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Tutti monopolisti, tutti fottuti: una parabola italiana

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Non avete idea quante volte mi sono scontrato, in ambito imprenditoriale, con questa mentalità dell'ordine, della corporazione, del "chiudiamo il mercato".

Una volta, un imprenditore, più onesto intellettualmente degli altri, o semplicemente più terra-terra nell'ammettere la cosa, a un'assemblea di categoria (la sua, io ero lì con un mio amico, ma non facevo parte della categoria, se interessa era quella dei ristoratori) , scagliandosi contro l'apertura delle licenze disse "Uagliù, qua dobbiamo combattere, fino a oggi noi stavamo bene, perchè la gente se non viene da noi, dove cavolo va ? Qua rischiamo che domani apre uno, magari più bravo, e ci fotte".
Applausi a scena aperta .
Ma ne ricordo tanti di episodi simili che tralascio l'episodicità, ricordo solo che siamo talmente abituati alla "difesa della categoria" che manco ci facciamo più caso, in Italia ci sono (a memoria) 57 Ordini Professionali, Confindustria, Confcommercio e Confapi sono divise in "categorie", addirittura i contratti di lavoro sono "di categoria", come dire, ce l'abbiamo talmente nel sangue la suddivisione che poi la degenerazione (le barriere) secondo me vengono naturali, in un brodo culturale ben descritto da Guicciardini. Peccato che era 500 anni fa.
Questo è uno dei tanti motivi per cui ogni banale liberalizzazione, anche la più timida, la guardo bene: è un sassolino nell'ingranaggio.