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Tutti monopolisti, tutti fottuti: una parabola italiana

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Vedo arrivare la solita legione di difensori italioti dei monopoli, degli ordini, della qualita' di questo e di quello, dell'esame, del concorso, della licenza, della stampina e via enumerando protezioni medievali suppostamente mirate a rendere fantasticamente alta la qualita' del servizio e conveniente per il consumatore il prezzo. 

Poi, per posta, ti arriva una bella circolare dell'Ordine degli Ingegneri, inviata a tutte la P.A. della provincia di TO (e non solo) a ricordare che la progettazione di un sito web "è attività riservata" (parole loro) ad ingegneri informatici iscritti alla Gilda - pardon, all'Ordine ...

Si', certo "lo stato [lo stato!!!] rigoroso nella determinazione di competenze", quella e' la strada maestra per lo sviluppo ... che paese ridicolo sta diventando l'Italia.

Scusa Michele ma faccio fatica a credere a questa cosa, assurda all'inverosimile, ho cercato un po sul web ma non trovo nulla. Hai un link? Sarebbe graditissimo!

Ora vedo come caricare il pdf dell'originale :)

Senza parole. Mi viene da piangere.

mi accodo. per quel che possa valere.

si noti la scansione temporale, il dpr-mozzaorecchie è del 2001, qualcuno comincia ad occuparsene nel 2013...è tardi per bloccare gates, jobs ecc o almeno costrngerli a retribuire un prestanome coi bolli in regola.

ah, la pergamena con la ceralacca, che nostalgia.

Racconto un aneddoto illuminante che mi vide protagonista; vita vissuta, e non una parola in più.

Premessa.

Mio nonno era tra le altre cose muratore. Mi divertivo quando faceva lavori in casa, adoravo quel mestiere pratico che per un bambino è meglio del paradiso. Al liceo lo aiutavo quando le forze non lo assistevano più. Dunque diciamo che mi illudo di essere in grado di fare ogni cosa che attenga a questo antico mestiere, e ne vado anche fiero.

Una ventina d'anni fa Prodi volle esortare gli italiani dicendo che bisognava fare come nel dopoguerra quando dopo il lavoro si tornava a costruirsi casa da soli, ma mio zio ingegnere, figlio di mio nonno, l'aveva preceduto e s'era costruito da solo una casa, mattone per mattone, inoltre si era autonominato progettista, direttore dei lavori, e chiese aiuto solo per le gettate dei piani.

Più di una decina di anni fa avevo deciso di emulare mio zio, volevo costruirmi da solo una casa dal nulla, e potevo usare mio zio per controllarmi il progetto. Siccome sono matto ma non fesso, pensavo che invece di andare in palestra e a correre a vuoto tutti i giorni, avrei fatto esercizio fisico producendo valore aggiunto, tanto non avevo fretta. Mi feci spiegare da mio zio come funzionava Autocad e Sap, per progettare la casa e sottoporla agli sforzi dei terremoti, e mi progettai casa scalino per scalino, presa per presa, plinto per plinto, ferro per ferro, con tanto di simulazione degli sforzi. Mi ci vollero 8 mesi. Alle fine mio zio controllò il progetto, cambiò qualche cosina e me lo firmò. Tutto era pronto, ma avevo fatto i conti senza l'oste.

 

Incidenti di percorso

Mi stavo dirigendo verso il comune per presentare il progetto, ma incontrai sulla strada il geometra del paesino che mi aveva venduto il terreno edificabile; ci tengo a dire: una persona leale. Lui era anche il responsabile dell'esame dei progetti nel comune; gli spiegai brevemente il mio intento; gli dissi che lui avrebbe comunque diretto i lavori ma la casa la volevo costruire io; mi guardò stupito e mi chiese di esaminare il progetto prima che lo presentassi. Una settimana dopo mi convocò dicendomi che il progetto era assurdo, che lui ne aveva un altro già pronto e non mi avrebbe comportato spese ulteriori oltre la parcella di direttore dei lavori, mi chiese però quali fossero realmente i miei piani. Mentre glieli illustravo nel dettaglio si andava dipingendo sul suo viso un sorriso di compassione e divertimento sempre più pronunciato.

 

Quando finii mi chiese: “Ma la struttura chi gliela collauda? Ci vuole l'autorizzazione e il collaudo.”

