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Qual è il numero ottimale di immigrati?

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Gli immigrati in alcuni casi come in Italia delinquono piu' degli autoctoni anche a parita' di altre condizioni (eta', residenza regolare), almeno questo mostra uno studio dettagliato di M.Barbagli qui riassunto: http://www.cestim.it/argomenti/11devianza/carcere/due-palazzi/studi_explorer_%201%20-%204/pagine%20web/rapporto_fra_immigrazione_e_crim.htm. Secondo me uno Stato puo' limitare i flussi di immigrazione in entrata se cosi' democraticamente desiderano i suoi abitanti. Cosi' e' stato storicamente in quasi ogni situazione di cui abbia conoscenza, per Stati comparabili con l'Italia. In Germania ad esempio la legge prevede che non possano immigrare da fuori la UE lavoratori non qualificati. Non c'e' nemmeno una quota, non e' previsto. Ritengo sia difficile argomentare che esista una legge economica approssimativa per cui PIL o benessere definito in qualsiasi altro modo aumenti o diminuisca come funzione delle percentuali di immigrati, ci sono troppe variabili in gioco, troppe situazioni diverse. Ritengo sia preferibile che la scelta sia risultato di voto democratico, combinando quindi le valutazioni personali di tutti i residenti. Il voto democratico non assicura un risultato ottimale, come dimostra il disastro senza fine prodotto dallo Stato italiano pur in presenza di democrazia formale, ma rimane preferibile rispetto ad altre alternative. Semmai in Italia il problema e' che interessi della Casta e di minoranze organizzate e malfunzionamento degli apparati dello Stato tradiscono quanto democraticamente vorrebbero gli italiani (il 65% secondo i sondaggi desidera meno immigrati di quanti affluiscono).

forse, visto che il link non funziona. Ma che l'immigrante che tipicamente arriva in un paese con seleziona avversa come l'Italia delinqua piu' del cittadino italiano non e' da escludersi.  E se uno e' un piccolo borghese terrorizzato dal diverso ed incapace di comprendere il valore della mobilita' sociale in modo tale da avere un sistema di preferenze lessicografico con in cima la parola "reati", tutto torna. 

Peccato che l'immigrato lavori anche di piu' (a parita' del resto), costi meno in pensione (perche' una certa % se ne ritorna a casa), faccia piu' figli (che in una societa' demograficamente morta come l'italiana aiuta) ed abbia in media maggiore iniziativa imprenditoriale dei residenti (perche', altrimenti, non sarebbe emigrato ...) e tante altre cose che, una volta ancora caro Alberto, sopraffatto dalle tue personali ossessioni non riesci a vedere.

Ma forse non hai letto l'articolo di John attentamente: dice che democraticamente occorre stabilire criteri e regole, poi lasciare il resto all'iniziativa degli esseri umani.

Tanto e' inutile, oramai in Italia le fobie dominano il dibattito politico. Il 65% degli italiani vuole "meno" immigrati? Certo. Vogliono tutti che rimanga fuori l'immigrato dell'altro: non quello che gli cambia il pannolino, non quello che gli pulisce la casa, non quello che gli fa la colazione al bar o gli serve la cena al ristorante o gli vende il latte a tarda notte nel negozietto cinese mentre tutti i negozi dei bottegari italiani per bene son chiusi da ore, non quello che gli pulisce la fogna o la strada, non il garzone del negozio che possiede, non quello che gli raccoglie a basso prezzo i pomodori nel campo, eccetera. No, non quelli. Quelli degli altri, quelli che delinquono.

 

in un paese con seleziona avversa come l'Italia

Questo é un punto centrale.

Una regolamentazione sbagliata ha sostanzialmente prodotto effetti probabilmente opposti rispetto a quelli che si aspettavano o promettevano i promotori [*].

Perché mai un immigrato di qualitá dovrebbe scegliere l'Italia rispetto ad almeno una cinquantina di paesi piú promettenti?

[*] Ripensandoci, ai promotori potrebbe convenire non incentivare l'immigrazione di qualitá. Fondamentalmente, se la Bossi-Fini ha scoraggiato l'immigrazione di PhD e laureati ed incoraggiato quella di avanzi di galera, il maggior beneficiario elettorale oggi sará probabilmente il Sig. Salvini.

http://www.cestim.it/argomenti/11devianza/carcere/due-palazzi/studi_explorer_%201%20-%204/pagine%20web/rapporto_fra_immigrazione_e_crim.htm

In ogni caso se avesse torto il piccolo borghese e avesse ragione il grande intellettuale sul fatto che l'immigrazione di massa sia vantaggiosa e positiva per l'Italia, questa immigrazione di massa ai vertici mondiali in Italia c'e' stata dal 2002 al livello di 450mila immigrati netti all'anno e continua ad esserci anche in anni di crisi, sia pure diminuita, mentre altrove come in Spagna e' stata azzerata.

Io questi vantaggi non li vedo, certo bisognerebbe fare il confronto con l'Italia senza immigrati.

