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L’insostenibile pesantezza dell’euro?

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Mi vengono in mente due osservazioni, da non economista.

1) Come già osservato, il transitorio resta cruciale. Se mi aspetto di tornare alla lira convertirò in fretta tutto il capitale in dollari o franchi svizzeri. Questa catastrofe finanziaria, inevitabile passando da una moneta forte a una debole, si abbatterà sul sistema Italia. Ma allora, è realistico pensare a una uscita dall'Euro?

2) Dal confino di Ventotene  Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrissero un documento cruciale, noto come manifesto di Ventotene,  che identificava nel perverso concetto di stato nazionale la ragione delle guerre e dei disastri in Europa. Questa idea fondamentale, raccolta e realizzata dai grandi politici europei del dopoguerra (la guerra ha qualche volta il vantaggio di selezionare i migliori) ,  gli stati nazionali europei hanno progressivamente rinunciato pacificamente alla loro sovranità nazionale, creando un continente di pace libero da guerre. Invece di andare orgogliosi di tutto questo, i ragionieri anti-euro e i fascisti nostalgici stanno tornando alla carica. Se vinceranno, manderanno a monte la più grande conquista sociale, politica e  culturale che il genere umano abbia mai sperimentato. Torneremo ad avere tante crimee ovunque, ed un futuro di guerre e violenze per i nostri figli. Allora io dagli economisti mi aspetto non solo articoli tecnici come questo (che pure sono utili), ma anche un supporto politico, e cioè una indicazione di come fare sì che l'Euro sia una forza per l'unità dell'Europa e non una sua debolezza.

Non mi risulta che, Italia a parte, che ha costituzionalizzato certe norme di origine internazionale, alcuno stato europeo abbia rinunciato alla sua sovranità nazionale: se lei lo dicesse a un Inglese, a un Francese o a un Tedesco, la guarderebbero perplessi, diciamo. Non a caso si dice oggi che a comandare in Europa siano più Berlino e Parigi che Bruxelles.

Non è che la CEE/UE sia la causa della pace in Europa. Semmai potremmo dire che la causa è la NATO (ovvero l'occupazione militare americana). In ogni caso è più corretto dire che la CEE/UE è un effetto della pace in Europa.

Che il federalismo prevenga le guerre è tutto da dimostrare: la Jugoslavia era uno stato federale, e sappiamo come è andata a finire; la Crimea godeva di un'autonomia paragonabile a quella di uno stato federato, e anche lì abbiamo visto che la gente ha mostrato di preferire la Russia dove c'è meno libertà che in Ucraina.

Il Manifesto di Ventotene, che coi suoi riferimenti alle "forze reazionarie" pare uno scritto satirico di Guareschi, è fondamentalmente basato su di un errore concettuale: che il nazionalismo sia l'anticamera del totalitarismo e/o dell'imperialismo. Che sia un errore basta guardare quanti stati ci sono in Europa in cui è forte il sentimento nazionale e che non si sono trasformati in dittature e né in stati imperialisti. Viceversa il nazionalismo ha operato a est in chiave liberatrice rispetto a costruzioni socialiste sovranazionali (si pensi ai paesi ex-URSS e ex-Patto di Varsavia).

Lei confonde sentimento nazionale con sovranità nazionale e nazionalismo, tre cose completamente diverse.

Se avere la stesssa moneta, stesse leggi, un parlamento in comune e assenza di frontiere non è rinunciare alla propria sovranità nazionale allora non capisco più il significato delle parole. Io sostengo che la rinucia spontanea alla propria sovranità nazionale, cosa che può essere fatta solo da regimi democratici, usando tra l'altro i referendum, è l'arma vincente contro il totalitarismo e le guerre.Questo non ha niente da vedere col federalismo imposto in modo autoritario. Se uno stato volesse uscire dalla comunità europea è libero di farlo, nessuno finirebbe come l'Ungheria o la Cecoslovacchia.

Diverso è il sentimento nazionale, inteso come senso di appartenenza ad una comunità omogenea, che è una cosa positiva e costruttiva e che ogni stato dovrebbe coltivare, inclusi quelli che ce l'hanno con la Germania e girano in Mercedes (io ho una Fiat stilo diesel con 280 mila km e va benissimo). Noi italiani avremmo proprio bisogno di più sentimento nazionale, per entrare in Europa a testa alta e senza complessi di inferiorità.

L'Europa ci insegna che democrazia e rinuncia alla sovranità nazionale sono le due armi vincenti contro le guerre e le dittature. Non mi ricordo un esempio di due democrazie che si siano fatte la guerra.

