2000 acquisisce la Banca popolare dell'Irpinia.

Nel 2001 acquista il Banco di Sardegna e la Banca di Sassari.

Nel 2003 viene fondata la controllata Banca della Campania, che include la Banca popolare dell’Irpinia, la Banca popolare di Salerno e l’ex Credito Commerciale Tirreno; successivamente viene inglobata anche la Banca del Monte di Foggia (2006).

Nel 2004 viene acquistata la Eurobanca del Trentino e ABF Factoring, mentre nel 2005 ABF Leasing.

Nel 2008 nasce la Banca Popolare del Mezzogiorno, dalla fusione della Banca popolare del Materano e della Banca popolare di Crotone.

Nel 2009 le azioni BPER vengono quotate alla Borsa Italiana, nel segmento Blue Chip del mercato MTA.

Nel 2010 viene incorporata la Cassa di Risparmio di Vignola.

A seguito di fusione, incorpora Meliorbanca[5] nel novembre 2012 e Banca Popolare di Lanciano e Sulmona, Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila e Banca Popolare di Aprilia nel maggio 2013[6].

Sempre nel 2013 ha acquisito il controllo della Cassa di Risparmio di Bra.

Il 30 ottobre 2013 il Consiglio di Amministrazione ha approvato una riorganizzazione dell'intero gruppo bancario, attraverso la fusione per incorporazione nella capogruppo di tutte le sue banche aventi sede nella penisola[7]. Il 27 maggio 2014 il CdA ha reso noto, dopo l'approvazione del progetto di fusione, che l'incorporazione di Banca popolare del mezzogiorno, Banca della Campania e Banca Popolare di Ravenna sarebbe stato perfezionato a fine novembre 2014[8], divenendo poi efficace in data 24 novembre 2014.

a ben vedere, c'è tutto.