Titolo

Uscita dall'euro, svalutazione, ripresa. Riflessioni dopo un week end di dibattiti

4 commenti (espandi tutti)

Perche' sarebbe sbagliata e/o nociva una redistribuzione da pensionati e lavoratori dipendenti (che hanno conservato il posto dal 2007 a oggi) a favore di lavoratori autonomi, imprenditori (e presumo anche disoccupati) che hanno sofferto molto di piu' la crisi?
Per come la vedo io il vincolo dell'euro avvantaggia il lavoratori protetti (e pensionati) che non sono esposti alla competizione internazionale e danneggia imprenditori, lavoratori autonomi e chi esposto alla concorrenza internazionale perde il lavoro. Togliendolo si avrebbe un riequilibrio. Personalmente lo giudico positivo, come riequilibrio, cio' che serve comunque per valutare l'uscita dall'euro dovrebbe essere l'eventuale guadagno nel PIL complessivo. 

Ahem

michele boldrin 29/11/2014 - 03:35

Vedo che ora anche tu, Alberto, parli di "vincolo dell'euro" come da indicazioni di via Bellerio. Lasciamo a parte la delusione e cerchiamo almeno di evitare il peggio.

La crisi ha colpito dipendenti ed autonomi tanto quanto. In particolare, SE davvero il problema e' il "vincolo dell'euro", come lo chiami tu, ALLORA di certo i piu' esposti sono i lavoratori dipendenti in quanto le imprese che esportano o che competono con importazioni dall'estero sono tutte di dimensione non microscopica ed occupano, quindi, lavoro dipendente. Farmacisti e notai, commercialisti ed avvocati, bottegari e salumieri, idraulici e taxisti, puttane, barbieri e massaggiatori/trici, oltre che preti, politici e dipendenti pubblici NON sono particolarmente esposti alla concorrenza estera e, quindi, al "vincolo dell'euro".

Sui pensionati ovviamente non ci piove che stiano massacrando il paese, ma questo guai a dirlo ... 

Qui ci sono i redditi per condizione professionale.

Alberto, se l'obbiettivo è "redistribuire" da pensionati e dipendenti non basta la leva fiscale? Perché imbarcarsi in un'impresa che potenzialmente può demolire l'unione europea quando ci sono strumenti più semplici? A me sembra che l'euro venga portato molto italianamente come capro espiatorio, ma ogni volta che si scava un minimo (persino nei modelli no-euro) si arriva sempre alle cose che davvero non vanno nel nostro paese. Da lì non si scappa.

Per esempio il fatto che i salari reali decresceranno, nel modello Bagnai, è un riconoscimento esplicito del fatto che la produttività è bassa e solo guadagnando meno si può tornare a competere nell'export.

Cinesizzare l'economia italiana è un modo, ma non è mica l'unico. Magari fa comodo a chi ha 65 anni e ormai ha dato, ma a me che ne ho 30 la prospettiva terrorizza.

L'altro modo è togliere risorse dalla fogna riducendo la spesa, investire di più (e meglio!) nei campi dove davvero serve come l'educazione (di cui c'è un bisogno disperato) e cercare di far aumentare la produttività. E' una cosa lunga, è una cosa complicata, ma i miracoli non sono di questo mondo.

Perché cinesizzare l'economia italiana? Ma ispiriamoci a chi fa meglio di noi, no?

Comunque tutto questo, alla fine, conferma che quello che conta sono le riforme reali del sistema, e non i giochetti monetari. E allora facciamole e smettiamola con i trucchetti da azzeccagarbugli, per la miseria!

(Nota a margine: una parte della spesa pensionistica ormai è diventata parassitaria. Cambiarne i meccanismi non è "redistribuzione", ma semplicemente eliminare privilegi ridicoli.)

Un sistema semplice e giusto per redistribuire sarebbe di ricalcolare tutte le pensioni col sistema contributivo e ridurre progressivamente la differenza fra pensione attuale e pensione 'pagata' se la prima supera un certo minimo (p.es. si potrebbe lasciare invariate le pensioni sotto i 1000 euro netti ed eliminare del tutto la differenza per quelle oltre i 3000 euro). I risparmi potrebbero essere usati per ridurre le tasse sulle imprese e/o per aumentare i sussidi di disoccupazione

A proposito di privilegi: si legge che la FInanziaria prevede che le pensioni miste (retributivo+contributivo) post Fornero per i dipendenti con oltre 42 anni di anzianità non potranno superare l'importo massimo col sistema retributivo (ca l'80% dello stipendio finale). Provvedimento giustissimo in teoria: col regime attuale  un magistrato o professore universitario con 40 anni di anzianità nel 2011 rimanendo in servizio accumulerebbe contributi e quindi potrebbe arrivare ad una pensione anche superiore allo stipendio finale.  In pratica, mi domando se la legge abbia previsto il caso che la somma dei contributi corrisponda ad una pensione superiore all'80% dello stipendio finale. Improbabile ma non impossibile (io potrei andare in pensione a 70 anni con 45 anni di contributi effettivamente versati, di cui 25 da ordinario) In questo caso il tetto massimo toglierebbe parte dei contributi pagati - il che  sarebbe ingiusto. O si prevede una pensione superiore o si prevede che non si versino più contributi