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Uscita dall'euro, svalutazione, ripresa. Riflessioni dopo un week end di dibattiti

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Capisco che il vantaggio di svalutare è ridurre il salario quindi il costo etc. etc.  bla bla. In Italia però ci sono chiaramente salari e pensioni oltre la media europea sia netti che lordi (parlamentari, alte cariche politiche, alte cariche nella giustizia, diplomatici ,manager partecipate, alta burocrazia, esercito, pensionati d'oro che non hanno pagato i contributi (sindacalisti) etc. ) mentre ci sono salari che sono sopra la media europea o nella media solo quando sono considerati al lordo.  La svalutazione con l'uscita dall'euro colpirebbe tutti  ma rimarrebbero le differenze tra salari relativi. E' per mantenere questi salari sopra la media e per darli a molti (troppi) per voto di scambio che i salari lordi nei settori esposti alla concorrenza sono così alti  mentre sono bassi quelli netti. Non è che le imprese italiane  non sarebbero competitive se il costo del lavoro fosse il salario netto, chiaro?

Uscire dall'euro significherebbe abbassare si il salario a tutti ma colpirebbe tutti in maniera proporzionale. Ma sai quanto soffre il manager pubblico strapagato che magari si vota subito un aumento in CDA o si inventa un  premio produttività inesistente? La prenderebbero in quel posto sempre gli stessi. Insomma svalutare è una tassa per la competitività che è certamente iniqua stanti i salari relativi in certi settori della PA. 

 Non sarebbe meglio riformare la P.A. , tagliare gli stipendi oltre soglia europea, tagliare i posti nella PA oltre la soglia europea  e ridurre le tasse  per poter competere? (senza parlare ovviamente della  crisi finanziaria di cui parlava Michele)

Se devo essere onesto questa è la parte che meno capisco di tutta l'attenzione che viene prestata alla ''proposta'' di uscita dall'euro.

A me pare che le cose che dice Luciano siano di buon senso e mi pare siano anche abbastanza condivise tra chiunque cerchi di analizzare il problema con certa imparzialità. Uno però può ragionevolmente dire: hai ragione, andrebbero complessivamente rivisti i salari nel settore pubbliico così come l'organizzazione del settore pubblico nel suo complesso, bisognerebbe abbassare le tasse sul lavoro, riformata la giustizia etc. etc.. Però tutto questo è politicamente molto difficile e richiede tempo. Quindi, intanto che avviamo il processo e per evitare di restare in recessione tutto il tempo delle riforme (che magari vuol dire una decina d'anni, quindi mica tanto breve come periodo) diamo una bella botta di svalutazione e sosteniamo un po' la domanda. E a questo punto si può rispondere che la svalutazione rischia di disancorare le aspettative, o causare una guerra commerciale, o whatnot. Non so dove si finirebbe, ma sarebbe un dibattito che si può fare e che a dir la verità si è fatto molte volte in passato, per l'Italia o per altri paesi.

Ma l'uscita dall'euro NON è una svalutazione, o perlomeno non è solo quello. È un evento enorme e traumatico, con gigantesche conseguenze sul sistema finanziario e sui rapporti politici e commerciali tra stati. Se lo si fa in modo unilaterale sarebbe ancora più drammatico, e mi pare che finalmente anche i noeuro con un minimo di cognizione inizino a rendersene conto. E se lo si fa in modo consensuale richiede una quantità di tempo più o meno simile a quella delle riforme strutturali.  Da qui la mia impressione che questa sia veramente una distrazione abbastanza inutile.

che Salvini o la Meloni si propongano di uscire dall'euro come obiettivo politico concreto? Sanno benissimo che è impossibile per ragioni politiche ed economiche e proprio per questo lo usano come slogan per raccattare voti.  Troveranno sempre ingenui disposti a credere che l'uscita è la soluzione e finche c'è la crisi possono sperare che il numero di ingenui sia  abbastanza alto per procurare loro un posto in parlamento. Sai cosa dovrebbe fare Renzi? Far dichiarare a Padoan che hanno organizzato un gruppo di studio sull'uscita dall'euro . Lo spread schizzerebbe a 500 in 25 secondi e la borsa collasserebbe...  Ovviamente,  due ore dopo  dovrebbe apparire in TV con la testa di Padoan su un vassoio e tutto tornerebbe quasi normale, ma la gggente capirebbe che non si può fare Scherzo....

Salvini ha poi il vantaggio aggiuntivo di poter espandere il suo bacino elettorale a sud del Po, cosa che l'indipendnenza della Padania (il precedente slogan onirico della Lega) non poteva garantire.

Good point

sandro brusco 22/11/2014 - 18:39

Magari con un po' di fortuna il casino lo fa prima la LePen in Francia :-). Poi magari si potrebbe tentare di parlare dei problemi veri. Oppure bisognerebbe trovare un'altra distrazione.

si prospetta un fronte comune tra le destre estreme negli SM dell'UE e la Santa Russia di Putin, cementato non tanto dall'ostilità verso l'UE quanto da quella nei confronti degli USA che, ovviamente, userebbero l'UE come strumento di dominio sui popoli europei.

Salvini cresce nei sondaggi nostrani; se Le Pen riuscisse a connotare il FN in senso antiamericano forse ne trarrebbe vantaggio. Ma Bossi, ammesso che conti ancora qualcosa, non avrebbe nulla da ridire sulla possibile deriva fascista della Lega?

Non scherzo, davvero. Al di la' della chiacchiera da bar, Umberto Bossi era (era, ora non mi sembra essere alcunche') geneticamente e culturalmente fascista. Non solo per l'ignoranza che lo caratterizzava e l'istinto da ducetto ma, soprattutto, perche' la sua matrice culturale era quella dell'eminentemente fascista "me ne frego". 