E io: “Quanto mi viene l'autorizzazione e il collaudo?”

Risposta: un tot (non ricordo tutto).

E io: “E quanto mi viene se la struttura me la faccio fare dalla ditta che me la collauda?”

Risposta: lo stesso tot meno un infinitesimo.

Io: “E perché questa stranezza?”

Risposta: “Chi la collauda sa cosa ci vuole e esegue il lavoro A Regola d'Arte.”

 

Mi chiese: “Ma gli impianti della luce, del gas, dell'acqua e degli scarichi chi glieli fa?”

E io: “Sono capace di farmi tutto da solo.”

E lui ridendo: “Ma ci vuole il collaudo.”

E io: “E quanto costa il collaudo dei vari tecnici?”

Risposta: “La stessa cifra che se l'impianto lo facessero loro, e forse lei ci risparmierà in tutto qualche migliaio di euro se si fa tutto da solo e poi li chiama per il collaudo.”

E allora io chiedo: “Ma mi faccia capire: tra licenze, autorizzazioni, permessi e collaudi se io mi faccio fare tutta la casa da una ditta o mi ammazzo di lavoro per 10 anni mattone su mattone, la differenza che risparmio è di qualche migliaio di euro?”

E lui imperturbabile: “Non più di cinquemila euro su una spesa complessiva di oltre duecentocinquantamila euro, soldo più soldo meno.”

 

Risultato finale: la casa non l'ho costruita e sono andato a correre.

 

P.S. Qualche anno dopo per disperazione ho anche fatto il giro di tutte le ambasciate possibili per emigrare, ma evidentemente ci ho pensato troppo tardi.

ma e' proprio cosi' l'Italia. 

P.S. Non so cosa tu intenda con "leale", ma nel mio vocabolario il geometra del paesino e' semplicemente un esattore per un clan mafioso. A cui, forse, e' leale. 

 Si, insomma, leale nel senso di: senza nascondermi cose, obiettivo ma inesorabile. Spietato, se si vuole.

Più che leale è franco. Dice le cose come stanno, batte la sella per far capire all'asino.

Ci ripensavo camminando. Se volessi costruire casa oggi, dopo dieci anni da questa simpatica esperienza, quei 5.000 euro su 250.000, numeri esatti che non avrei potuto dimenticare perché mi davano un vertiginoso 2% come valore percentuale del mio lavoro che però sarebbe stato il 100% del lavoro effettivo, ebbene questi 5.000 euro oggi li dovrei devolvere come parcella di una nuova figura che si è aggiunta in questi anni a tutto il resto: il Responsabile della Sicurezza del cantiere. Perché in Italia le cose non sono ferme, peggiorano!

Naturalmente tutto ha un suo senso: il Responsabile della Sicurezza dovrebbe tutelare gli operai extracomunitari sulle impalcature, il Direttore dei Lavori garantire la qualità al committente generalmente incompetente, l'Ingegnere Progettista assicurare all'utente che la casa non gli crolli addosso al primo terremoto, l'Elettricista che la casa non vada a fuoco, l'Idraulico che non si allaghi o non scoppi per fughe di gas, e via dicendo; tutto quello che si vuole, sta di fatto che mio nonno muratore si costruì casa da solo nel 1927, ci ha abitato lui e tutti i suoi discendenti, e sta ancora lì dopo 4 terremoti gravi e non ha mai preso fuoco, e adesso io non ho potuto farmene una da solo perché lo stato si preoccupa molto che non mi faccia male o abiti in una casa non costruita secondo la “Regola d'Arte” stabilita dalla legge.

Capirei tutto solo se avessi voluto rivenderla, ma forse anche quest'ultima cosa potrebbe essere sistemata da regole di mercato non inceppate. Quando compro le mele non chiamo lo stato ad assicurarmi quelle buone da quelle marce.

