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Uscita dall'euro, svalutazione, ripresa. Riflessioni dopo un week end di dibattiti

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Due cose

Guido Iodice 19/11/2014 - 11:58

Sul punto che "Bagnai non ha usato i modelli post 70s" la critica è semplice. Quei modelli hanno fallito miseramente nel prevedere la crisi, quindi neanche quelli sono un granché. Detto ciò il resto della critica mi sembra fin troppo fondata. Mi pare di capire peraltro, correggetemi se sbaglio, che il modello non tenga conto del fatto che una parte non piccola dei debiti esteri non è sotto legislazione italiana e quindi non verrebbe rinominata. Le stime divergono ma Nordvig calcola almeno 500 miliardi solo in bond (o forse addirittura 800) di cui la metà in euro. Poi vanno aggiunti i saldi target2 ed eventuali altri debiti di diversa natura. E' per vero che alcuni italiani ci guadagnerebbero, che bisogna vedere la composizione dei portafogli, ecc. ma appunto sono tutte incognite. Certo si potrebbe fare un grande esproprio capitalista (non proletario) ai danni di chi ha speculato bene e a favore di chi ha speculato male, ma la vedo dura... nel frattempo quelli che ci hanno guadagnato temo si saranno messi al sicuro. 
Devo dire che Nordvig è molto più guardingo su questi temi, infatti i suoi paper iniziano dicendo che la fine dell'euro non ha precedenti storici e conclude dicendo che l'uscita di un singolo paese avrebbe l'effetto di "sbucciare la cipolla" dell'eurozona provocando potenzialmente una catastrofe per tutti. La sua soluzione non è "uscire dall'euro" la "ridefinire l'unione monetaria" ovvero tornare allo SME e lasciare una parte di debiti in Euro/ECU il che però ha evidentemente un costo. 

divergono molto

dragonfly 19/11/2014 - 15:02

Mi pare di capire peraltro, correggetemi se sbaglio, che il modello non tenga conto del fatto che una parte non piccola dei debiti esteri non è sotto legislazione italiana e quindi non verrebbe rinominata. Le stime divergono ma Nordvig calcola almeno 500 miliardi solo in bond (o forse addirittura 800) di cui la metà in euro.

marcodivice riporta qui panizza che , citando edlen, indica in circa il 2% del debito l'ammontare emesso sotto giurisdizione estera. cioè non più di 44 miliardi, importo che un qualunque matteorenzi sicuramente  si direbbe capace di maneggiare con facilità. come ordine di grandezza, 500 miliardi potrebbe essere il debito detenuto da soggetti esteri, che è tutt'altra cosa.

ripeto la mia perplessità: il default dell'italia, interno od esterno, parziale o totale, sul capitale o sugli interessi, è cosa di cui preoccuparsi per via dell'aspetto legale? non è che per gli importi in gioco dovrebbero interessare molto di più gli sconvolgimenti economici conseguenti?

Nordvig, giustamente, conta anche il debito privato. Che è davvero il problema dell'eurozona.

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dragonfly 20/11/2014 - 00:13

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  Il poco spazio evidentemente mi ha impedito di spiegarmi.   Nelle scienze, incluse quelle sociali, non si butta un modello quando non prevede bene. Questo accade sempre (pensi al meteo). Si licenziano forse i geologi quando arriva un terremoto? (lasciamo stare ironie su l'Aquila...).  I modelli si cestinano quando si riesce a costruirne uno migliore (sempre imperfetto, ma meno peggio).  Il fatto di usare modelli (tipo pre-70)  in cui le i comportamenti (ovvero le relative equazioni)  non dipendono dalle  politiche,   e'  cosa oggi facilmente risolvibile, e anche assai utile per capire come funziona la politica economica, in cui spesso l' effetto su aspettative (via annuncio e future politiche attese, pensi alla tassazione)  e'  cruciale.   Per questo i vecchi modelli sono  scomparsi. E'  stato un importante  passo avanti del metodo  di analisi.  A differenza di quanto molti  dicono (senza sapere  cio di cui parlano evidentemente) la questione di metodo e' fondamentale e  indipendente da quello  che nel modello risultera  essere  una "buona politica" (esempio: quanta  spesa pubblica,  quante tasse,  quanta  inflazione, etc).  

 

Capisco il punto, ma quei modelli (post 70s intendo) sono piuttosto fragili, per questo non hanno previsto la crisi. Come dice lei stesso siccome sono "troppo complicati" (dovresti metterci dentro contemporaneamente agenti eterogenei, frizioni finanziarie e tanti altri generi di "imperfezioni") alla fine si evita e poi si scopre che una delle frizioni che non hai messo è ciò che in un certo momento è stato determinante.

Poi possiamo anche discutere delle ipotesi di quei modelli, lo fa Blanchard in un paper di qualche anno fa ammettendo candidamente che sono ipotesi di fantasia, ma non è il caso su un blog.

Non mi pare proprio che capisca il punto. La  previsione o meno della crisi e' argomento completamente ortogonale rispetto a quello di cui ho discusso. Quello che lei scrive e' parecchio vago:  modelli "complicati", "fragili", "imperfezioni", parole suggestive ma vuote, a meno che non mi scriva un modello e mi dica seriamente e in modo chiaro cosa vuole dire, invece di   usare  paroloni  e  qualche nome altisonante. Io un paper con agenti eterogenei, frizioni finanziarie, politica monetaria e mercati incompleti l'ho scritto (non  che ne vada fiero, era solo un tentativo d'impare cose nuove,  ecco qui).  Se ha commenti me li dia, o mi scriva delle sue  molte fragilita', che certamente ci sono (PS nel modello ci sono crisi che dipendono dalla distribuzione della ricchezza, chissa  magari si diverte a leggere).

Altrimenti siamo, come mi pare,  alle chiacchere da bar. Se ne ha voglia la invito, come feci  senza successo in passato,  a farci visita ai seminari di economia per parlare seriamente di moneta,  mercati incompleti, risoluzione di modelli "complessi", e molto altro (vorrei proprio sapere a cosa pensa quando usa queste parole).  Senno' lasci stare.

domanda

Guido Iodice 20/11/2014 - 13:38

La ringrazio della risposta e del paper che segnala. Le posso chiedere qual è il suo parere sul fatto che BCE, FMI, OCSE e tanti altri non sono riusciti ad azzeccare una sola previsione sull'andamento del Pil (in moltissimi casi neppure il segno) se non a 3 mesi (e spesso neanche quelle)? Mi rifoerisco in particolare a quelle riguardanti i paesi europei meridionali.

Discorso lungo, in estrema drammatica sintesi (ho anche un lavoro....):

(1) evidentemente non e' facile farlo (ne conosce di migliori? pensi ai terremoti).

(2) molti modelli (coerenti, rigorosi, e parametrati sui dati) le dicono esttamente questo:  non sperare nemmeno di prevedere il futuro (per esempio perche le innovazioni sono iid). Molti gli esempi, dalla finanza all consumo come RW.

(corollario di 2: non si  rigetta un modello perche non prevede. La mia osservazioni sugli anni 70 non intendeva dire che i modelli non avevano previsto, ma che non potevano proprio dar conto di quelle correlazioni, nemmeno ex post, mi spiego?)  

(3) nonostante (2),   il modello  rimane un fondamentale strumento di analisi: serve a fare analisi controfattuali .