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Tutti monopolisti, tutti fottuti: una parabola italiana

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Scusate se ogni tanto ritorno a questo vecchio post, ma non sono ancora riuscito a mettere in ordine tutti i tasselli che ruotano attorno a questa vicenda, mi fornisce l'occasione questo articolo di Giavazzi.

Nella prima parte vengono citate le liberalizzazioni dei farmaci da banco, alcune semplificazioni per la costituzione di societa' e la liberalizzazione dell'entrata di soci di capitali nelle farmacie. Fino qui nessun problema, mi e' chiaro che aumentando la concorrenza i benefici non possono che ricadere sui consumatori.

Piu' avanti pero' un passaggio non mi risulta chiaro.

La Camera ha introdotto una norma «anti booking.com». Oggi gli alberghi possono fare di tutto (ad esempio offrire sconti a categorie particolari di clienti) ma non vendere la stessa camera, sul proprio sito internet, a un prezzo inferiore a quello offerto a siti quali booking.com. Consentirlo vuol dire sancire per legge il diritto degli hotel a fare free riding sull’investimento pubblicitario di booking e piattaforme simili: i clienti confrontano gli hotel su booking e poi acquistano la camera sul sito dell’albergo.

Ora, se il free riding lo fa chi lo eroga il servizio si ostacola la concorrenza (nonostante il cliente benefici di un prezzo piu' basso per la stessa prestazione), mentre se lo fa un operatore specializzato questa e' innovazione al quadrato?

Per come la vedo io, i servizi come quello citato hanno permesso agli utenti di confrontare tra loro le offerte di diversi operatori economici, e questo e' un bene! Adesso che questi aggregatori di offerte hanno a loro volta acquisito una posizione dominante, con barriere all'entrata decisamente piu' alte di quelle per aprire un bed&breakfast, mi sarei aspettato che l'attenzione per una maggiore concorrenza si spostasse su di loro.

La faccio semplice, questi portali non fanno il lavoro gratis, chiedono agli albergatori una percentuale che viene girata sul cliente. Dato lo squilibrio delle forze in campo l'albergatore non ha margini di trattativa, puo' solo prendere o lasciare. Siccome ormai tutti gli albergatori usano questa forma di vendita (provate per credere con gli hotel di una qualsiasi localita' turistica) questo si traduce tout court con una percentuale garantita agli intermediatori e pagata dai clienti. Sbaglio?

Poi Giavazzi passa a Uber, ma su questo vi ho gia' annoiato in passato e non ritornero', se non per dire che nel ritratto del ragazzo della banlieu parigina di Bobigny manca sempre la domanda che mi frulla per la testa ma fin ora non ha trovato risposta: "ma tu le tasse sugli incassi che fai con Uber le paghi?"

DISCLAIMER

Non sono un tassista, ne ho alcuna simpatia per monopoli, oligopoli e cartelli ma nemmeno per evasori ed elusori fiscali. Annoto solo che su questi temi mi sembra che si consideri il problema sempre da un solo punto di vista senza valutarne tutte le sfaccettature. Siccome non sono un esperto cerco le risposte che da solo non trovo tra chi ne sa piu' di me.

P.S.

Nemmeno il prof. Zingales ha risposto alla mia curiosità sulle imposte degli UBER popper.

Non è chiaro neanche a me il punto di Giavazzi su booking.com. Se l'hotel fa lo sconto sul prezzo di booking.com, e booking.com non può offrire lo stesso prezzo scontato, ha sempre la possibilità di cancellare l'hotel da quei listings. A quel punto l'hotel si troverà con meno visibilità e farà le sue scelte.