Paesi come Giappone e Corea del Sud, con natalita' uguale a quella italiana ma senza immigrati sembra che vadano avanti meglio dell'Italia. Anche la Germania, che ha avuto dal 1994 al 2008 immigrazione netta quasi zero e natalita' simile a quella italiana, va meglio dell'Italia.

Per quanto riguarda poi la selezione degli immigrati, sono proprio quelli di massa non qualificati che andrebbero limitati. Come accade praticamente ovunque negli Stati avanzati.  Non vedo lamentele di massa in Italia su immigrati qualificati, istruiti e ben remunerati (quei pochissimi che ci sono). Invece per gli immigrati istruiti e richiesti per impieghi ben pagati ci dovrebbero essere porte aperte. Come in Germania.

Il problema è, come disse Michele Boldrin qualche anno fa, un sistema economico che non premia competenza e professionalità e che sopravvive a mezzo di prodotti e tecnologie arretrate ed in via di progressivo sottosviluppo.

Che poi questo sistema non attiri lavoratori qualificati, capaci e/o intraprendenti, ma attiri chi campa di wage dumping (magari in nero) è solo la conseguenza.

In Germania ci sono due grosse differenze rispetto all'Italia:

1) È praticamente impossibile trovare casa in nero e lavoro in nero => quindi è difficilissimo immigrare clandestinamente se poi non si trova né alloggio né salario.

2) I lavori poco qualificati sono fatti "quasi gratis" da disoccupati sussidiati e da lavoratori part-time esentasse a 450 euro (che a volte sono le stesse persone) => quindi il mercato stesso scoraggia l'immigrazione di persone che non hanno competenze insostituibili.

 

P.S.: In Corea entrano ogni anno 6 immigrati ogni 1000 abitanti, più che in Italia. Quasi tutti dalla Cina. http://www.keepeek.com/Digital-Asset-Management/oecd/social-issues-migra...

concordo. Un'altra differenza tra Germania e Italia e' che in Italia si puo' legalmente immigrare da tutto il mondo per fare (o dicendo di fare) il venditore ambulante autonomo, in Germania no, l'immigrazione non qualificata non e' legale. Fanno eccezione solo i comunitari perche' cosi' impongono le regole europee.

I dati sulla Corea e il confronto che fai con l'Italia sono veramente fuorvianti.

In Italia l'immigrazione netta e' stata circa 450mila all'anno,  circa l'8.2/1000 rispetto ai residenti dal 2002 in poi, e l'immigrazione consiste in un numero dell'ordine di 475-500mila in entrata e un numero modesto, 25-50mila in uscita.

In Corea c'e' una quota legale massima di circa 60mila sull'immigrazione (immagino di lungo termine), in un anno tipico entrano 300mila stranieri ed escono 240mila stranieri temporanei, e l'immigrazione netta e' dell'ordine di 60mila all'anno, 7.5 volte inferiore all'Italia.

In Corea pertanto c'e' molta meno immigrazione che in Italia, per un fattore 7-8.
In Italia dal 2002 in poi invece c'e' immigrazione simile agli USA, e ~3 volte che in UK e Francia. Solo recentemente i numeri sono declinati per la crisi economica persistente. 

I suoi dati sono veri come è altrettanto vera l'influenza dell'età che però non basta per spiegare il dato da lei sottolineato, il problema sono gli irregolari. Come è riportato in questo articolo

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/06/22/i...

'La condizione d' irregolarità - si legge nel rapporto - incrementa fortemente il rischio di coinvolgimento in attività criminali, in quanto preclude l' accesso a opportunità di guadagno lecite, aumentando la propensionea delinquere». Non è un caso che gli irregolari rappresentino l' 80% degli immigrati coinvolti in attività criminali, mentre la loro quota sul totale degli stranieri residenti è molto al di sotto del 20%. Insomma, la probabilità di commettere crimini per gli stranieri irregolari è pari a 16 volte quella dei regolari (che mostrano invece tassi di criminalità simili al resto della popolazione italiana). Da qui il paradosso. Le restrizioni all' immigrazione (regolare) hanno due effetti: precludono l' ingresso a una parte di cittadini stranieri e contribuiscono a formare sacche d' illegalità, a cui si associano elevati rischi per la sicurezza.'

E come si legge qui :

 http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2009/10/06/visualizza_new.html_965638031.html

' Il tasso di criminalità degli immigrati regolari, in Italia, è "solo leggermente più alto" di quello degli italiani (tra l'1,23% e l'1,4%, contro lo 0,75%) e addirittura è inferiore tra le persone oltre i 40 anni.'

E qui la differenza d'età basta a spiegare la piccola differenza tra i tassi . Da questi dati si evince che non è tanto l'immigrazione in sé a causare criminalità quanto il rispetto delle regole sull'immigrazione, se fosse assicurato il rimpatrio per gli irregolari tali problemi non si presenterebbero. Il problema sono le regole più che i numeri.