Che e', poi, la matrice culturale d'una fetta grande d'italia "popolare". Quella fetta in cui Salvini&Co pescano.

Lo credo ineluttabile e, in un certo senso, lo auspico. Almeno fa chiarezza. L'ho detto sempre ai tempi di Fare, in pubblico ed in privato. Tra 1/5 ed un 1/6 dell'elettorato italiano e' "fascista" in senso antropologico e culturale. Altrettanti sono "comunisti", nello stesso ed identico senso. Son tanti, si son tanti. Per quello il paese ha poche speranze e per quello continuano a vincere i demagoghi paraculo come BS o Renzi che vendono fumo un po' a tutti senza cambiare nulla. 

si potrebbe condividere solo attribuendo alla "cultura" fascista un significato molto ampio: il Bossi si proclamava nemico dei fascisti storici, forse credeva d'essere un rivoluzionario, ma in ogni caso non era nazionalista e mi riesce difficile pensare ad un fascismo non nazionalista.

Salvini sta caratterizzando la Lega in senso nazionale, quando si contrappone all'Europa rivendicando la sovranità sottratta all'Italia e si allea al Front National : dopo di che sarà un fascismo diverso, con una spolveratura democratico-populista per stare al passo coi tempi.

Per restare alla tue stime: se il 20% circa degli italiani è culturalmente fascista, chi li rappresenta attualmente? Sono dispersi tra Lega, FI, Fdi e M5S? 

Gli italiani a me sembrano in grande maggioranza statalisti, nel senso che quasi tutto possa e debba dipendere dallo Stato nazionale, nel bene e nel male. Quindi anche nazionalisti, in questo senso particolare -- poco federalisti.

Ben pochi sono fascisti in senso stretto, perchè la stragrande maggioranza vuole poter votare (anche astenendosi) e non ama la guerra. Ma altri tratti fascisti (maschilismo, corporativismo, il "chi se ne ne frega" evocato da Michele Boldrin) sono molto diffusi.

Poi ci sono ancora non pochi comunisti (20%? 40%?), nel senso di anticapitalisti vittimisti.

My two cents.

Sai, dipende da cio' che riteniamo essere "caratteristico" di una cultura, al di la' delle ettichette e delle autoproclamazioni dei singoli. In altre parole, io preferisco usare le "preferenze rivelate" anche in questo caso.

Alla luce di quel parametro il fascismo sostanziale del Bossi mi sembra fuori di dubbio e mi risparmio l'elenco dei suoi comportamenti concreti, delle sue scelte politiche e dei profili culturali e politici dei suoi collaboratori piu' stretti.

Che poi molti elementi siano comuni a cultura fascista e cultura social-comunista e' pure vero e non mi limiterei allo statalismo ... l'idea del grande leader, dell'uomo che guida le masse ad un futuro migliore, per esempio, e' pure comune. Idem per l'assemblearismo, l'idea che esista un "popolo" la cui volonta' il capo interpreta attraverso un rapporto diretto (assembleare, appunto); il sogno della palingenesi, della pulizia a cui segue la rigenerazione del popolo purgato degli elementi "cattivi" ... l'elenco e' lungo.

Poi, se vuoi, c'e' la frequentazione personale che su di me influisce. Ho frequentato l'uomo per un periodo breve, tra il 1993 e primi mesi del 1995 e mi ha sempre fatto ribrezzo proprio per queste sue caratteristiche antropologiche. Un povero frustrato, ignorante, violento, fascista ed anche abbastanza stupido nella sua astuzia da ladruncolo di periferia ...

Mah, ho davvero avuto alcune frequentazioni orrende nella mia vita, a ben pensarci :)

Il fatto è che la sinistra keynesiana propugnando l'uscita dall'euro sta dando le munizioni alla destra populista da un lato e difende indirettamente e inconsapevolmente (spero) le rendite di posizione della casta politica e clientelare dall'altro. Credo che sia lo stesso meccanismo perverso che ha fatto esplodere il debito. Ho paura.

Secondo me sarebbe piu' corretto e utile ridurre i compensi eccessivi dei livelli apicali dello Stato e del parastato alle medie europee in modo da curare la distorsione esistente in Italia. La vera disparita' comunque piu' che tra salari apicali e protetti e quelli dei non protetti, sta tra chi ha conservato il lavoro e chi l'ha perso. I veri perdenti nella crisi e in generale nella perdita di competitivita' dell'Italia sono quelli che hanno perso e non trovano lavoro.
Poi negli anni passati si e' visto bene che c'e' una resistenza mostruosa a diminuire i compensi eccessivi ai vertici dello Stato e parastato italiano. Un esempio a caso ma recente, i vertici di Bankitalia (che ritengo una delle istituzioni meno disastrate dello Stato italiano) si sono auto-ridotti i compensi, ma mantenendoli superiori del 10% almeno a quelli dei corrispondenti tedeschi, anche se la Germania ha 80 milioni contro 60 milioni di abitanti e anche se il PIL tedesco pro-capite sara' immagino il 30% superiore a quello italiano e quello totale il 65% superiore (giusto per mettere dei numeri, volendo si possono fare i conti per bene).
La svalutazione piallerebbe ogni resistenza: verrebbero ridotti anche i salari apicali. Tuttavia concordo che rimane da vedere che la accresciuta competitivita' nelle esportazioni dopo una svalutazione faccia crescere i salari di chi lavora in settori esposti alla concorrenza piu' velocemente di chi sta in settori protetti e oggi eccessivamente pagati.