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Tutti monopolisti, tutti fottuti: una parabola italiana

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Nel frattempo, le reazioni contro Uber più che monopolistiche si fanno para-mafiose:

http://italians.corriere.it/2015/02/12/benedetta-ha-paura/#.VNx7NmDt4ZY....

Volevo postare questo link del WSJ su Uber per sentire da chi ne capisce di economia quali fossero le sue impressioni, quando mi sono imbattuto su questo post. L'avevo seguito all'inizio e non so per quale motivo mi sono perso il seguito, peccato per una volta avrei potuto intervenire con un contributo migliore delle mie solite considerazioni di economia da tinello.

Lo faccio ora in ritardo rispondendo qui e in questo thread a tema più ingegneristico. Magari non servirà, ma vabbé!

Premetto che ho conosciuto Michele Boldrin per la prima volta leggendo il suo (e di D.K. Levine) Abolire la proprietà intellettuale. Da anni seguo la questione soprattutto dal punto di vista dell'informatica e l'ho trovato pieno di idee  interessanti. Da lì ho cominciato a seguire nFA.

Nella discussione sopra però trovo una incongruenza nei post di Franceso Lovecchio e ivan_zatarra leggendoli uno dopo l'altro mi sembra di intendere (correggetemi se sbaglio) che in Italia non nascano società innovative perché siamo un paese bloccato da tante cose e tra queste anche dai brevetti.

La tesi del prof. Boldrin mi sembra differente, sia nel libro che in questo post.

I numeri di brevetti per abitante (qui in forma più sintetica con dati 2012) però smentiscono questa assunzione. Le guerre commerciali a colpi di brevetti tra SAMSUNG ed Apple sono una testimonianza che questi innovatori usano anche l'arma brevettuale per le proprie strategie commerciali.

Tra l'altro l'Italia alza la testa in queste classifiche proprio nel settore del Design Industriale, che è un suo punto di forza soprattutto per l'esportazione.

 

Allora

michele boldrin 26/5/2015 - 06:24

Due cose diverse. 

1) Si', la mia tesi e' altra. Fra i mille problemi italiani che ritardano il paese ed impediscono innovazione e cambio tecnologico avere una legislazione sui brevetti simile a quella di quasi tutti gli altri paesi europei viene di certo dopo il numero 762 circa ... :)

2) D'altro canto, le lotte legali che citi (e mille altre) NON provano quello che dici. Se vuoi lo dibattiamo ampiamente ma credo l'evidenza (ed il consenso fra chi questi temi li studia) e' altro. I brevetti non vengono usati come strumenti di strategia commerciale e nemmeno per incentivare l'innovazione. Vengono usati solo per una guerra semifredda di mutual destruction (tanto, entrambi i lati ne hanno sempre cosi' tanti che tutti fanno causa a tutti) che ha l'unico effetto di arricchire i patent lawyers e far spendere alle imprese coinvolte centinaia di milioni di legal fees. Ottenendo, come abbiamo visto in quello che citi e dozzine di altri casi, esattamente nulla sul piano commerciale e tecnologico. In altre parole, la presenza dei brevetti genera un equilibrio di Nash del tipo "dilemma del prigioniero" in cui entrambi i contendenti, in equilibrio, perdono (somma negativa) ed il sistema aumenta i propri costi, diventando quindi piu' inefficiente.

Questo e' esattamente quello che, nel libro con DKL che citi, argomentavamo gia' 8 anni fa. 

P.S. Nel caso specifico del settore informatico chi volesse saperne di piu' cerchi i lavori di Jim Bessen e parta da li'. 

1) Anzitutto grazie per il confronto.

2) Non c'è bisogno di dibattere il tema perché sono pienamente d'accordo con la sua tesi. Questo voleva essere il senso di quel anche.

questi innovatori usano anche l'arma brevettuale per le proprie strategie commerciali

Concordo sul fatto che queste strategie sottraggono risorse alla ricerca per spostarle verso battaglie legali di dubbia utilità (per l'innovazione). Il riferimento al numero di brevetti per abitante voleva solo sottolineare che il nostro paese non primeggia né in innovazione né nella produzione di brevetti.

Grazie per la dritta su Bessen, sto cominciando dai lavori più recenti, come The Anti-Innovators.