, sta di fatto che mio nonno muratore si costruì casa da solo nel 1927, ci ha abitato lui e tutti i suoi discendenti, e sta ancora lì dopo 4 terremoti gravi e non ha mai preso fuoco, e adesso io non ho potuto farmene una da solo perché lo stato si preoccupa molto che non mi faccia male o abiti in una casa non costruita secondo la “Regola d'Arte” stabilita dalla legge.

sono i limiti degli aneddoti: nel '27 si costruiva molto male e dopo 4 terremoti noi non vediamo più le tante case del '27 che sono crollate, ma solo quelle poche rimaste in piedi.

all'epoca mancavano i soldi, non le conoscenze tecniche, e gli usi di allora non potevano non tenerne conto (la sicurezza dipende della crescita economica, che va quindi salvaguardata; più poveri però più sicuri, non esiste).  l'inserimento di sempre maggiori obblighi nella costruzione di una casa, sarebbe allora questione strettamente empirica, la ricerca di un punto di equilibrio, mutevole nel tempo, fra opposte esigenze.

allora, permettere  solo al progettista abilitato di assumersi la responsabilità della sicurezza di un cantiere (o molte altre simili "riserve" professionali) non è sbagliato automaticamente, ma lo diventa perchè quasi sempre a questo tipo di prescrizione si accompagnano restrizioni indebite all'accesso a questa magica riserva.  soprattutto, le tariffe! il ribasso, lo sconto, la promozione di servizi innovativi, in una parola la concorrenza fra professionisti che dovrebbe far emergere i migliori, vien sempre ma proprio sempre proibita, sconsigliata, indicata come causa di disastri.

Vocabolario Treccani in rete.  Anèddoto: “Notizia storica marginale, poco nota ma caratteristica, relativa per lo più a un personaggio o evento importante. Per estensione, raccontino breve e arguto, relativo a personaggi o fatti reali o tipico, significativo di un certo ambiente.”

Poi certo c'è anche:

“In senso più ampio, fatto particolare e curioso della vita privata di qualcuno: “un libro ricco di aneddoti; mi ha raccontato un divertente aneddoto sulla vita di Benedetto Croce.” ”

Ma certamente non era mio intento d'annoiarvi con una storiella di famiglia. Si tratta solo d'un espediente retorico per indicare una situazione “caratteristica” o un “fatto tipico” che possiamo classificare come: eccesso di tutela.

Ad esempio, il geometra ha trovato assurdo quel “mio” progetto perché non poteva immaginare che la casa era progettata per resistere ad una esplosione nucleare, altro che ad un terremoto. Se mi voglio divertire vado fino in fondo. Tuttavia la questione si generalizza: avessi anche deciso di rischiare di morire sotto le macerie perché qualcuno me lo dovrebbe impedire? E possiamo poi estendere questa riflessione anche ad altri ambiti.

avessi anche deciso di rischiare di morire sotto le macerie perché qualcuno me lo dovrebbe impedire? E possiamo poi estendere questa riflessione anche ad altri ambiti.

meglio di no. impostare la questione in questi termini conduce subito a citare il sudan, dove i regolamenti edilizi sono presumibilmente molto permissivi, e la svizzera dove dovrebbe valere il contrario.

in altri ambiti, ancor peggio: un classico ad es. delle discussioni sulla professione notarile, prevede quasi subito di accapigliarsi sulla necessità o meno della stessa, visto che negli ordinamenti anglosassoni il notaio non esiste o quasi.  sussistono invece molti ottimi argomenti tecnici a favore, che i nostri professionisti ci ricordano sempre volentieri :-). ugualmente, l'obbligo di certificare la messa a terra degli impianti elettrici ha il suo perchè.

molto più reticenti sono invece sulla estensione complessiva delle competenze riservate, sul numero chiuso della professione, sulle tariffe fissate per legge.

molti lavoretti da notai, li potrebbero fare benissimo  gli avvocati con più efficienza, e non lo dico per compiacere luciano pontiroli. il numero chiuso è inconcepibile e basta.  sul tariffario, viene invocata  a volte la difesa della dignità della professione...boh, tantissimi lavorano dignitosamente senza poter contare su una garanzia del genere.

 

 

Finalmente un post in cui posso dire la mia con un minimo di cognizione di causa!

L'aneddoto è sicuramente interessante come spunto per la discussione però contiene alcune inesattezze che rischiano di falsarne il significato e le interpretazioni che si possono trarne.

La progettazione di una struttura richiede sicuramente delle competenze (e sennò che ho studiato a fare tutti quegli anni?), però ipotizziamo per un momento che una persona dotata di buone conoscenze tecniche ed opportunamente supportato, riesca a preparare un progetto corretto per un edificio di modesta entità, qui non parliamo del Burj Khalifa né dell'Akashi Kaikyō.

