Titolo

Problemi di credibilità e teoria delle aree monetarie ottimali

1 commento (espandi tutti)

Politica

marcodivice 18/3/2015 - 14:29

Ricordo perfettamente i dibatti sull'ingresso nell'UME in'Italia negli anni 80 e primi anni 90. La tesi era esattamente quella esplicitata in questo post: l'ume e la bce sarebbero stati la garanzia che non avremmo più svalutato e non avremmo fatto ricorso all'inflazione. Questa tesi andava di pari passo con il vincolo esterno, cioè il fatto di non poter svalutare e fare inflazione unito al "ce lo chiede l'Europa" (brutta espressione) avrebbe obbligato il Paese a fare le riforme che non voleva fare. Infine c'era anche un elemento di orgoglio nazionale cioè essere in prima linea in quello che era un processo epocale.

L'aspetto fondamentale però è un altro. Quella generazione politica aveva vissuto la seconda guerra mondiale ed era sinceramente europeista. Lo scopo finale era la creazione di una Stato europeo, e la moneta unica era visto come un mezzo per "forzare" la sua creazione superando le resistenze francesi.

Ci si chiedeva quali fossero i vantaggi per i tedeschi. All'epoca Kohl barattò il potere quasi assoluto della Buba, con la riunificazione. Non solo. Era convinto, e con lui Schaeuble, che bisognasse ancorare fortemente la Germania all'Europa per evitare il riprodursi di vecchie dinamiche: Germania che diventa egemone, coalizione di paesi europei a contrastarla ecc.ecc.

Ricordo che Schaeuble propose direttamente l'Unione Federale, bocciata da Mitterand.

Il processo fu innanzitutto politico