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Problemi di credibilità e teoria delle aree monetarie ottimali

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Mi sembra che il modello CDK non funzioni !!

La realta' dell'Eurozona dimostra che questa teoria o modello non e' valido mentre ad essa si applica benissimo il modello Mundell !

Una moneta per un'area valutaria ottimale senza uno stato federale non funziona come stiamo vedendo nella realta' degli ultimi anni dell'Eurozona.

Forse potrebbe funzionare in un periodo di crescita elevata dell'economia ma quando arriva una crisi il risultato e' che senza la leva del cambio della moneta si ha solo una svalutazione "bestiale" dei salari !

Inoltre nell'esempio di CDK si presuppone che per :

 beni non-tradeable, dove le imprese dispongono di potere monopolistico ed i prezzi sono caratterizzati da rigidità nominali

ovvero che imprese private abbiano il controllo di monopoli naturali ma se invece si considera che questi monopoli naturali  siano gestiti dallo stato e/o imprese pubbliche il governo puo' controllare i prezzi !!

Non capisco bene cosa tu intenda per ``svalutazione bestiale dei salari''. La logica tradizionale porta ad affermare l'opposto: senza la possibilita' di svalutare - in presenza di qualche rigidita' nominale - i salari reali sono troppo alti e questo crea disoccupazione. Secondo il modello tradizionale, e' proprio l'impossibilita' di ``svalutare'' i salari il problema. (si veda tutto il discorso sull' apprezzamento del tasso di cambio reale di Italia, Portogallo,... ed i supposti effetti benefici di una svalutazione)

 

Il modello non considera monopoli naturali, ma essenzialmente di beni differenziati: non vi e' concorrenza perfetta tra alfa-romeo e bmw perche' i prodotti sono diversificati (questo e' il potere monopolistico presente nel modello)

E' la moneta che va svalutata quando ci sono squilibri economici !!

Se non si puo' svalutare la moneta allora occorre ridurre i salari !

Questo intendevo con svalutazione dei salari !

Leggete "L'Italia puo' farcela" di Bagnai e capirete cosa voglio dire.

Continuo a non capire. Mi vengono in mente due possibilita':

1) Si svaluta la moneta senza toccare i salari reali. Sostanzialmente stai semplicemente moltiplicando tutti i prezzi (in lire) per un dato fattore senza cambiare i prezzi relativi. Mi chiedo: cosa cambia?

2) Per svalutazione della moneta intendi una svalutazione del debito pubblico (diciamo facendo passare una legge che converta il debito da euro a nuove lire con successiva svalutazione). In questo caso, perche' non fare semplicemente default sul debito minimizzando gli effetti collaterali sulla ricchezza degli agenti economici? Inoltre, che livello di inflazione ci si potrebbe aspettare? L'evidenza empirica in casi di default domestici via inflazione e' proprio incoraggiante ...

I sostenitori dell'Eurexit sostengono che il tasso di cambio non abbia impatto sui prezzi interni, né quindi sulle retribuzioni reali. Sono convinti che la svalutazione porti più competitività, esportazioni, domanda aggregata e occupazione. Non hanno ancora detto nulla sul moto perpetuo, ma aspetto fiducioso.

Chiarezza

[utente 1955] 19/3/2015 - 15:44

Se le mie parole non sono suffientemente chiare allora la invito a leggere il commento di Giovanni Zibordi che riporta un testo di Godley che esprime esattamente ed in modo chiaro quello che volevo dire.

Comunque se lo scopo di questo post era di mettere a confronto 2 modelli sull'area valutaria ottimale confermo la mia prima impressione che il post e' sbilanciato sul modello CDK che in pratica e' una difesa dell'euro cosi come e' ora.

Mi ripeto ed affermo che una moneta per un'area valutaria ottimale senza uno stato federale che imponga politiche fiscali, economiche, e  regole comuni NON puo' funzionare.

La realta' degli ultimi anni dell'Eurozona lo dimostrano !

Infine qui su questo blog molti commentatori continuano a difendere l'euro nonostante la realta' dei problemi dell'Eurozona, che dal 2008 e' in crisi e non sa come uscirne.

Parecchi commentatori argomentano che la crisi e' dovuta ad una classe dirigente politica/economica  incapace ma io penso che invece che questo e' dovuto al modello Euro che  cosi come e' attualmente e' sbagliato e non funziona (non e' possibile anche dal punto di vista probabilistico che tutte le classi dirigenti di Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia ed ora anche Francia abbiano sbagliato le scelte politiche).

Questo modello ha il grosso errore che  NON rispetta la democrazia perche' l'Euro non e' stato scelto dai popoli ma solo dalle elite (non elette) interessate al controllo della finanza e del potere ovvero Brussels & C. difatti dove si e' fatto un referendun il popolo ha rifiutato l'Euro vedi Danimarca.

