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Tutti monopolisti, tutti fottuti: una parabola italiana

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Personalmente, non ho ereditato lo studio nè ho contatti politici; neppure faccio parte degli organi direttivi della Cassa forense.

Mi fa piacere che tu non abbia ereditato lo studio e non abbia amici potenti, tuttavia non capisco il titolo che hai dato al commento. Forse hai dimenticato un "not" dopo "it's".

All'indomani dell'esame di abilitazione, infatti, un avvocato scopre che:

1) Non può farsi pagare quanto vuole (tariffe minime) nè come vuole (patto di quota lite);

2) Deve versare una somma fissa (nel minimo) alla cassa, anche se ha reddito zero. Poca cosa dopo il nuovo regolamento della cassa, ma è pur sempre una percentuale rilevante del reddito annuo di uno che ha appena iniziato;

3) Deve versare ovviamente la quota di iscrizione annuale all'ordine. Se guardiamo alla sostanza si tratta di una tangente;

4) Deve spendere una somma annuale (per quanto piccola) per ottenere i crediti che gli servono per la (ridicola) formazione obbligatoria;

5) Non può farsi finanziare da terzi non avvocati (socio di capitale);

 

Se vuol farsi pubblicità, deve attenersi alle regole del codice deontologico, tante e dettagliate tanto! Le prime cose che mi vengono in mente al riguardo:

 

6) Se ho tra i clienti, che so, Barack Obama, non posso dire alla gente : "Hey venite da me che sono così bravo che mi ha scelto anche Barack Obama", anche se Obama mi ha espressamente autorizzato a farlo.

7) Non  posso dire quante cause vinco generalmente in  percentuale, nè quanto tempo in media mi ci vuole per portare a compimento l'incarico;

8) Se ho un sito web non posso scegliere l'indirizzo che voglio. Inoltre, non posso metterci pubblicità. Per questo motivo ho dovuto rinunciare ad utilizzare il mio sito per raccogliere clienti e l'ho dovuto trasformare, tempo fa, in un blog.

9) Se voglio tenere una rubrica su un giornale (o alla radio o in TV), lo devo comunicare all'ordine;

10) Non posso mettermi d'accordo con terzi (avvocati e non) affinchè mi portino clienti, gratis o a pagamento. Per fare un esempio, è vietato mettersi d'accordo con uno studio tecnico perchè ti passi le pratiche di sinistri stradali;

11) Non posso offrire le mie prestazioni in luoghi di svago, al domicilio dei clienti o comunque in luogo  pubblico o aperto al pubblico (sic!);

12) Poi c'è questa che riporto integralmente dal codice deontologico, perchè devo ammettere che non l'ho mai capita: "E’ altresì vietato all’avvocato offrire, senza esserne richiesto, una prestazione personalizzata e, cioè, rivolta a una persona determinata per un specifico affare."

13) Infine mi pare di ricordare abbastanza chiaramente un parere del CnF in cui si statuiva che il codice deontologico deve essere rispettato anche se contrario agli interessi del cliente. Sappia chi legge, quindi, che teoricamente siamo costretti ad anteporre tutte le norme che vanno sotto il titolo di "rapporto di colleganza" ai loro interessi.

Queste sono solo alcune delle folli regole a cui siamo sottoposti.

Francamente, non vedo come si possa parlare di concorrenza.

Ci sono tanti avvocati non certo perchè l'avvocatura è aperta alla concorrenza, ma perchè dopo gli anni 90 c'è stato il boom degli iscritti in giurisprudenza (oggi credo il dato sia in calo). Anche se probabilmente la maggior parte di questi iscritti non voleva fare l'avvocato, si è ritrovata comunque a farlo perchè ottenere il titolo di avvocato è molto più facile che ottenere quello di notaio o diventare magistrato. La bassa propensione al rischio tipica degli italiani e l'aiuto di mamma e papà fanno il resto.

E'  ovvio, comunque, che se si continua su questa linea di rendere il mantenimento del titolo sempre più costoso prima o poi tutti questi avvocati dovranno cambiare mestiere. Ma non sarà stato a seguito di una naturale concorrenza, evidentemente.

Se sei tra quelli che vuole la concorrenza tra gli avvocati, quindi, dovresti chiedere l'abolizione del codice deontologico e di tutte le altre regole e regolette che la impediscono quella concorrenza.

L'esame andrebbe abolito anch'esso, pur se non è obiettivamente l'ostacolo principale allo svolgimento della professione.

I consigli, se non vogliamo proprio abolirli, potremmo trasformarli in organi che abbiano il compito di tenere dei dati statistici sulle percentuali di vittoria degli avvocati (con nome e cognome!) e sul tempo medio che impiegano a portare a termine le cause. Ovviamente con criteri e sistemi che tengano conto della tipologia di causa, del numero ecc. ecc.

Insomma, se io, per esempio, voglio divorziare, vorrei potermi connettere con il consiglio dell'ordine della mia città e vedere quale avvocato vince la maggior parte dei processi e quanto tempo ci mette(*), contattarlo e vedere se posso permettermi di assoldarlo.

Per forza di cose i dati sulle cause vengono raccolti nei tribunali... è un vero spreco non utilizzarli per fare una cosa del genere.