Questa persona può singolarmente attribuirsi la responsabilità del progetto? No. Né in Italia né in stati più liberali come gli USA, il Regno Unito o moderni come la Svizzera, gli Emirati Arabi, Singapore... Lì non ci sono gli ordini professionali ma le associazioni di categoria, se negli USA non sei PE non batti un chiodo o un membro SIA in Svizzera etc...

Ma se mio zio ingegnere firma il progetto? Perfetto, se lo zio si assume questa responsabilità non ci sono problemi. Però in Italia (e non solo) questa responsabilità deve essere condivisa con un collaudatore statico. E qui c'è la prima mancanza dello zio, che questo non poteva non saperlo e doveva dirlo subito. Prima di parlare di sofware CAD o per il calcolo statico (FE). Siamo in un post sui brevetti non usiamo nomi commerciali!.

I software di calcolo in mano a persone senza esperienza (anche ad ingegneri laureati!) e senza un minimo di cognizione di causa sono armi improprie. Questo lo insegnano nelle prime lezioni di calcolo automatico in tutti i corsi di ingegneria. Ma non è il focus del post, quindi tralasciamo, poi per una casetta di due piani il progetto si può fare anche con carta e matita.

Veniamo alla seconda inesattezza il geom. del paese, la storia del

Quando finii mi chiese: “Ma la struttura chi gliela collauda? Ci vuole l'autorizzazione e il collaudo.”
E io: “Quanto mi viene l'autorizzazione e il collaudo?”
Risposta: un tot (non ricordo tutto).
E io: “E quanto mi viene se la struttura me la faccio fare dalla ditta che me la collauda?”
Risposta: lo stesso tot meno un infinitesimo.
Io: “E perché questa stranezza?”
Risposta: “Chi la collauda sa cosa ci vuole e esegue il lavoro A Regola d'Arte.”

non regge e nasconde evidentemente un interesse di bottega.

Quindi proviamo a riscrivere la storia.

E io: “Quanto mi viene l'autorizzazione e il collaudo?”
Risposta: l'autorizzazione è una pratica comunale, la deve firmare l'impresa che costruisce. Se non sei un impresa questo è il vero problema perché le norme richiedono che anche se tu sei Pierluigi Nervi in persona, ti devi rivolgere ad una impresa titolata a costruire. Per una volta gli ordini non c'entrano. Oggi ci sarebbero anche le questioni di sicurezza e certificazione energetica.

Se invece abiti in Toscana in base a questa recente Delibera Regionale potresti fare tutto associandoti ad una rete di auto-costruttori. Come potrai leggere gli interventi che potresti realmente fare si riducono alla manovalanza o poco più, però puoi sempre tentare. E personalmente nutro non pochi dubbi sull'utilità di una delibera del genere.
E io: “E quanto mi viene se la struttura me la faccio fare dalla ditta che me la collauda?”
Risposta: La struttura la paghi alla ditta che la costruisce. Diffida sempre del risparmio sul fare il collaudo dalla stessa ditta, o dai sui sodali. Il collaudo è l'unico strumento che hai per tenere sotto controllo chi lavora per te. Controllato e controllore e bene che non siano la stessa persona (per altro per legge non possono esserlo).

Io: “E perché questa stranezza?”
Risposta: “Chi la collauda sa cosa ci vuole e esegue il lavoro A Regola d'Arte.”

Questa è una emerita panzana e nasconde la mancanza di buona fede cui accennavo prima.

Io ti direi: se mi mandi il progetto io lo controllo e, se è fatto veramente bene come dici per cui non devo impazzire, se tu lo zio o l'impresa che scegli fanno tutti i campioni dei materiali richiesti dalla legge, con poche centinaia di Euro ti istruisco tutta la pratica faccio la visita ispettiva di prassi e la porto in comune se mi capita di passarci, sennò ci vai tu.

Ovviamente la fattura prevede l'IVA 22% e l'INARCASSA 4%. Perché se te lo facessi gratis avrei paura che la Agenzia delle Entrate. Vagli a spiegare che non ho fatto tutto il lavoro dietro pagamento di corrispettivo in nero!.

