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Tutti monopolisti, tutti fottuti: una parabola italiana

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Ti dirò, in realtà ho numerato le cose per come mi venivano prima in mente.

La questione delle tariffe è quella più simbolica (un po' come l'art. 18) e quindi mi è venuta in mente per prima. Tuttavia, non è la più grave delle limitazioni, perchè nei fatti le tariffe non vengono comunque seguite nei rapporti con i privati e anche nei rapporti con le società sono così basse che (se la società non è influenzata da qualche politico e prende quindi l'avvocato che dice il politico) puoi fare prezzi abbastanza aggressivi. Ciò non toglie che debbano essere abolite. E teoricamente lo sarebbero pure state. Ma il CnF ha diramato circolari e pareri che di fatto le hanno reintrodotte (contra legem!).

Infatti è stato multato dall'antitrust di recente. Siccome il tuo consiglio nazionale locale ti punisce seguendo la "giurisprudenza" del CnF, fin quando non cambieranno le direttive di quest'ultimo, di fatto le tariffe minime rimangono in vita.

A mio parere, comunqe, delle cose che ho elencato quelle più pesanti sono:

1) Il divieto di socio di mero capitale. Non a caso gli avvocati di tipo A (*) si sono battuti con le unghie e con i denti per evitarlo;

2) In genere tutti i costi fissi per mantenere il titolo, che sono stati creati artificialmente nel corso degli ultimi 10 anni. Obbligo di iscrizione alla cassa, obbligo di formazione, vari obblighi molto dettagliati, come per esempio ultimamente l'obbligo di avere il POS ecc. ecc.

3) Tutta la disciplina che il codice deontologico mette sotto il nome di "Accaparramento di clientela". Se lo leggi ti mette i brividi. In sostanza sono vietate tutte quelle normali attività che un normale essere umano compirebbe per guadagnarsi dei clienti.

4) La disciplina sui siti internet e sulla pubblicità. Secondo un parere del CnF i gli avvocati addirittura NON dovrebbero usare siti internet perchè ciò costituirebbe appunto "accaparramento di clientela".

(*) Bisogna liberarsi di quel riflesso condizionato, che a volte ho visto anche su queste pagine, secondo il quale i 250k avvocati italiani costituiscano una categoria omogenea.

In realtà ci sono pochi potenti (che chiamo avvocati di tipo A) che tengono in mano le redini del gioco e che hanno interessi CONTRARI a quelli dei tanti avvocati di tipo B,C,D.... Z.

La cosa che mi ha sempre stupito è che gli avvocati dei tipi più "modesti" non riescono lontanamente a capire questa semplice verità: che i loro interessi sono contrari a quelli dei tipi superiori.

E' frequente sentire un avvocato di tipo Z pontificare che il socio di capitale deve essere vietato perchè altrimenti "i poteri forti si impadroniscono della professione" (questo è il mantra che va per la maggiore negli ultimi tempi).