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Problemi di credibilità e teoria delle aree monetarie ottimali

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un unione MONETARIA per definizione è centrata sul trasferimento del controllo della moneta che viene tolto ai singoli stati. I risultati sono stati disastrosi per quasi tutti e in particolare per i paesi che avrebbero guadagnato "credibilità" dal non avere più controllo della moneta.

Gli autori di questo modello cercano di sostenere che un disastro come quello dell'Euro per paesi come l'Italia , in realtà avrebbe dato molti benefici

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"il potere di emettere la propria moneta, e di intervenire tramite la propria banca centrale, è il fatto principale che definisce l’indipendenza di una nazione. Se un paese rinuncia a questo potere, o lo perde, acquisisce lo status di ente locale o di colonia. Le autorità locali e le regioni ovviamente non possono svalutare. Ma perdono anche il potere di finanziare i deficit con emissione di moneta, e gli altri metodi per ottenere finanziamenti sono soggetti a regolamentazione da parte dell’autorità centrale. Né possono modificare i tassi di interesse. Dato che le autorità locali non possiedono nessuno degli strumenti di politica macroeconomica, la loro scelta politica è limitata alle questioni relativamente minori – un po’ più di istruzione qui, un po’ meno di infrastrutture là...."

Wynne Godley*, 8 Ottobre 1992 qui il resto dell'articolo http://vocidallestero.it/2015/03/15/wynne-godley-su-maastricht-e-tutto-i... *Wynne Godley lavorò per il Tesoro britannico come consulente economico, fellow del King’s College e direttore di dipartimento dell’Università di Cambridge. Autore insieme a Marc Lavoie di “Monetary Economics: an Integrated Approach to Money, Credit, Income, Production and Wealth”.

E' uno dei pochi economisti accademici che ha fornito previsioni corrette sull'economia, come dimostra questo scritto del 1992 . Lo ha fatto usando l'approccio dei saldi settoriali, che mostra come il deficit del settore pubblico sia il surplus del settore privato... nozioni che agli autori del vostro modello ancora sono aliene

Per curiosità cosa prevede per il futuro dell'Italia nell'eurozona questo bel modello ? Stiamo migliorando, acquisendo ancora più "credibilità"...?

L'articolo, e soprattutto il paper che lo ha ispirato, non si propone di propagandare nè di quantificare i benefici dell'Euro o fare previsioni sul futuro, ma sviluppa o formalizza semplicemente dei ragionamenti... leggendo questo commento, credo che questo messaggio non sia riuscito a passare. Ma è colpa nostra...

 

Dato che ho apprezzato molto sia il pezzo che stiamo commentando che quello di Godley, mi chiedo se sia poi vero che dicano cose inconciliabili. Mi viene da pensare che la chiave sia nei concetti di "credibilità" e di "shock".

Messa in termini molto (spero non troppo) semplici: una cosa è poter reagire, attraverso la politica monetaria, a shock che creino squilibri tra aree diverse: tale possibilità, per le ragioni ben illustrate da Godley,  è preclusa ai paesi dell'unione monetaria, il che può causare problemi notevoli.
Un'altra cosa è cercare, ad esempio attraverso il ricorso frequente e sistematico alla svalutazione, di venire a capo di problemi strutturali dell'economia: a furia di reiterare una politica "debito, spesa & svalutazione", a un certo punto perdi credibilità e la realtà (e i creditori) ti presentano il conto (esempi assai familiari non mancano, no?). Il vincolo posto dall'unione monetaria sottrae questa leva - utile sul breve, ma dannosa nel lungo periodo - ai paesi "poco virtuosi".

La principale conclusione di Godley resta però - mi pare - abbastanza valida: se si vuole un'unione monetaria (anche per beneficiare dei vantaggi analizzati da CDK, aggiungo io) serve comunque un governo centrale europeo con maggiori poteri in tema di politiche fiscali. Senza i quali la capacità dei singoli paesi dell'unione di assorbire gli shock negativi o di tirarsi fuori da soluzioni difficili è assai, anzi troppo, limitata.