Siccome sono troppo buono di cuore quindi a lavorare così non arrivo a fatturare nemmeno € 15'000/anno, sono in uno scaglione modesto e pago solo 23% di IRPEF per ogni € 100,00 che mi hai dato me ne restano solo € 60,68. (Così faccio un po' anche gli interessi della mia categoria). Se avessi fatto solo questo per cui ero iscritto solo alla Cassa degli Ingegneri e Architetti avrei dovuto pagare anche altri € 7,88 per una pensione che tra 40 anni non varrà più niente.

P.S. Questo è il motivo per cui ho cercato anche io di emigrare, e in parte ci sono riuscito. Per questo i lavori di ingegneria adesso mi diverto a farli solo a chi mi sta simpatico.

Delirante

giulio colella 31/1/2015 - 20:50

Folle e delirante, soprattutto considerando che le universita' italiane non formano gli ingegneri informatici (non so gli elettronici) meglio di quanto gli ITIS formino i periti. Alla Sapienza ci sono addirittura un paio di esami di culto della personalita', nei quali bisogna scrivere programmi che stampano il nome di tal professore per dritto e per rovescio (che e' lo stesso che ha scritto l'osceno manuale da usare nel corso). In tre quarti delle universita' italiane, l'ingegnere fa un solo esame sui database, spesso ridicolo, quando un perito, seppur con tutti i suoi limiti, passa(va?) tutto il quinto anno delle scuole superiori a sbattere la capoccia (si fa per dire) su forme normali, query, strategie di accesso ai dati, ecc..., pero', secondo questi pazzi, solo l'ingegnere puo' gestire sistemi di elaborazione delle informazioni.

Inizio aneddoti a caso

Il mio amico che gestisce il megadatabase gigante di non so chi nel Regno Unito, che lo fa da 10 anni e che sa tutto, secondo questi scemi non dovrebbe poter installare il piu' ridicolo dei gestionali per la provincia di Torino.

Un periodo, dopo la laurea, ho insegnato in un corso professionale di networking indirizzato a ingegneri. Per quel che vale la mia opinione, gli ingegneri, nonostante i corsi di networking e di programmazione, arrivavano quasi sempre digiuni della materia e di questa fantomatica teoria che dovrebbe aiutare nella comprensione delle cose pratiche non ho visto neanche l'ombra (e veniva ammessa solo gente con 105+ e con una conoscenza minima dell'inglese). C'era gente che aveva fatto esami di Djikstra (che forse lo si insegna a un ragazzino di 9 anni in 30 minuti). Incomprensibilmente non capivano il subnetting, tant'e' che io e gli altri istruttori ogni tanto ci chiedevamo "ma perche' gli ingegneri della Sapienza non riescono a capire il subnetting?" Ancora non l'ho capito.

Fine aneddoti a caso

Pero' abbiamo i migliori medievalisti del mondo (cit.)

 

Chiudo dicendo che un po' (ma poco, Boldrin non mi uccida!) li capisco. Gli "informatici" reclamano 'sto maledetto albo da 30 anni, dicendo che cose tipo "se io devo dare 4000 euro al notaio per mettere una firma, non si capisce perche' il notaio non dovrebbe dare 4000 euro a me per accendergli il PC". E se pure B e' una proposizione folle, messa in quell'A => B, un po' di senso lo acquisisce.

...tristemente devo concedere che ha ragione su molti punti. Un solo esame di Sistemi Informativi obbligatorio, sui Datawarehouse giusto qualche slide a fine corso. Certo dipende da quale universita', e dall'anno di corso.
Pero' non si puo' delegare sempre tutto all'insegnamento del corso: un ingegnere informatico che non capisce il subnetting forse e' uno che ha sbagliato ramo. E la distanza tra la teoria e la pratica di solito si colma con la passione, oltre che con gli esami "di orientamento" dal terzo anno in poi (ma io sono vecchio ordinamento, quindi il mio giudizio non conta, non so come siano ridotti adesso).
Le lotte per l'albo non le ho mai comprese, neanche nei miei anni di attivita' nelle associazioni studentesche universitarie (di sinistra, quello e' il problema): non hai bisogno di timbro e firma se sei ingegnere informatico, come se poi l'ingegnere producesse un software tutto da solo, e parlarne nel 2015 quando ci sono team che lavorano in Agile da un bel po' di anni e' veramente preistorico.