Per ultimo ricordo che i padri fondatori dell'Europa l'avevano pensata come una comunita' dove la solidarieta' era il collante essenziale per evitare altre guerre mondiali mentre ora prevale una visione dove ogni stato pensa solo per se' anche a scapito degli altri.

Personalmente non ho problemi ad ammettere di essere "pro-euro" (pur ammettendo che l'UE debba essere in qualche modo riformata), ma vorrei chiarire che l'obiettivo del post non era quello di difendere l'Euro, ma provare a spiegare i ragionamenti economici sulla base dei quali si è deciso di fare l'Euro (al di là delle motivazioni politiche e/o idealistiche) così come altri paesi hanno deciso di adottare monete altrui. Tentativo, questo, ispirato dalla disponibilità di nuovi contributi originali in una letteratura, quella economica sull'argomento delle aree valutarie, che era oltremodo datata (e che, sulla base di Mundello Friedman, non dava risposte molto convincenti al perchè si fosse deciso di fare l'Euro).

Il post non tratta, come detto in altri commenti, molte delle questioni che vengono sollevate in questi commenti (per capirci, sostanzialmente riconducibili alla domanda "Che tipo di unione monetaria?")... che sono commenti legittimi, che aggiungono materale alla discussione, ma che non sono strettamente inerenti ai ragionamenti delinati nel post e soprattutto nel modello CDK (che, essenzialmente, risponde alla domanda "Unione monetaria: perchè aderire?") 

quella di "svalutare" i salari poerchè non si può svalutare la moneta. Il punto è che, in economia aperta, è la stessa identica cosa... qulche differenza distrbutiva, alla fine, se si svaluta la proporia moneta, ci si fa pagare di meno per il lavoro impiegato nella produzione... con l'inflazione via svalutazione, si ha lo stesso effetto che si produce "colpendo" i salari nominali: si riduce il potere d'acquisto dei lavoratori, ovvero il valore reale dei salari. 

Se non è zuppa, è pan bagnato, ma evidentemente tanti son ghiotti di pan bagnato, ma proprio non mangiano la zuppa. 

quella di "svalutare" i salari poerchè non si può svalutare la moneta. Il punto è che, in economia aperta, è la stessa identica cosa... qulche differenza distrbutiva, alla fine, se si svaluta la proporia moneta, ci si fa pagare di meno per il lavoro impiegato nella produzione... con l'inflazione via svalutazione, si ha lo stesso effetto che si produce "colpendo" i salari nominali: si riduce il potere d'acquisto dei lavoratori, ovvero il valore reale dei salari. 

Questa si che e' una frase ricorrente che non rispecchia la realta'.

Svalutare la moneta di un 20% non significa che l'inflazione sara' del 20% !!

Mentre una svalutazione dei salari del 20% e' effettiva !

In questo link Bagnai spiega molto bene la differenza

http://goofynomics.blogspot.it/2012/04/svalutazione-e-salari-ad-usum-piddini.html

Non ho tempo di leggere attentamente l'articolo (ma lo faro').

Il fatto che una svalutazione del 20% non si traduca necessariamente in inflazione del 20% e' dovuto al basso  pass-through di movimenti del tasso di cambio nominale ai prezzi (si veda nota 3). Ora, per lei e' automatico che una svalutazione del cambio si traduca in una riduzione del 20% del prezzo relativo dei beni italiani in valuta estera? Ovvero, il  pass-through e' asimmetrico?  Lei  presume lo sia (io onestamente non lo so, ma sarebbe interessante da studiare)


comunque condivido in toto il pensiero di Alessandro. Da un punto di vista teorico, se il salario reale è disallineato rispetto al suo valore di equilibrio, si svaluta la moneta fino a generare la variazione necessaria, così come lo si fa agendo sul salario nominale, se la via della svalutazione competitiva è preclusa. Comparare la stessa variazione percentuale di grandezze diverse (salari nominali e tassi di cambio) non ha granchè senso. Quello che conta non è che vari del 20% una o l'altra variabile, ma che la variabile su cui si agisce vari nella misura necessaria per arrivare all'equilibrio. 

Detto ciò, Luigi, ha ragione Alessandro nel dire che non possiamo escludere che, dal punto di vista empirco possano esserci asimmetrie, ma la cosa andrebbe validata coi dati e con studi empirici sull'argomento. Sarà deformazione professionale, ma dei semplici grafici con delle correlazioni non possono costituire evidenza emprica sulla quale fondare delle certezze. Possono fornire spunti per degli approfondimenti, questo sì, ma credo che sull'argomento gli economisti debbano ancora approfondire parecchio. 

 

doppio

stefano bolatto 19/3/2015 - 15:40

Scusate...