[edit: ho spostato qui un commento erroneamente postato altrove] 

L'aver reso impossibile la battaglia delle svalutazioni competitive è un vantaggio dell'unione monetaria, non uno svantaggio; per le ragioni che dice lei: con il trucco della svalutazione si nascondono, non si risolvono, il problemi strutturali che rendono improduttivo un sistema, e prima o poi i nodi vengono al pettine.
Ma Godley ha ragione quando dice che una unione monetaria senza un governo federale è un mostro acefalo, e che una banca centrale senza un organo preposto alle decisioni politiche si trova inevitabilmente caricata di responsabilità che non dovrebbero competerle.
Secondo me Godley ha ragione anche quando afferma che uno stato sovrano deprivato della possibilità di decidere le politiche monetarie è ridotto allo status di colonia o di ente locale.
Ed ha ragione pure quando afferma che il trattato di Maastricht è figlio di una concezione di fondo, quella che ritiene il controllo democratico (o no) sui processi economici esser sempre, in ogni caso, inutile o addirittura dannoso. 
Concezione di fondo affine - forse - anche al pensiero degli autori di nFA, anche se non so in che misura.

Nella mia idea - almeno se non si vuole dichiarare il fallimento del progetto EU, e tornare alla società delle nazioni - un governo centrale europeo con maggiori poteri è necessario non solo per integrare le politiche fiscali, o per assorbire gli shock asimmetrici.
E' necessario e urgente anche per una serie di altri motivi, che con l'economia non c'entrano o c'entrano poco. Tra gli altri, quello dell'ora, la cui ugenza è ogni giorno più evidente, è la necessità di decidere una politica estera e una difesa comuni; ivi comprese la costituzione di forze armate federali e la possibilità di decidere il loro impiego per operazioni di guerra.

il punto del modello è che se il ricorso alla sorpresa inflazionistica è sistematico, allora l'eccesso di inflazione (generato come "scorciatoia" per risolvere un problema di debito eccessivo o prezzi relativi) perde l'effetto sorpresa e diventa inefficace rispetto all'obiettivo per il quale è stato generato... quindi, alla fine, diventa un problema perché mina la stabilità macroeconomica del paese in questione. E la soluzione al problema, quando questo è grave e pervasivo, passa attraverso la rinuncia alla fissazione di una politica monetaria indipendente. Questo è quanto dice la teoria. Altra questione è il modo in cui viene "tecnicamente" realizzata l'unione monetaria, con o senza unione fiscale, con o senza governo federale, ecc... Argomenti di discussione interessanti, ma estranei a CDK come del resto estranei a Mundell o Friedmann.

Eppure anche questo modello CDK inserisce elementi di tipo politico che sono di fatto dei surrogati di una coordinata gestione unificata dell'unione monetaria, e cioè deve presupporre una forma edulcorata di unione politica e fiscale con effetti sulla politica economica.

E lo fa, come cercavo di esplicitare in un commento precedente, all'altezza di dove dice: “La BCE si troverà quindi a dover mediare tra questi incentivi; rispetto alla banca centrale del singolo paese, sarà quindi in grado di mantenere un livello di inflazione più costante e soprattutto inferiore per i paesi con maggiori problema di credibilità.”

Questa frase la trovo particolarmente drammatica sia per la sua non accidentale sintassi non lineare, sia perché in essa ci si trova a non poter non ammettere un intervento invasivo della banca centrale sui paesi con maggiori problemi di credibilità, mentre ci si lascia nella sospensione sul fatto che una azione simile e simmetrica possa essere esercitata sui paesi più credibili per mantenere per loro un livello di inflazione superiore a quella dei paesi meno credibili.

Se si interpreta il modello nel senso che la banca centrale ha legittimità di intervento solo sui paesi con minore credibilità, inutile rimproverare quelli che la buttano in politica reclamando una decisa unione fiscale e soprattutto appunto politica, perché, non il modello, ma chi lo interpreta ha già deciso che la politica, non certo assente, è privilegio dei soli paesi “credibili”. Poi le locuzioni romantiche di: svalutazioni salariali, svalutazioni competitive, svalutazioni salariali competitive, strette creditizie, simmetriche o asimmetriche che siano, verranno utilizzate di volta in volta secondo i gusti di ognuno, ma i giochi saranno già stati definitivamente fatti. E personalmente credo a perdere. (Che poi, le nostalgiche locuzioni sottintendono tutte la stessa cosa: concorrenza, la quale infine è, si, legittima con gli estranei, ma se praticata in casa tra moglie e marito significa solo che non c'è famiglia.)

Probabilmente ha ragione Stefano Bolatto: l'articolo di Wynne Godley linkato sopra è un poco fuori tema, o a margine del tema, rispetto alle tesi contenute nell'articolo presente.
Ma è straordinariamente chiaro, lucido e scritto in modo superbo (che sia guisto o meno nel merito).
Non avevo mai sentito parlare di questo Godley prima (sono un ignorantone) quindi grazie Zibordi per averlo segnalato.

