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Jobs act: anche gli esperti fanno confusione

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E' possibile ricorrere ad un giudice a seguito di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo (razionalizzazione etc.)? Se è possibile, allora facciamo l'esempio.

Supponiamo che Antonio venga licenziato con il motivo che ruba le caramelle, mentre Mario viene licenziato con il motivo che l'azienda, a seguito di una razionalizzazione economica del personale, ristruttura il proprio organigramma. Supponiamo anche che un giudice decida che Antonio NON ha rubato le caramelle, e che un altro giudice decida che la ristrutturazione non giustifica il licenziamento di Mario (magari Mario era brutto e nero, non stava simpatico al principale che ha usato la scusa della ristrutturazione per liberarsene, non so..). Da quanto capisco, Antonio ha diritto al reintegro, mentre Mario no? Potrebbe essere questa una disparità di trattamento? Chiedo perché non sono sicuro di aver capito.

L'art. 3 comma 1 stabilisce che

non ricorrono gli estremi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo o per giustificato motivo soggettivo o giusta causa, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un’indennita',

quindi non vi e' nessuna disparita'. 

Nel comma 2 invece, stabilisce che nei soli casi in di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, il reintegro deve essere effettuato nel caso sia

direttamente dimostrata in giudizio l'insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore, rispetto alla quale resta estranea ogni valutazione circa la sproporzione del licenziamento

Resta da stabilire quali possano essere i casi che rientrano nella specifica del comma 1 ma non in quella del comma 2. E' un tema da giuristi, cui invio una richiesta di esempi concreti, ma ichino prova a spiegarlo in questo post di commento. Le parole chiave sono "direttamente dimostrata in giudizio", e cioe' serve un alibi concreto, non basta una dimostrazione della non colpevolezza basata su presunzioni. La norma, come la frase sulla sproporzione, serve a limitare la discrezionalita' giudiziale perche' il reintegro avvenga in casi molto limitati. 

In quest'altro post, Ichino fornisce questo esempio concreto:

Claudio, impiegato della Banca di Baranzate, o è un mascalzone, oppure è proprio sfortunato: la stampa di un tabulato pieno di dati riservatissimi sui conti correnti dei clienti, utilizzato per una truffa ai loro danni, è stata disposta proprio dal suo terminale. La truffa è stata scoperta,  la polizia ha trovato quel tabulato, la Banca è riuscita a risalire all’ordine di stampa del tabulato. Gli ha quindi contestato il concorso in truffa e poi lo ha licenziato. A nulla è valso che lui spiegasse che si era trattato soltanto di una distrazione momentanea: recatosi alla toilette per ivi svolgere una funzione urgente e non delegabile, aveva dimenticato di togliere dal terminale il proprio badge, consentendo così involontariamente al complice dei truffatori di acquisire il tabulato. Negligenza, certo – protesta Claudio -, ma non collaborazione dolosa a una frode.

Claudio venne reintegrato, ma col nuovo ordinamento verrebbe solo indennizzato.