PS: per ridere, qui in UK vedo che chiamano service engineer anche il tecnico che viene in tuta a riparare la linea Sky...

Non escludo che ci siano ottimi ingegneri e che quelli intelligenti e interessati possano approfondire la materia in autonomia, pero' non posso che riconoscere quanto siano scarse le conoscenze necessarie per laurearsi (fosse pure con la media del 18) e, quindi, quanto sia sciocco andare in giro reclamando monopoli.

In UK 'engineer' in tantissimi contesti vuol dire 'tecnico' e non 'ingegnere'. Non sapendolo, la prima volta che ho parlato con un 'first-line (support?) engineer' quasi mi e' venuto da ridere. Io, per dire, sono un 'architect', perche' pare che 'engineer' non sia sufficiente per il ruolo.

Quindi anche io, Ingegnere Informatico che ha sostenuto l'esame di stato 10 anni fa ma poi non ha voluto iscriversi all'Ordine, sarei considerato un abusivo? :-)
Fortuna che me ne sono andato in UK a lavorare - soltanto da un anno, purtroppo.

Grazie mille! Questa circolare implica una serie di cose che han non poco dell'allucinante. Non solo i siti web dovranno essere certificati da un ing. iscritto all'albo ma anche una rete LAN nuova dovrà essere progettata, certificata, timbrata, pagati dazi e balzelli prima di poter essere installata. Più che la necessità della firma (e relativi oboli) quello che mi spaventa di più è l'enorme produzione di carte che ne consegue, follia.

Qual' è la SUA soluzione per garantire la qualità del servizio? Vuole dirmi che veramente si farebbe operare dal metalmeccanico o anche lei (prima di farsi aprire con un bisturi) desidera avere un QUALUNQUE tipo di certificazione/assicurazione che la persona che la sta per squartare lo sappia fare (o almeno abbia studiato quei 10 anni nelle sue amate università)? E quale sarebbe questo sistema?

 

E' ovvio che la email che Lei ha ricevuto non è certo una soluzione, ma qual'è l'alternativa che propone?

 

PS: Le chiedo una risposta sintetica, perché purtoppo non ho il tempo (la volontà ci sarebbe anche) per leggermi il suo scritto linkato sopra... :)

se l'asl viene resa responsabile della scelta di chi fa operare, secondo te sceglie il metalmeccanico o quello che esce da un policlinico universitario noto per la preparazione che da?

ci siamo

Enrico Fasani 29/1/2015 - 13:54

Quindi ci vorrà comunque un sistema per scegliere ed un altro per valutare (ed eventualmente correggere e punire).

Quale ?

no, magari non mi farei operare dal metalmeccanico.
dunque, il metalmeccanico con ambizioni da chirurgo sarebbe fuori mercato, se tutti la pensassero come me.
se qualcuno invece gradisse farsi operare da metalmeccanici, sarebbe liberissimo di farlo e di restarci secco.
dov'è il problema?

alle 2:52 è meglio dormire che incazzarsi.

... son tutt'altro che incazzato. A me certi commenti pavloviani fanno solo sorridere, scuotendo la testa ovviamente. 

Sui tanti fatti singoli citati e vergognosi non ci sono discussioni, ed è totalmente condivisibile sia l'irrequieta impazienza che la legittima e sacrosanta indignazione, tanto più per coloro che questo stato di cose se lo devono sentire sulla pelle, e ne hanno avuta condizionata la vita; per i quali più che luogo ridicolo questo paese è vissuto come un lager, e non uso una parola esagerata, o almeno non lo è per chi l'ha dovuto subire come un carcere questo simpatico paese.

Si tratta di vedere se i fatti bruti, per quanto raccapriccianti, siano sufficienti a permettere di generalizzare iperbolicamente risultati validi in ambiti definiti. E il problema è che nel passaggio dai fatti alla teoria, nella mia oscura e modesta impressione, l'intuito fa emergere pensieri troppo affascinanti. A volte, di recente, sia le proposte del prof. Boldrin che quelle del prof. Zingales, di profondo rinnovamento del mercato sembrano un poco anarchiche.