Il ragionamento di Godley ci sta tutto, però torniamo sempre alla questione sollevata anche nell'articolo: perchè è ideale attribuire la sovranità monetaria proprio al livello statale (così da non considerare Italia, Francia o Olanda come entità locali "amministrative")  e non, per dire, al livello regionale? Perchè l'Emilia o la Lombardia è giusto che siano divisioni amministrative, quando ci sono stati come Belgio o Lussemburgo, grandi uguali o molto più piccoli, che hanno facoltà di stampare una propria moneta?

E perchè alla California o alla Pennsylavania sta bene essere entità "amministrative" locali, e non si pongono nemmeno il problema di rigettare il dollaro in cambio di valute locali?

La questione non è immediata...

Quanto al fatto che l'unione monetaria è acefala senza un governo federale, può essere qui che si annida la risposta, ma allora la questione diventa quella di riformare le istituzioni europee (su cui penso che siamo tutti d'accordo, anche se con idee diverse) ma non certo quella di cambiare la valuta.  

E' che non si tratta tanto di dimensioni territoriali, e neppure di omogeneità economica o culturale, ma di legittimazione democratica. E' arduo stabilire quale sia la dimensione ideale dell'ente locale-amministrativo come quella dello stato sovrano. Ma si può sostenere che le politiche monetarie debbano restare tra le possibilità dell'organo elettivo democraticamente legittimato, quale che sia la sua dimensione.
Questo mi pare sostenesse Godley (che attribuisce lo stesso pensiero addirittura alla Thatcher), anche per ragioni di principio. Il fatto che questo potere sia stato usato male (ricorso sistematico alla tassa da inflazione) non è argomento sufficiente per privarsene, e ridurre così gli organismi democraticamente eletti a enti amministrativi. Lo si usi meglio, piuttosto.

Su questa interpretazione di Godley posso anche seguire il suo ragionamento...chiaro, la questione si sposta dalla politica valutaria e monetaria in sè, al problema della rappresentanza (che senso ha il nostro voto alle europee, quando il parlamento europeo non decide nulla nella sostanza?).

C'è tuttavia un piccolo bug nel ragionamento (almeno..secondo me):  "le politiche monetarie debbano restare tra le possibilità dell'organo elettivo democraticamente legittimato, quale che sia la sua dimensione". Ed è il seguente. La politica monetaria è, di consuetudine, affidata alla banca centrale, la quale è, secondo tradizione, un'instituzione indipendente e terza rispetto all'esecutivo democraticamente eletto. Vale per la BCE come per la Banca d'Italia. E' chiaro che il governo possa "condizionare" la banca centrale, decidendone per esempio il board, però è altrettanto vero che la politica monetaria va concertata e negoziata con la banca centrale, e non è quindi, direttamente, nelle mani dei rappresentanti dei cittadini.

Con questo non voglio invalidare il ragionamento/interpretazione di Godley, ma solo rilevare un aspetto spesso trascurato, ma tuttavia oggettivo, che introduce un'asimmetria tra politica fiscale e politica monetaria.  

Mi pare che in generale le banche centrali siano si indipendenti, ma che le regole generali entro le quali questa indipendenza si esprima siano comunque frutto di una legislazione "sovrana".

La "politica" ha direi tre possibilità per influire sulla banca centrale:

  • la prima fissare le regole generali entro le quali può operare nel regolare la moneta
  • la seconda nel fissare le regole di governo dell'ente (chi prende le decisioni, come etc.)
  • la terza nel nominare le persone che sono titolate a decidere

L'indipendenza della banca centrale si esplica essenzialmente nel fatto che le persone nominate possono, entro i limiti di regole generali "stabili", prendere le decisioni che loro, e non altri, ritengono più adeguate, e che le regole di governo dell'istituzione consentano un espressione effettivamente libera dei convincimenti di ogni decisore (per esempio evitando che le persone possano essere rimosse, salvo violazioni di legge accertate da un magistrato).

Che il sistema di regole sia fatto da un organo elettivo democraticamente legittimato, piuttosto che da un organo sovranazionale non democraticamente eletto direttamente, può forse cambiare  la percezione generale che le scelte della banca centrale siano fatte nell'interesse degli elettori o meno.
Ma rimane, in generale, una questione di percezione. Importante certo, ma solo relativamente rilevante in termini economici.
Anche perchè la "bontà" delle politiche monetarie viene valutata non solo internamente, ma soprattutto, in una economia aperta, dagli "esterni" al proprio sistema democratico.

