Titolo

Tutti monopolisti, tutti fottuti: una parabola italiana

3 commenti (espandi tutti)

Banale

michele boldrin 4/2/2015 - 06:54

1) Ci vuole un titolo di studio? Certo. Ma non tutte le lauree, i master ed i PhD sono uguali. Una laurea a Princeton ed una a Messina son due cose diverse, completamente. Idem per un doctoral degree a WUStL ed uno in Macedonia. E cosi' via. Come la mettiamo? La mettiamo che, di per se, il titolo di studio conta abbastanza poco perche' e' ENORME la varieta' di titoli possibili e la distanza nella preparazione fra l'uno e l'altro e' almeno pari a quella nella preparazione di uno con il titolo peggiore ed uno senza titolo ... Quindi? Quindi stabiliamo criteri MINIMI, veramente minimi indeed, che permettano di esercitare una certa professione e poi ci affidiamo alla reputazione accumulata.

2) Per professioni il cui esercizio possa generare rischi per terzi (medicina ed ingegneria, dire ... fatico a pensare ad altre) forse vogliamo, oltre ad un titolo di studio minimo, anche un esame di stato uguale per tutti che certifichi che certe conoscenze minime sono soddisfatte. Questo, in principio sembra ridondante ma accetto l'osservazione che vi sia "cheating" negli istituti che conferiscono il titolo (potrebbe esserci cheating anche nel concorso, quindi sarebbe necessario un secondo, ma fermiamoci subito ...) Benissimo, facciamolo. Non gestito dagli ordini ma da corpi accademici esterni, senza numero chiuso. Concede abilitazione all'esercizio della professione.

Poi? Poi basta, finito.

Il vero problema, che pochi sembrano aver colto, non e' quello degli ordini e dei mille esami e test e concorsi con il trucco del numero chiuso eccetera.

Il vero problema e' che nel pubblico MAI si misurano le performances e MAI si promuove o assegna persona a funzione in base a risultati pregressi e continuamente mantenuti. Si usano invece "concorsi".

Mi sembra tutto molto semplice. 

Scusami, ma questo è un punto che anch'io non ho mai compreso.

Se aboliamo il valore legale del titolo di studio, significa che NON può essere necessario un titolo di studio per esercitare una data professione, in quanto quel titolo di studio non ha valore legale.

Okey, prendo atto che non si tratti di abolire il valore legale di tutti i titoli di studio, ma di quasi tutti.
Manteniamo Medicina e Ingegneria...

Se mi dici "Ingegneria" poi diviene difficile escludere Architetti e Geometri dal lato edile e Periti Tecnici per la progettazione di impianti elettrici.
Nello stesso modo, se mi dici "Medicina" poi diviene difficile escludere Psicologi ed Infermieri.
E' solo una riflessione che non incide sulla sostanza del discorso...

Poi se pensiamo realmente a "professioni il cui esercizio possa generare rischi per terzi", direi che ce ne sono moltissime: come un cattivo avvocato oltre a farti perdere migliaia di euro, ti può anche mandare all'ergastolo, nello stesso modo praticamente tutte le attuali professioni possono generare GROSSI rischi per terzi.
Comunque chiudiamo questi dubbi e facciamo finta che vi sia un accordo su quali siano le professioni per le quali serva necessariamente un titolo di studio.

Quello che mi sembra di capire da tutto il discorso è:
1) Il mercato da solo, almeno in taluni casi, non è in grado di tutelare a sufficenza determinate situazioni (altrimenti non si parlerebbe di creare delle sovrastrutture addizionali).

2) Qualsiasi tipo di sovrastuttura si possa creare avrà un costo sociale, in quanto (in modo grande o minore, ma) "sporcherà" il livello di concorrenza/innovazione del settore, creando "zavorra economica".

3) Quindi si deve cercare un equilibrio:
meno sovrastrutture = miglior livello economico generale per la nazione
più sovrastrutture (fatte bene) = più garanzie di qualità

4) A questo punto divengono fondamentali 2 cose:
- Avere un sistema che generi meno zavorra possibile.
- Monitorare attentamente la situazione per evitare che degeneri.

Capisco bene?

Abolire il valore legale del titolo di studio vuol dire ANZITUTTO abolire l'ipotesi ridicola secondo cui tutte le lauree sono uguali ed il loro essere necessarie per praticamente tutto.

Nei paesi che funzionano, non si capisce come magicamente lo facciano, e' cosi'. Non possiamo fare lo stesso? Ossia eliminare il valore legale e' stabilire requisiti MINIMI per esercitare certe attivita'?

Il resto che aggiungi va benissimo. E' teoria, ma va benissimo. Certo, sappiamo da almeno mezzo secolo (in realta' da un secolo) che in presenza di informazione privata ed asimmetrica il "mercato walrasiano" non solo non funziona ma nemmeno c'e'. E che occorre creare meccanismi che inducano una qualche forma approssimata di "truth telling". E' vecchia come il cucco. Non e' questo il problema italiano. Il problema italiano e' che siamo PRIMA di quello stato del mondo, siamo ancora nello stato del mondo per cui OGNI professione e' una gilda ed il diritto di appartenere alla gilda te la possono dare o ben il signorotto della citta' o i memrbi della gilda stessa o, spesso, entrambi assieme perche' sono in combutta. Altrimenti stai fuori dalle mura e ti fotti.