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Uscita dall'euro, svalutazione, ripresa. Riflessioni dopo un week end di dibattiti

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Venerdì mi son lasciato prendere un po'  la mano. L'uscita del modello matematico del CULO mi è venuta così, li per lì mi è parsa divertente ma è un po' fuori luogo in un blog come questo, che apprezzo proprio per la sua moderazione e il buon tenore generale.
Vi ringrazio per avermela perdonata.

Ciò premesso, dico a tutti che (culo a parte) il tema che riprendevo qui non era affatto sarcastico, non era OT, e non  era banale. Era la domanda di Chiti, più volte riportata sopra (ma come, mo' vogliamo uscire dall'Euro per svalutare? Ma non ci eravamo entrati proprio per non svalutare più?) domanda che mi pare centratissima, perché ricordo bene gli argomenti con cui si giustificarono nel 1999 i "sacrifici" richiesti per rientrare nei parametri ed entrare nell'Euro.
Tra i numerosi benefici attesi che si enumeravano c'era proprio il cambio fisso, che avrebbe finalmente tolto ai nostri governi la possibilità di lasciarsi tentare dalle svalutazioni competitive.

@Matteo: non credo che "gli economisti", né quelli di nFA, né Bagnai nè altri, rifuggano temi come questi perché temono di perdere autorità o importanza, accettando che sia marginalizzata la loro disciplina. Io credo che lo facciano perché temono di perdersi in discussioni vaghe e inconcludenti. Il proposito è sensato, e condivisibile, tuttavia come ho detto più volte mi pare che sia inattuabile, se non in rare circostanze particolari e solo quando sul tavolo della discussione ci sia un tema di dettaglio, e i processi coinvolti siano a breve termine e di raggio ristretto.
Il tema Euro-NoEuro non è punto un tema di dettaglio, e i processi coinvolti non sono a breve termine né di raggio ristretto. Quindi in un tema come questo (secondo me) non è possibile scansare tutti gli argomenti extra-economici che infastidiscono, non senza ragione, gli economisti, e procedere solo con modelli matematici e simulazioni come se si stesse studiando il funzionamento di un motore termico.
Questo il succo della mia osservazione, che non voleva essere una provocazione e non vorrei fosse intesa come tale.

@Bercelli:

..mi sono convinto sempre di più che mentalità e meccanismi economici interagiscono vicendevolmente, - sai che scoperta! - e che gli interessati al cambiamento possono agire da entrambi i lati.

Ecco una buona osservazione. Gli interessati al cambiamento possono agire da entrambi i lati.
Ciò significa che quello che non si riesce a ottenere con mille riforme, magari si può ottenere con una rivoluzione culturale. Non solo infatti il tema spinoso delle "mentalità", in genere dei fattori culturali, viene visto con sospetto (e fastidio) da parte di chi fa questo mestiere. Anche quando i fattori culturali e etici vengono considerati (un po' goffamente, in alcuni modelli si cerca in effetti di introdurre parametri riconducibili a queste categorie) questi vengono intesi come stati di fatto, dati a priori, che è possibile forse stimare e considerare, ma non mai modificare. Si può agire su di essi, invece. E come

certi cambiamenti economici, talvolta indotti da provvedimenti di politica economica, accelerano grandemente i cambiamenti di mentalità

così certi cambiamenti di mentalità, talvolta indotti da provvedimenti di politica culturale o da fenomeni di costume, possono accelerare grandemente i cambiamenti economici.