Quanto poi a considerare Spinelli e Rossi due pericolosi bolscevici per il linguaggio che usano, dimenticando che si sono fatti in due più di 35 anni di prigione e che successivamente hanno combattuto contro lo stalinismo,  negando il valore concettuale del loro contributo, mi sembra un po' superficiale, ma qui il discorso andrebbe fuori tema. Il nazionalismo autoritario, che necessita per la propria coesione della identificazione di un nemico esterno da combattere,  è l'anticamera di guerre e disastri, come negarlo?

- La sovranità nazionale si esplica in primo luogo (ma non solo) nell'avere una propria politica estera e di difesa. E lì, anche se l'Europa si definisce "Unione", di unito non c'è (quasi) niente, con l'eccezione della Ashton a cui vengono delegate questioni di politica estera di infima importanza.

- Al contrario ogni paese membro dell'UE ha mantenuto, non solo il diritto teorico di riappropriarsene un giorno, ma la pratica quotidiana della propria politica estera e di difesa. Anche qui, semmai, potremmo dire che al massimo la vera unione sono la NATO e il Patto Atlantico.

- Fatico a capire come il fare parte dell'UE sia per l'Italia un'arma contro il totalitarismo e la guerra, e come il fare parte dell'unione monetaria europea lo sia a maggior ragione: mi pare anzi che il noto deficit di democrazia che viene rimproverato alla costruzione europea sia un passo in direzione opposta. E il fatto che nel 2011 per alcuni paesi europei si sia parlato di commissariamento di fatto sia un ulteriore passo in direzione opposta. In quanto alla guerra non è certo la comune appartenenza di Italia, Francia, Austria e Slovenia all'UE a garantire la pace fra noi e loro, per fare un esempio.

- Un esempio di due democrazie che si sono fatte la guerra: Gran Bretagna e Finlandia durante la seconda guerra mondiale. Oppure, per venire ai giorni nostri, Russia e Ucraina.

Un esempio di due democrazie che si sono fatte la guerra: Gran Bretagna e Finlandia durante la seconda guerra mondiale. Oppure, per venire ai giorni nostri, Russia e Ucraina.

La Finlandia durante la seconda guerra mondiale fu invasa dall'URSS - nota democrazia.

Russia ed Ucraina non sono in guerra, e comunque sono democrazi sui generis

Interessante esercizio storico: quali sono gli esempi di due democrazie che si sono fatte guerra? L'unico che mi viene in mente e' Gran Bretagna-USA, war of 1812. 

Se conti il regno unito come democrazia (da quale anno?) qualche esempio dovrebbe spuntare :)

Siamo sicuri che nel 1812 USA e UK fossero democrazie come lo sono oggi?

Il 6 dicembre 1941 la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Finlandia. Così fecero Canada, Nuova Zelanda e Australia (e Sudafrica). La RAF non arrivò a bombardare Helsinki solo perché era fuori dalla sua portata, ma la Gran Bretagna dette un supporto materiale ai bombardamenti ivi fatti dall'Armata Rossa, e bombardò una base navale in territorio finlandese.

La Germania nel 1940 invase la Norvegia solo per anticipare una mossa analoga da parte della Gran Bretagna. E la Norvegia mica era d'accordo a essere invasa dai britannici...

Russia e Georgia nel 2008; Russia (e repubblica autonoma di Crimea) e Ucraina nel 2014: direi che Russia, Ucraina, Crimea e Georgia sono tutte e quattro degli stati (la Crimea lo è in senso lato) democratici, ancorché magari non "democrazie mature", come si suol dire. Cosa voglia dire, nelle parole di Giovanni Federico, "democrazie sui generis" non mi è chiaro, anche se sospetto che pure l'Italia un po' lo sia.

Serbia e Kosovo sono oggi entrambe democrazie di tipo vedi sopra: oggi non riscoppia la guerra, solo perché c'è la NATO sul campo.

Prima guerra mondiale: la Germania e l'Austria-Ungheria erano monarchie costituzionali con parlamenti eletti democraticamente, eppure fecero la guerra contro altri stati democratici come Gran Bretagna, Francia, USA e Italia.

Guerra civile americana: al di là degli schiavi, gli stati confederati e quelli unionisti erano democratici (visto che tali consideri USA e GB del 1812), e decisero di andare in guerra democraticamente.

Guerra anglo-boera: vedi sopra.

Diciamo che l'essere democratici è un contrappeso in più per i governi che scelgono la via bellica, dato che eventualmente devono convincere i rispettivi popoli, ma ciò non è necessariamente una garanzia. Ad esempio nel caso della Crimea è la gente che spinge il governo russo ad agire.

Quello che si può dire è che se due stati sono democratici, capitalisti, "occidentali" e i rispettivi cittadini commerciano liberamente fra loro, allora, di solito, non hanno nessun interesse a farsi la guerra.