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Tutti monopolisti, tutti fottuti: una parabola italiana

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New Deal, non afferro tutto di quello che scrivi (cfr. Jacques Derrida), però il numero elevato di avvocati in Italia non è rilevante per il discorso che si vuole sostenere, ammesso che l'abbia capito.

In Italia diventare avvocato è relativamente facile, certo in alcune regioni è più facile che in altre, e vi è una tendenza a considerare la carriera d'avvocato meno rischiosa di quella di filosofo o di archeologo,  e più semplice di quella di ingegnere o di contabile. Da noi ci sono tanti avvocati quanti, in proporzione, negli USA. Due realtà che non hanno nulla in comune. Nel 2013 in Italia c'erano 230 mila iscritti all'albo, ma di questi solo 177 mila sono iscritti alla Cassa forense, e di quelli iscritti alla Cassa, ben 34 mila con un reddito inferiore ai 10,3 mila euro (fonte Bilancio d'esercizio 2013 Cassa forense). Negli USA ci sono quasi 1,3 milioni di avvocati (fonte American Bar Association). In England&Wales ci sono quasi 160 mila solicitors (senza contare i barristers che comunque sono pochi) per una popolazione di poco inferiore a quella italiana.  Nè lì né qui tutti fanno effettivamente l'avvocato, e di quelli che lo fanno, molti sono in realtà anche in altri business. Il punto è che mentre negli USA si fanno concorrenza tra loro, da noi la concorrenza è molto regolamentata nonostante il numero elevato di membri. Che credo sia il punto dell'articolo.

Certo se poi fossero di meno, mi verrebbe più facile "piazzare" quello di Harvard. Il fatto che quello con LLM a Harvard non si è  piazzato da solo mi mette invece ansia.