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Qual è il numero ottimale di immigrati?

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In Italia ci sono 3 milioni di disoccupati in senso tecnico, più 3.6 milioni di "scoraggiati" (NEET), più 50 milioni di ore di cassa integrazione nel 2014; più un numero che non sono in grado di calcolare ma che considero rilevante di persone che risultano formalmente occupate (in genere nel settore pubblico) ma non svolgono un'attività economicamente produttiva. In gran parte sono  over 20 e under 35, parlano già l'italiano, conoscono (talvolta vagamente) le leggi del paese. Alcuni sono laureati, altri se necessario potrebbero farlo.  Le persone che occorrono per aumentare il PIL anche del 50% sono già qui, non occorre farne venire altri da fuori; se proprio fosse assolutamente necessario si potrebbe fare rientrare qualche emigrato. Siamo già oltre i 200 abitanti km² e così anche Cochrane sarà contento (chissà perchè così pochi emigrano in Russia, 8,4 abitanti km²). Quello che occorre è fare le riforme necessarie perchè tutta questa gente diventi produttiva ed il problema è risolto. Se viceversa non siamo capaci di farle non riusciremo a rendere produttivi neanche gli immigrati, pochi o tanti che siano.

In Italia ci sono

Ce ne sono di piú di quelli che conti tu, basta andarsi a guardare gli inattivi.

E tanti di questi inattivi sono tali perché bisognava fare delle riforme strutturali 30 anni fa, ma tanti di questi inattivi sono tali perché bisognava fare una politica demografica 40 anni fa (bisognava sostenere maggiormente il tasso di fertilitá), o una diversa politica immigratoria 20 anni fa (bisognava importare piú immigrati e di migliore qualitá).

Queste cose non sono state fatte, ed oggi il sistema paese é molto piú inefficienti di quanto potrebbe essere se fossero state fatte.

I disoccupati, scoraggiati, cassintegrati, improduttivi che citi sono tali in parte perché il sistema non é stato riformato in tempo, ma anche perché non avendolo fatto, la struttura demografica si é deteriorata talmente tanto da diventare un potente generatore di inefficienza.

Giappone, Germania, Grecia, Spagna e tanti altri paesi sono nella stessa barca (verso cui si dirige anche la Cina), ed ognuno di questi paesi mitiga il problema come puó (in alcuni casi, esportando una parte del problema ai propri partner commerciali), ma alla fine, rispetto agli investimenti in conto capitale, sono tutti molto piú inefficienti di quanto potrebbero essere con una struttura demografica migliore, perché quella con cui si ritrovano danneggia necessariamente il loro mercato interno.

Le decine di migliaia di ragazzi italiani che emigrano a Londra ogni anno, ed ogni anno in numero sempre maggiore, avrebbero avuto piú possibilitá di trovare lavori produttivi in Italia se negli ultimi 20 anni l'Italia avesse incentivato l'immigrazione di almeno 6 milioni di laureati.

Ma si può seriamente ragionare in questi termini? La frase "far rientrare qualche emigrato" mi ha fatto correre un brivido lungo la schiena: chi dovrebbe far rientrare chi? Sulla base di cosa? In che quantità?
Trovo davvero fastidioso poi operare questa continua distinzione tra lavoratori italiani e lavoratori immigrati, stabilendo che i primi siano più meritevoli dei secondi per il solo fatto di essere nati in un paese piuttosto che in un altro. La nazionalità non è un merito! Non c'è alcuna ragione per cui un italiano abbia più "diritto" di lavorare in Italia di uno straniero.
Questo ovviamente non significa che il problema della disoccupazione (e della non-occupazione) giovanile non sia reale e drammatico, ma l'immigrazione c'entra poco o nulla, i problemi sono ben altri, non ultimo il sistema educativo subsahariano che ci ritroviamo.