E se siamo "sovrani", ma la nostra moneta non viene accettata da nessuno, non credo sia un grande vantaggio.

intervento che condivido in toto, il finale spiega magistralmente dove volessi andare a parare con il commento precedente. 

anche nella mia idea di profano.
Vantaggi e svantaggi dell'indipendenza delle banche centrali dal potere politico sono oggetto delle discussioni tra economisti (e non) da secoli, non sono alla mia portata.
Noto solo che la BCE è stata creata sul modello della Bundesbank, che era ed è tra le più indipendenti delle banche centrali, mentre esistono anche modelli diversi e ci sono ragioni per sostenere questi e per sostenere quelli.
Per me, al mio intuitivo livello di comprensione, i vantaggi (dell'indipendenza) superano gli svantaggi, per le ragioni ben chiarite qui sopra.
Anche se il fatto che una sovranità monetaria usata male possa condurre a perdite di credibilità, e quindi essere dannosa per chi la possiede, è solo una possibilità, pure concreta e probabile, ma non una necessità.

Faccio notare però una piccola distinzione di accento, relativamente all'articolo di Godley, e forse alle esternazioni della Thatcher.
Il ritenere che talune scelte politiche (tali sono le strategie monetarie) debbano essere tra le possibilità degli organi elettivi democraticamente legittimati è anche una posizione di principio, che trascende il calcolo dei vantaggi e degli svantaggi.
In questa come in ogni questione di macroeconomia sono sempre da considerare anche fattori extra-economici; e tra questi hanno quartiere, e non sono da sottovalutare affatto, pure le questioni di principio.

provo ad aggiungere un paio di considerazioni.
Sulla indipendenza delle banche centrali, credo che il principale vantaggio dell'indipendenza dal fatto che se ti interessa come paese partecipare a un sistema aperto di rapporti con altri paesi, e vuoi attirare investimenti nella tua economia e nel tuo debito pubblico, semplifichi le decisioni di investimento se affidi la politica monetaria ad una istituzione che ha obiettivi e finalità chiare e di lungo termine, piuttosto che necessità elettorali immediate.
Dopo di che, non sarà certo questo il solo fattore di scelta per gli investitori.

Concordo anche sul fatto che una sovranità monetaria usata male non comporti automaticamente una perdita di credibilità. Conta anche, e forse soprattuto, la "storia".
Va anche notato comunque che la credibilità si fà molto prima a perderla che a riacquistarla.

Però quello che questo articolo spiega benissimo, e in maniera accessibile anche ai profani, è perchè quando la credibilità la si è persa possa essere vantaggioso rinunciare alla sovranità monetaria. E illustra anche bene le differenze tra dollarizzazione e unione monetaria ai fini della percezione di credibilità da parte degli esterni.
Guardare alla luce di questo articolo per esempio il fatto che il costo degli interessi sul debito pubblico italiano aumentava molto di più del debito fino all'epoca Euro, per poi sostanzialmente allinearsi a questo, mi pare interessante.

Sono d'accordo che si può fare punto di principio che la sovranità monetaria sia parte integrante e sostanziale della sovranità di una nazione. Sicuramente era il punto della Thatcher, che voleva tenersi libera la possibilità di uscire in qualunque momento dall'unione europea. E questo sarebbe stato reso molto più difficile se il Regno Unito non avesse mantenuto la sua moneta.

Però è un principio che per paesi poco credibili, come il nostro, potrebbe avere forti ricadute economiche negative.

 

Non capisco quale sarebbe il vantaggio di emettere moneta a deficit ? se diciamo non c'è contropartita di beni e servizi(perchè la immettiamo in funzione di un deficit) la moneta immessa genera inflazione sbaglio ? mi chiedo per quale ragione uno dovrebbe preferire l' inflazione alle tasse ? cioè l' inflazione colpisce indistintamente il povero, le minoranze,i redditi fissi maggiormente, ma in generale tutti, forse il ricco è quello che ha più capacità difensive, però con le tasse per lo meno posso decidere da dove prendere il mio deficit anche forse in modo più efficiente no ? Sul fronte tassi d'interesse non riesco a capire come un' autorità monetaria possa decidere di portare i tassi decennali da 7% al 2% ? che possa succedere ci sta, che sia un obbiettivo dell' autorità monetaria secondo me sarebbe estremamente difficile da raggiungere... se ho detto cavolate me ne scuso...