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Problemi di credibilità e teoria delle aree monetarie ottimali

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La BCE o qualsiasi altra istituzione preposta a regolare l'area monetaria dovrebbe, dunque, permettere ai paesi con finanze pubbliche dissestate di mantenere un livello di inflazione inferiore a quello dei paesi più credibili i quali potrebbero, e forse dovrebbero, permettersene una superiore, e gli strumenti di politica monetaria assunti per consentire questo esito sarebbero da considerarsi positivi secondo la dottrina economica prevalente. Tutto questo è consolante, ma proprio da qui inizia il percorso della riflessione complessiva. Queste politiche sarebbero considerate positive dai diversi stati membri se questi si trovassero di fatto in stato di concorrenza economica? 

Quando la Germania rimprovera la Grecia e l'Italia, ma anche la Francia, di non essere seriamente virtuose cosa sta facendo se non richiamare alle regole della concorrenza a cui essa per prima intende attenersi? E questo non è un semplice “disaccordo sulle politiche da seguire”, è la radice della risposta alla domanda: “quali sarebbero stati o sono i vantaggi per la Germania nella adesione all’euro?”, perché sul piano della concorrenza economica la struttura economica della Germania non teme rivali, e i tedeschi storicamente hanno forme di deduzione alquanto lineari.

Il dilemma è cornuto invece per gli altri stati in difetto di competitività, per i quali: o l'unione monetaria diventa anche unione fiscale e politica, con un sistema di riequilibrio economico generale, o l'equilibrio, che è lo scopo della unione monetaria e di qualunque altra messa in comune virtuosa, può essere raggiunto, proprio per i paesi in difetto di competitività, solo attraverso quella che viene detta svalutazione salariale competitiva, la quale però, d'altro canto, si viene rivelando un disastro per il mercato interno. Scegliere la strada indicata da questa vecchia nostalgica idea delle destre conservatrici, ha condotto ad una paralisi produttiva in Italia che è troppo semplice e improprio attribuire solo a mancanza di virtù morali. È difficile credere di poter scaricare solo su una residuale idea ottocentesca di compressione salariale, fin troppo romantica e fuori tempo nel contesto della globalizzazione e del mercato di miliardi di persone di infiniti livelli e strati sociali, e penso alla Cina e all'India, l'onere di riportare il sistema economico in equilibrio, e impossibile se si tiene conto anche delle automatiche reazioni politiche di paesi abituati a un tenore di vita diverso. Comunque, averci un mercato interno di morti di fame decisamente non pare essere di buon augurio per l'Italia, quando contemporaneamente i paesi forti dell'unione non pensano di farsi in qualche modo meno competitivi. Insomma l'unione c'è o non c'è?  

P.S. Ho modificato qualche frase per cercare di spiegarmi meglio, ammesso che il commento sia sensato, in tema e utile a qualcuno.