Cool

michele boldrin 27/5/2015 - 05:33

Jim ha appena pubblicato un altro libro nel quale si allarga un po' ma che contiene spunti interessanti

http://www.amazon.com/Learning-Doing-Connection-between-Innovation/dp/03...

Hieronymus, non vedo l'incoerenza tra i due commenti che citi perché si riferiscono a due cose diverse. In quel mio commento intendevo suggerire che se le amministrazioni di Torino avessero voluto/dovuto seguire le indicazioni di quel documento per costruire, ad esempio, un "facebook d'ufficio", allora Mr Zuckenberg sarebbe stato inidoneo a partecipare, visto che non è ingegnere e nemmeno laureato. Simili considerazioni per gli altri esempi che avevo citato.

sull'articolo del wsj, non ho capito cosa ti ha colpito.

Torno dopo molto tempo su questo commento per chiarire i miei dubbi sul "fenomeno UBER".

Vado per le spicce, mi sembra che il business di UBER sia una specie di giano bifronte. Da una parte si sottolinea giustamente che intacca le rendite di posizione dei tassisti (incumbent), portando liberalizzazione in un settore che ne soffre la scarsità. Dall'altra le modalità con cui questo avviene sono ai limiti della legalità, contratti precari per gli UBERpopper, una policy sulle assicurazioni opaca e, in un paese come l'Italia, lo spalancare le porte all'evasione fiscale da parte degli Upopper che non sono tenuti a rilasciare ricevute scontrini etc... né sono soggetti ad una forma di tassazione alternativa, magari usando proprio UBER come sostituto di imposta.

Il problema è intricato e dovrei articolare meglio il mio pensiero, comunque la mia impressione è che il risparmio offerto al cliente non sia solo frutto dell'erosione di rendite di posizione, ma anche l'effetto di eliminazione di costi strutturali (assicurazioni, previdenza sociale etc...) e fiscali.

L'articolo del WSJ, che citavo nell'altro intervento, svelava il malcontento degli operatori americani che vedevano ridurre i propri margini di guadagno dalla politica sempre più aggressiva della società che una volta radicatasi ha cominciato ad attuare nei loro confronti atteggiamenti "padronali", del tipo o mangi 'sta minestra...

Della cosa in Italia si è smesso di parlare da un po', nel frattempo anche a Parigi e Madrid si sono assistite a proteste di tassisti. Quello che invece non sapevo è cosa stava succedendo in Germania e l'ho scoperto qui. Questo tra l'altro risponde ad un altro mio dubbio sul fatto che UBER non avesse mai tentato di coinvolgere anche i tassisti nel business.

Sulla faccenda fatico ad avere un'opinione chiara, sarei ad esempio favorevole ad un intervento legislativo che favorisse un miglioramento del servizio per gli autisti professionisti (Ublack) cercando in cambio anche una forma di tassazione all'origine evitando sentenze come questa.

Avrei altre domande e opinioni sul tema, ma ho promesso di rimanere stringato.

Fra una decina d'anni le self-driving cars avranno sostituito completamente anche questo mercato. E anche le nostre abitudini di viaggio, oso prevedere che faranno concorrenza a molti voli di breve distanza. 

ci vediamo fra dieci anni.

Anch'io sarei sulla posizione di dragonfly. 

Ne discutevo recentemente ad HK con un giovane (italiano, ma ovviamente scappato all'estero) molto preparato sul tema e ad esso quasi totalmente dedicato (well, nei ritagli di tempo che GS gli concede :)) e la mia impressione e' che, come spesso accade, gli entusiasmi degli adepti ad AI siano eccessivi e tendano a comprimere in lustri o decenni i mezzi secoli ...

Eccessi di HAL a parte, "2001 Odissea nello spazio" non era considerato troppo avveniristico quando usci, credo nel 1969 ... 

Anche se con modalita' piu' onorevoli di quelle con cui ha lasciato Frankfurt, UBER scende a compromessi con il suo principale concorrente sul mercato cinese: Didi Chuxing, che sembrerebbe piu' una compagnia di taxi, che eroga servizi a chiamata via smartphone, che una applicazione per mettere in contatto passeggeri e guidatori.

Candido il commento del CEO Travis Kalanick:

However, as an entrepreneur, I've learned that being successful is about listening to your head as well as following your heart. Uber and Didi Chuxing are investing billions of dollars in China and both companies have yet to turn a profit there.