Se questo è vero, entrambi si portano dietro molta più italianità di quanto gli piacerebbe pensare.

I loro studi sono interessanti e suggestivi, scientificamente coraggiosi e persino belli, ma a volte appaiono eccessivi riguardo alla loro concretizzazione. Il tutto non farebbe ombra se purtroppo nel nostro paese proprio la polarizzazione tra massimalismo rivoluzionario e terrore del cambiamento non fosse l'origine della risacca politica, della stagnazione civile e morale, del conseguente paternalismo politico, più giù: delle consorterie del privilegio, e infine dell'affidamento alla provvidenza incarnata sempre da personaggi deludenti. Questo almeno in 3 circostanze fatali: crisi dello stato liberale, crisi del lo stato democristiano, crisi dello stato partitocratico, 1900-20, 1960-80, 1990-2010 ....

Questa riflessione necessita di essere ignorata sul piano della ricerca perché non è giusto zavorrare le idee scientifiche originali con il peso di una realtà umiliante e dolorosa, ma resta difficile poi sperare nella realizzazione pratica di un eccesso di novità senza rivoluzioni o tempi molto lunghi.

Vero

michele boldrin 30/1/2015 - 07:06

Condivido l'osservazione, anzi l'apprezzo e ne siamo (qui su nFA: se guardi alle origini questo tema torna frequentemente ed e' particolarmente caro ad Alberto Bisin) coscienti da sempre.

Non lo chiamerei "anarchico" l'apparente difetto, piuttosto eccesso di illuminismo ... Eccesso che si cerca di evitare continuamente ma nel quale e' inevitabile cadere quando si vuole (e questo e' opportuno) mantenere la divisione del lavoro fra chi svolge quello intellettuale di disegnare e motivare riforme socialmente utili e chi svolge quello politico di cercare le mediazioni appropriate fra interessi contrapposti necessarie a realizzare qualcosa di simile alle riforme disegnate.

Tutto li'. Come abbiamo detto molte volte, incorporare il "vincolo politico" nell'analisi che qui svolgiamo implicherebbe stravolgerla. Se porti al limite il vincolo politico ... arrivi a concludere che occorre mantenere lo status quo ed allora, meglio lasciar stare. 

sarà forse una esagerazione e una banalità allo stesso tempo, ma quel documento (ancorché inutile) illustra in modo eloquente uno dei tanti motivi perché in Italia non ci sono Mark Zuckenberg (e il suo Facebook), Daniel Ek (e il suo Spotify), Jan Koum (e il suo WhatsApp), etc...

 

 

cavolo...

ivan_zatarra 11/2/2015 - 01:57

...sottile e affascinante l'associazione, anzi la relazione (ma forse sarebbe meglio indicarla come correlazione per poterne anche ricavare un indice in grado di identificarla in modo più oggettivo), tra brevetto, meritocrazia e, quindi, concorso.

Io azzarderei inoltre l'ipotesi dell'esistenza di un suo complementare: una relazione (un indice) in grado di esprimere come la presenza e l'uso del brevetto (e quindi assenza di merito e uso smisurato di concorsi), sia in grado di opacizzare una serie di conoscenze, abilità e competenze che non venendo né tramandate né rinnovate, si riflettono sull'economia "en ronde bosse" e ne allungano a dismisura quei tempi che, considerata la fluidità e la notevole mobilità modernizzande degli altri pasi, rendono l'Italia pateticamente ancorata al ricordo cinquecentesco dei granducati e delle Repubbliche fiorentine.

yes

michele boldrin 11/2/2015 - 05:24

concordo al 101%. 

no, al momento

dragonfly 11/2/2015 - 10:53

Io azzarderei inoltre l'ipotesi dell'esistenza di un suo complementare: una relazione (un indice) in grado di esprimere come la presenza e l'uso del brevetto (e quindi assenza di merito e uso smisurato di concorsi), sia in grado di opacizzare una serie di conoscenze, abilità e competenze che non venendo né tramandate né rinnovate, si riflettono sull'economia "en ronde bosse"

bello, ben scritto e piace pensarlo anche a me. però il dato primo, bruto e maleducato, ci dice che l'Italia è in coda sia alla classifica dei brevetti che a quella della crescita. la correlazione attuale è esattamente opposta a quella qui ipotizzata.