Il tirocinio andrebbe abolito. Non si impara nulla che non possa essere insegnato nelle facoltà ed è semplicemente manodopera a costo zero per gli avvocati avviati.

(*) Anche se la durata del processo dipende essenzialmente dal giudice, in piccola parte dipende anche dall'avvocato. Scegliere tra citazione e decreto ingiuntivo (e la scelta dipende dall'avvocato) può avere influenza sui tempi. Così come può averla chiedere o meno un'ordinanza in corso di causa ecc. ecc.

vietatissimo

dragonfly 4/2/2015 - 00:29

1) Non può farsi pagare quanto vuole (tariffe minime) nè come vuole (patto di quota lite)

giustamente, al primo posto.

chi non  è a conoscenza della operosità e chirurgica efficacia dell'ordine professionale, potrebbe fare una ricerchina seguendo appunto il "patto quota lite".  era stato quasi miracolosamente inserito in una lenzuolata di bersani, ha avuto una vita grama e controversa di pochi anni  e poi è finito strangolato esplicitamente.   non sia mai che cliente e professionista si accordino per tale opzione.

Ti dirò, in realtà ho numerato le cose per come mi venivano prima in mente.

La questione delle tariffe è quella più simbolica (un po' come l'art. 18) e quindi mi è venuta in mente per prima. Tuttavia, non è la più grave delle limitazioni, perchè nei fatti le tariffe non vengono comunque seguite nei rapporti con i privati e anche nei rapporti con le società sono così basse che (se la società non è influenzata da qualche politico e prende quindi l'avvocato che dice il politico) puoi fare prezzi abbastanza aggressivi. Ciò non toglie che debbano essere abolite. E teoricamente lo sarebbero pure state. Ma il CnF ha diramato circolari e pareri che di fatto le hanno reintrodotte (contra legem!).

Infatti è stato multato dall'antitrust di recente. Siccome il tuo consiglio nazionale locale ti punisce seguendo la "giurisprudenza" del CnF, fin quando non cambieranno le direttive di quest'ultimo, di fatto le tariffe minime rimangono in vita.

A mio parere, comunqe, delle cose che ho elencato quelle più pesanti sono:

1) Il divieto di socio di mero capitale. Non a caso gli avvocati di tipo A (*) si sono battuti con le unghie e con i denti per evitarlo;

2) In genere tutti i costi fissi per mantenere il titolo, che sono stati creati artificialmente nel corso degli ultimi 10 anni. Obbligo di iscrizione alla cassa, obbligo di formazione, vari obblighi molto dettagliati, come per esempio ultimamente l'obbligo di avere il POS ecc. ecc.

3) Tutta la disciplina che il codice deontologico mette sotto il nome di "Accaparramento di clientela". Se lo leggi ti mette i brividi. In sostanza sono vietate tutte quelle normali attività che un normale essere umano compirebbe per guadagnarsi dei clienti.

4) La disciplina sui siti internet e sulla pubblicità. Secondo un parere del CnF i gli avvocati addirittura NON dovrebbero usare siti internet perchè ciò costituirebbe appunto "accaparramento di clientela".

(*) Bisogna liberarsi di quel riflesso condizionato, che a volte ho visto anche su queste pagine, secondo il quale i 250k avvocati italiani costituiscano una categoria omogenea.

In realtà ci sono pochi potenti (che chiamo avvocati di tipo A) che tengono in mano le redini del gioco e che hanno interessi CONTRARI a quelli dei tanti avvocati di tipo B,C,D.... Z.

La cosa che mi ha sempre stupito è che gli avvocati dei tipi più "modesti" non riescono lontanamente a capire questa semplice verità: che i loro interessi sono contrari a quelli dei tipi superiori.

E' frequente sentire un avvocato di tipo Z pontificare che il socio di capitale deve essere vietato perchè altrimenti "i poteri forti si impadroniscono della professione" (questo è il mantra che va per la maggiore negli ultimi tempi).

le tariffe professionali sono state abolite da un decreto del Governo Monti. I parametri per la liquidazione giudiziale non vincolano gli avvocati né i loro clienti.

Qualche dato: ogni 100.000 abitanti ci sono in Europa 127 avvocati. Bene, anzi male,  la media italiana e' di 406. Solo la Valle d'Aosta (la piu' virtuosa con 139, ma forse influisce la florida economia locale..) in linea. 

Roma e nel Mezzogiorno esibiscono numeri da panico: 524 nella regione Lazio, 586 in Puglia, 652 in Campania, 664 in Calabria. un leguleio ogni 150 abitanti contro la media continentale di uno ogni 787. Is this crystal-clear? Cfr. Cepej - he European Commission for the Efficiency of Justice. Pensi, ci sono anche falsi o presunti avvocati...

http://www.coe.int/T/dghl/cooperation/cepej/default_en.asp

tra citazione e decreto ingiuntivo dipende dalla natura del credito e dai mezzi di prova disponibili. Ovvio che un decreto ingiuntivo si ottenga molto tempo prima di una sentenza di condanna, ma c'è sempre il rischio dell'opposizione e non è affatto sicuro che il giudice conceda la provvisoria esecuzione ...