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"Anno I E.R."?

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Sono d'accordo con Giovanni quando dice che Renzi e' uno che vuole stare al potere e capisco anche quando dice che dato il contesto, puo' essere considerato meno peggio degli altri.

Non sono d'accordo invece quando Giovanni diceche gli Italiani hanno dimostrato di non volere le riforme necessarie, nel senso che dimostrare questo punto mi sembra meno scontato del previsto. A una prima vista sembra banale: l'Italia e' in declino da oltre 20 anni e per tutto questo tempo non ha trovato il modo di cambiare e rialzarsi, per cui guardando ai risultati deve voler dire che agli Italiani va bene cosi'. Se guardiamo alla cosa piu' a fondo, la situazione e' meno banale e chiara. Giovanni cita il fatto che Fare ha preso meno del 2%, e secondo me e' sbagliato. Ora io vorrei rispondergli parlando di tre cose:
i. Fare
ii. L'astensionismo
iii. Il contesto Italiano

i. Fare e' nato 6 mesi prima delle elezioni di marzo 2013 e ha compiuto una traversata solitaria nel deserto contro incumbent che stavano li' da molto piu' tempo, come nota giustamente Michele.  E' imploso perche' ha gestito male l'affaire Giannino a una settimana dal voto e non sapremo mai come sarebbero andate le cose altrimenti. Questo fatto si e' trascinato e ha ucciso il partito anche dopo le elezioni, purtroppo. Io non interpreto il risultato di Fare come Giovanni che dice che questo dimostra che gli Italiani hanno scelto di non riformarsi perche' hanno preferito non votare l'unico partito che diceva loro la verita' quando ne hanno avuto per una volta uno da votare. Non lo credo perche' e' vero che gli Italiani sono individualisti razionali, ma e' anche vero che nel mondo reale non basta spiegare le cose alle persone razionalmente una volta per fargliele capire, ma bisogna vendergliele, bisogna convincerle, bisogna stare in mezzo alla gente e passare tempo con loro, bisogna fargli credere quello di cui un partito e' capace. E c'e' poco da fare, per farlo ci vuole tempo (time consistency). Grillo non ci ha messo 6 mesi ad arrivare al 25%, ma e' stato in incubazione per anni, ha fatto eventi che riempivano le piazze e raccolte di firme prima di presentarsi alle elezioni, poi se non ricordo male si e' presentato alle regionali e solo dopo alle nazionali. Inoltre, credo che avrebbe fatto una bella differenza se Fare nel 2013 avesse preso piu' dell'1% e rotti e se poi non fosse imploso na causa di lotte interne. E penso che avrebbe potuto prendere piu' dell'1% senza l'affaire Giannino. Prendiamo San Marino: e' un'enclave straniera nel mezzo dell'Italia. Li' hanno votato gli Italiani residenti a San Marino e le votazioni si sono chiuse la domenica prima del voto in Italia, come per tutti i paesi stranieri. Lo scandalo Giannino e' scoppiato il lunedi' dopo. Per cui possiamo immaginare che gli Italiani di San Marino abbiano votato senza avere lo scandalo in testa. Li' Fare ha preso il  3,75%. La settimana dopo a Rimini e Pesaro ha preso l'1% e rotti. Certo non prova niente, ma suggerisce che se Fare non si fosse suicidato probabilmente ci sarebbe stata piu' trippa. Per pura speculazione, se Fare avesse preso il doppio o il triplo di quello che ha preso effettivamente, arrivando oltre il 2 o 3%, e se, di conseguenza, non fosse imploso per lotte intestine, avrebbe potuto strutturarsi come un partito normale in vista delle elezioni successive (come il MS5 o altre start-up), andando a pescare tra le rovine del centro destra, tra i liberali del centro sinistra e tra l'astensione

ii. L'astensione appunto. In Italia il numero di astenuti e' in crescita costante. Questo puo' essere visto come contrario all'ipotesi di Giovanni che gli Italiani non vogliono riformarsi. Io la vedo cosi': gli Italiani sono scoraggiati e non credono nel sistema, perche' pensano che il sistema li freghi. Facendo cosi' non votano, perche' hanno capito che i vari partiti sono manifestazioni diverse della stessa casta. Non votando, la castacontinua a vincere, perche' il numero di seggi in partlamento e' fisso e si spartisce tra quelli che partecipano al gioco. In questo senso, alla casta non gliene frega molto dell'astensione. Per fargliene fregare bisognerebbe cambiare la legge elettorale e dire che il numero di parlamentari totali eletti non e' fisso, ma e' proporzionato al numero di votanti. :-)
In ogni caso, l'astensione e' un segno che c'e' una maggioranza relativa di Italiani non contenti, che pero' non riesce a organizzarsi e a trovare rappresentazione...

iii. ...perche' la casta ostacola fortemente questa possibilita':
- Lo fa mettendo barriere all'ingresso per nuovi partiti (vedi le firme da raccogliere anche solo per presentarsi)
- Lo fa mettendo in campo leggi elettorali che premiano la fedelta' al capo piuttosto che l'accountability elettorale (gli italiani avevano votato a un referendum negli anni 90 per avere il sistema maggioritario, e la casta non ha mai obbedito alla legge in pieno, perche' ha messo in campo il matterellum che era un sistema misto, e poi se ne e' fregata e ha proprio cambiato la legge e lasciato perdere sta cosa del "si vota la persona e non il partito" che c'era con i collegi uninominali)
- Lo fa controllando l'informazione, tramite finanziamenti diretti e moral suasion indiretta (in Italia l'informazione non e' libera secondo gli standard internazionali) e questo influenza in maniera determinante quello che gli Italiani considerano normale e accettabile. I giornali e i telegiornali Italiani sono dichiaratameente di parte e annacquano le notizie, se le danno, e sopiscono i commenti, in modo che alla fine niente sembra uno scandalo e la gente si assuefa a come vanno le cose
- Lo fa organizzandosi militarmente e da una parte mentendo spudoratamente agli elettori, confidando sulla compiacenza dei mezzi di informazione, e dall'altra comprando consenso coi soldi pubblici presso le proprie constituency e occupando le posizioni che contano

In conclusione, non sono convinto che gli Italiani in generale non vogliano riformarsi, potrebbe essere cosi', ma la situazione che abbiamo non ci da prove decisive. Invece sono convinto che ci sia una casta, cioe' una minoranza ben organizzata, che impedisce in tutti i modo che ci possa essere un ridirezionamento della politica Italiana in un verso a lei ostile. Per cui, alla fine, concordo con Michele: una volta che stabiliamo che qualcuno (e.g., un Renzi) passa la linea e diventa parte della casta, non ha piu' tanto senso stare a vedere chi e' meno peggio dell'altro.

Penso che, forti dell'esperienza, gli Italiani non debbano accontentarsi di nessun politico che non sia al di sopra di una soglia minima.