Titolo

Riforma delle banche popolari: cosa c’è di sbagliato.

2 commenti (espandi tutti)

Caro Stefano,

hai centrato un punto fondamentale:

la vera differenza tra banca cooperativa e banca non cooperativa è (o dovrebbe essere) proprio nei limiti all'opertività. Mi spiego meglio: posto che  la b.c. nasce per erogare ai soci (sulla base del presupposto che questi sarebbero altrimenti esclusi dal mercato perchè marginali o non redditivi) quando smette di farlo o di farlo prevalentemente, dovrebbe cessare di essere cooperativa allineando la forma alla sostanza ed eliminando il voto capitario. Con le BCC  la normativa prevede addirittura dei limiti di legge che impediscono che ciò accada, vincolando l'operatività a zone di competenza e a soggetti ben definiti. ecco, a voler essere sintetici e secondo la mia opinione, o sei BCC o sei SpA. Tertium non datur  

A questo punto credo però che quello c'è di sbagliato nella c.d. riforma delle banche popolari sia proprio il fatto di aver ricondotto la questione ad una di attivi patrimoniali, anzichè al modo di operare della banca.
E che quindi sia stato un errore non imporre la trasformazione di tutte le banche popolari, o quanto meno di tutte quelle che non rispettano più il requisito di "banca del territorio", che mi sembra quello più adatto alla forma di banca popolare.

Mi pare che in tutta Europa vi siano almeno 3 modelli bancari (almeno in quella di matrice tedesca che conosco di meglio):

  1. 1) la banca privata di capitale (con diversi modelli di operatività, tipo retail, private, merchant)
  2. 2) la banca cooperativa, il cui obiettivo è servire i soci, e quindi con il limite della mutualità prevalente
  3. 3) la banca "territoriale", spesso legata agli enti pubblici (landesbank, sparkasse, kantonalbank), ma anche a volte alle associazioni imprenditoriali locali (mi pare che tali siano le banque populaire francesi e fossero anche le banche popolari italiane), che oltre alla territorialità può anche avere altri limiti operativi (che non conosco, per questo mi interessavano comparazioni con altre realtà, salvo che so che nel codice bancario svizzero le banche cantonali hanno una loro sezione specifica, per esempio).

A queste potremmo aggiungere i conti postali, normalmente utilizzati come conti di pagamento o di deposito garantito dallo stato.

Mi pare che in Europa siano sempre state considerate queste differenze anche nella regolamentazione, stando attenti a dare dei limiti precisi a ciascun modello.
In Italia invece  si è tolta ogni distinzione operativa tra le banche popolari e quelle di capitale, mantenendola unicamente (perchè conveniva ai politici che facevano la legislazione, vedi  "abbiamo una banca") nella forma di gestione societaria.

E la riforma Renzi non tocca questo problema. Salvo risolvere alcuni casi specifici, i più critici in questo momento. Con il rischio di dover ripetere in futuro interventi ad-hoc.

La mancanza di un modelli e regole chiari è in definitiva il limite principale di ogni intervento legislativo italiano, ma questa sarebbe un'altra storia.

P.S.

Vista la regola dei tre colpi, noto qui che si,  grazie, avevi già risposto qui anche a quanto esponevo più sotto, che era una risposta a marcodivice. Grazie ancora.